interviste
Kaulonia Tarantella Festival Il Kaulonia Tarantella Festival 2026, tra tradizione e ricerca
È tutto pronto a Caulonia (Reggio Calabria) per il Kaulonia Tarantella Festival, manifestazione dedicata alla musica popolare calabrese che quest’anno giunge alla sua 28° edizione.
Il festival, che si avvale della direzione artistica di Mimmo Cavallaro, avrà luogo da mercoledì 19 a sabato 22 agosto e quest’anno avrà come filo conduttore il tema Suoni di pace per i concerti, gli incontri e le varie attività in programma: il Kaulonia Tarantella Festival vuole infatti promuovere valori come il dialogo e la pace; non a caso l’edizione è dedicata a Angelo Frammartino, giovane cooperante cauloniese ucciso a Gerusalemme vent’anni fa.
Il centro storico di Caulonia sarà animato da un fitto calendario di concerti, danze, workshop e momenti di incontro culturale.
Gli artisti saliranno sul palco di Piazza Mese: mercoledì 19 agosto aprirà il festival Delia Buglisi, preceduta da Zingari Felici, Francesco Giannini e Kantarè. Giovedì 20 agosto sarà invece la volta di
Cecè Barretta, artista molto legato alla tradizione musicale calabrese; inoltre, nella stessa serata si esibiranno anche la cantante bulgara Lidiya Koycheva con la Balkan Orchestra e Le Ninfe della Tammorra. Venerdì 21 agosto toccherà a Danilo Sacco, voce dei Nomadi dal 1993 al 2011; inoltre vi saranno tra gli ospiti musicali anche Andrea Bressi con Cantastorie e i Gimberiani e Carmen Floccari.
Per la serata finale di sabato 22 agosto arriverà infine Dolcenera che, oltre a proporre alcune canzoni del suo repertorio, si cimenterà in brani della tradizione calabrese con il direttore artistico Mimmo Cavallaro. In apertura il gruppo di musica etnica calabrese Gioia Popolare.
Insomma, anche quest’edizione del festival consentirà di viaggiare attraverso le sonorità popolari all’insegna di feconde contaminazioni tra generi, latitudini e generazioni diverse.
Le serate saranno tutte presentate da Marco Mauro e saranno tutte a ingresso gratuito.
Inoltre, sono in programma tanti incontri culturali e corsi gratuiti di musica e danza. In particolare, in Piazzetta SS. Rosario e in Piazza Mercato tutti giorni alle 18 vi saranno lezioni di strumenti come il tamburello, l’organetto, la chitarra battente, la lira calabrese e la zampogna, grazie al coordinamento del Conservatorio Statale di Musica Saverio Arlia di Nocera Terinese (Catanzaro).
In contemporanea, invece, in Piazza Seggio, si terranno i corsi di pizzica e tammurriata, a cura dei docenti di TarantArte di Bologna, e i corsi di tarantella calabrese reggina, a cura di Mimmo Giovinazzo e Tarantella No Stop.
Ci saranno inoltre le esibizioni dei suonatori tradizionali e la spettacolare sfilata Tarantella No Stop, guidata dai Giganti di Taurianova, simbolo del folklore calabrese e, nella giornata dei venerdì 21 agosto, dalla Fanfara Fiorita di Rombiolo, sotto la direzione e l’organizzazione di Mimmo Giovinazzo.
Invece alle 19:30 tutti i giorni l’Affresco Bizantino ospiterà incontri e approfondimenti sul tema del festival, Suoni di pace.
Si partirà mercoledì 19 agosto con un incontro dedicato a Zaleuco, Tommaso Campanella e alla legge del ritmo; è prevista inoltre la presentazione della Rete Festival Corto Circuito Sound.
Si proseguirà giovedì 20 agosto con Taras Gruppo Corapl, mentre venerdì 21 agosto, invece, è in programma un evento dedicato a Gabriele Albanese, Silent Sound, la voce nascosta delle piante.
Infine, sabato 22 agosto si ricorderà Angelo Frammartino grazie alle testimonianze di chi l’ha conosciuto in un evento dedicato alla memoria e al dialogo sociale, intitolato Il Mediterraneo che unisce: Il ruolo della cultura mediterranea come strumento di pace.
Il Kaulonia Tarantella Festival è organizzato dal Comune di Caulonia con il contributo della Città Metropolitana di Reggio Calabria e della Presidenza del Consiglio Regionale della Calabria.
Abbiamo rivolto alcune domande a Mimmo Cavallaro, per approfondire la storia del festival, le scelte artistiche di quest’anno, l’importanza di valorizzare la musica popolare attraverso una conoscenza profonda oltre le “mode”, coniugando tradizione e ricerca, e tanto altro ancora.
Mescalina: Il Kaulonia Tarantella Festival è giunto alla sua 28° edizione: cosa ha consentito a questa manifestazione di essere così longeva e ci sono state comunque talora difficoltà da superare?
Mimmo Cavallaro: Ventotto edizioni sono un traguardo importante, soprattutto per un festival che nasce in un piccolo centro della Calabria e che ha scelto di costruire la propria identità intorno alla musica popolare. Credo che la longevità del Kaulonia Tarantella Festival dipenda innanzitutto dal rapporto che si è creato con il territorio e con il pubblico. Il festival non è mai stato soltanto una successione di concerti: negli anni è diventato un luogo d'incontro, di ritorno, di condivisione. Ci sono persone che organizzano le proprie vacanze per esserci e generazioni diverse che si ritrovano a Caulonia.
Naturalmente le difficoltà non sono mancate. Organizzare una manifestazione di queste dimensioni significa confrontarsi ogni anno con risorse economiche, logistica, programmazione e con la necessità di rinnovarsi senza perdere la propria identità. Ma probabilmente è proprio questa capacità di resistere, adattarsi e continuare a credere nella cultura popolare come qualcosa di vivo che ci ha permesso di arrivare alla ventottesima edizione.
Mescalina: Come è cambiato il Kaulonia Tarantella Festival nel corso degli anni?
Mimmo Cavallaro: È cresciuto insieme alla musica popolare calabrese. All'inizio c'era soprattutto l'esigenza di riportare al centro una tradizione che per molto tempo era stata considerata quasi marginale. Oggi quella musica ha conquistato palchi importanti e un pubblico molto più ampio, e anche il festival si è evoluto.
Abbiamo cercato di aprirci sempre di più all'incontro tra linguaggi, generazioni e culture del Mediterraneo, senza però perdere il legame con le nostre radici. Accanto ai concerti sono diventati sempre più importanti i corsi, gli incontri, i momenti di approfondimento e il rapporto diretto tra artisti, musicisti e pubblico. La tarantella rimane il cuore della manifestazione, ma intorno a quel cuore abbiamo costruito uno spazio culturale più ampio.
Mescalina: In che direzione sta andando la musica popolare in Calabria e in generale in Italia? C’è particolare bisogno di valorizzare le tradizioni, anziché limitarsi a una spettacolarizzazione superficiale, e fornire le vetrine adeguate alla canzone in dialetto?
Mimmo Cavallaro: La musica popolare sta vivendo una fase interessante perché c'è una nuova attenzione verso le radici, soprattutto da parte delle giovani generazioni. Il rischio, però, esiste: quando una tradizione torna ad avere successo può diventare una moda e ridursi a pochi elementi immediatamente riconoscibili. La tradizione è qualcosa di molto più complesso.
Per me valorizzarla significa conoscerla profondamente e poi avere anche il coraggio di trasformarla. Non dobbiamo mettere la musica popolare sotto una campana di vetro, ma neppure svuotarla del suo significato per renderla semplicemente spettacolare. Lo stesso vale per il dialetto. Cantare in dialetto non significa rivolgersi a un pubblico più piccolo: significa utilizzare una lingua che possiede suoni, immagini e una capacità narrativa che l'italiano non sempre può sostituire. Se una canzone è autentica, può arrivare anche a chi quel dialetto non lo comprende parola per parola.
Servono quindi vetrine capaci di dare dignità a questa musica e, soprattutto, occasioni nelle quali tradizione e ricerca possano dialogare. Il Kaulonia Tarantella Festival vuole essere una di queste.
Mescalina: Il festival include anche corsi gratuiti di musica e danza. In particolare, ogni giorno alle 18, in Piazzetta SS. Rosario e in Piazza Mercato si terranno delle lezioni di strumenti tradizionali quali il tamburello, l’organetto, la chitarra battente, la lira calabrese e la zampogna, coordinate dal Conservatorio Statale di Musica Saverio Arlia di Nocera Terinese (Catanzaro). Che tipo di partecipazione registrate di solito a queste lezioni gratis? Quale tipo di pubblico è più curioso? Giovani musicisti, oppure?
Mimmo Cavallaro: È uno degli aspetti del festival a cui teniamo maggiormente, perché permette di passare dall'ascolto alla partecipazione. Vedere un concerto può accendere una curiosità, ma prendere in mano un tamburello, un organetto, una chitarra battente, una lira o avvicinarsi alla zampogna significa entrare fisicamente dentro quella cultura.
La partecipazione è molto trasversale. Ci sono giovani musicisti che vogliono approfondire strumenti che magari conoscono solo indirettamente, persone che arrivano da altre regioni, appassionati e anche semplici curiosi. E ci sono bambini e ragazzi che spesso rappresentano la sorpresa più bella. La gratuità è importante proprio perché elimina una barriera e consente a chiunque di provare.
Quest'anno, inoltre, il coordinamento del Conservatorio Statale di Musica Saverio Arlia dà un valore ulteriore all'iniziativa: significa mettere in comunicazione la trasmissione tradizionale, fondata per secoli sull'oralità, con lo studio e la formazione musicale. È un incontro che considero molto importante per il futuro di questi strumenti.
Mescalina: Questa edizione è dedicata ad Angelo Frammartino, a vent'anni dalla sua scomparsa a Gerusalemme. Ogni giorno alle 19:30 Affresco Bizantino ospiterà incontri e approfondimenti dedicati al tema Suoni di pace, mentre il 22 agosto, infine, è previsto proprio un evento dedicato alla memoria e al dialogo sociale Il Mediterraneo che unisce: Il ruolo della cultura mediterranea come strumento di pace, che comprenderà testimonianze e racconti di quanti hanno conosciuto Angelo Frammartino. Come è nata questa scelta e quale tipo di contributo alla riflessione sulla pace e sul dialogo pensate che possa offrire?
Mimmo Cavallaro: Ricordare Angelo Frammartino a vent'anni dalla sua scomparsa significa prima di tutto ricordare un giovane che aveva scelto concretamente il dialogo, l'incontro e l'impegno per la pace. Ci è sembrato importante che un festival come il nostro, che mette insieme migliaia di persone attraverso la musica, non rimanesse indifferente davanti a un messaggio di questo tipo.
Il Mediterraneo può essere raccontato come un confine che divide oppure come uno spazio che unisce. Noi abbiamo scelto la seconda prospettiva. Le culture mediterranee si sono formate attraverso incontri, contaminazioni, migrazioni, scambi di lingue, ritmi e strumenti. La musica ce lo dimostra continuamente.
“Suoni di pace” nasce da questa idea: utilizzare la cultura non per dare risposte semplici a questioni enormemente complesse, ma per creare occasioni di ascolto. Il 22 agosto, attraverso le testimonianze di chi ha conosciuto Angelo e la riflessione sul Mediterraneo, vorremmo riportare al centro soprattutto il valore umano del dialogo. In un festival si viene per stare insieme, e proprio questo stare insieme può diventare un gesto culturale importante.
Mescalina: Tra gli ospiti di quest’anno c’è la cantante bulgara Lidiya Koycheva con la Balkan Orchestra: c’è un filo sottile che pensi possa collegare la musica balcanica alla tradizione calabrese?
Mimmo Cavallaro: Più di un filo. Il Mediterraneo e i Balcani sono territori attraversati nei secoli da popoli e culture diverse e nella musica rimangono le tracce di questi incontri. Naturalmente ogni tradizione conserva caratteristiche proprie, ma esistono affinità nell'energia ritmica, nel rapporto tra musica e danza, nella dimensione comunitaria della festa e anche in determinati colori vocali e strumentali.
Lidiya Koycheva e la Balkan Orchestra rappresentano molto bene questa possibilità di incontro. Mi interessa l'idea che il pubblico possa riconoscere qualcosa di familiare dentro una musica apparentemente lontana. Quando le tradizioni sono vive non hanno paura di incontrarsi: dialogano, si contaminano e proprio attraverso il confronto riescono a mostrare ancora meglio la propria identità.
Mescalina: Sul palco del Kaulonia Tarantella Festival saliranno anche molte altre artiste come Delia Buglisi, le Ninfe della Tammorra e Dolcenera: come mai la scelta è caduta proprio su di loro e cosa aspettarsi dalla reinterpretazione di Dolcenera di alcune canzoni della canzone calabrese proprio con il direttore artistico?
Mimmo Cavallaro: La presenza di artiste come Delia Buglisi, le Ninfe della Tammorra e Dolcenera risponde alla volontà di mettere sullo stesso palco sensibilità e percorsi differenti. La musica popolare non è un genere chiuso: può incontrare voci, esperienze e linguaggi diversi e da questi incontri possono nascere cose molto interessanti.
Con Dolcenera, in particolare, abbiamo pensato a un incontro vero con il repertorio calabrese, non a una semplice ospitata. È un'artista con una personalità vocale e musicale molto forte, capace di entrare in una canzone e restituirla attraverso la propria sensibilità. L'idea di reinterpretare insieme alcuni brani della tradizione e della canzone calabrese nasce proprio dalla curiosità di vedere cosa accade quando due mondi musicali si incontrano senza che uno debba rinunciare alla propria identità.
Credo che il pubblico possa aspettarsi qualcosa di originale e, soprattutto, di irripetibile: uno di quei momenti che acquistano senso proprio perché nascono sul palco di un festival. Ed è anche questo il compito della direzione artistica: non limitarsi a mettere in fila dei nomi, ma provare a creare incontri.
Mescalina: L'anima del Kaulonia Tarantella Festival 2026 in tre aggettivi.
Mimmo Cavallaro: Popolare, mediterranea, viva.
Link:
Ufficio stampa: Parole e Dintorni