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Intervista Terry Evans - Mr. Mississippi Magic
Terry Evans

Terry Evans

Mr. Mississippi Magic


14/05/2007 - di Massimo Baraldi

      
  Mr. Mississippi Magic
      Intervista TERRY EVANS

di Massimo Baraldi

Se qualcuno fosse venuto a dirmi che un giorno mi sarei ritrovato a chiacchierare con Terry Evans, bè, non gli avrei mai creduto: di voci come la sua, in giro non è che ce ne siano poi tante! Classe 1944, Terry si lasciò alle spalle la stessa Vicksburg che diede i natali a Willie Dixon per cominciare la meravigliosa avventura musicale che, oltre ad una ormai trentennale collaborazione con Ry Cooder, lo avrebbe portato al fianco di artisti del calibro di John Lee Hooker, John Fogerty, Joan Armatrading e una serie infinita di altri.
Terry è un gigante della musica nera, e lo è in tutti i sensi … la sua stazza è impressionante almeno quanto la voce che si ritrova, e basta trovarselo davanti per capire da dove gli venga il soprannome "Mississippi Magic".
Incontro Terry in occasione della sua partecipazione alla rassegna "Musica in Collina", poco prima del concerto olgiatese che lo vede sul palco in compagnia di Ken Scandlyn (chitarra, armonica e voce), Kenny Dew (basso e voce) e Phil Bloch (batteria). Quello che segue è quanto ci siamo detti.


Mescalina: Leadbelly disse che "nessun bianco conosce il blues, perché non hanno nulla di cui preoccuparsi". È ancora vero? Cosa significa cantare il blues, oggi?
Terry Evans: Esistono diversi modi di interpretarlo … anni fa le persone percepivano il blues come un tipo di musica "depresso", ora è semplicemente una forma d'arte musicale e possiede un suo equilibrio. Ora il blues è per tutti, è libero di essere apprezzato da chiunque. Oggi il blues è cresciuto, rispetto a ieri.

Mescalina: C'è voluta quella che è conosciuta come la "British Invasion" per ricondurre l'audience americana alle proprie origini e dare nuova vita ai suoi eroi semi-dimenticati: i nomi e le canzoni di Josh White, Sonny Boy Williamson, J.B. Lenoir e Muddy Waters (tra gli altri) furono improvvisamente conosciuti in tutto il mondo. Come lo spieghi? Quei ragazzi sbarcati dal Vecchio Continente non erano che un mucchio di teppisti dall'animo blues, ma hanno cambiato il mondo musicale!
Terry Evans: Qui in Europa hanno scoperto un tipo di musica che non era familiare alle loro orecchie, lo hanno apprezzato, hanno imparato a suonarlo e, se c'è una ragione dell'apertura del blues al mondo intero, sta nel fatto che i giovani musicisti europei l'hanno esposto alle masse, al grande pubblico. Il considerarlo per lungo tempo un genere musicale "depresso" lo aveva reso poco popolare, ma adesso è completamente aperto. Voglio dire, ora abbiamo molti festival blues che attraggono centinaia di migliaia di persone. È una buona cosa, lo è davvero … anche perché io sono coinvolto in prima persona (ride)!

Mescalina: Hai cominciato cantando il gospel in chiesa e so che non ti era permesso avere a che fare col blues … com'era essere un bluesman a quei tempi?
Terry Evans: Bè, io non è che mi considerassi propriamente un bluesman allora. Da ragazzino ho cominciato col gospel, ma poi son passato al doo-wop delle formazioni vocali, che non è blues. Ho studiato il soul di Sam Cooke, ascoltando nel frattempo tutte le leggende del blues: Leadbelly, Bukka White, John Lee Hooker, Howlin' Wolf, Elmore James. Amavo la musica in un modo speciale, è così che ho finito col trovarmi davvero coinvolto, ma tuttora non penso a me stesso come ad un bluesman … non in senso stretto, almeno. Sono molti i territori musicali che ho esplorato … con "The Coasters" ho cantato brani come "Yakety Yak" o "Charlie Brown", e quello era considerato rock'n'roll. Ho amato autori come Elvis Presley, Chuck Berry e tutti i rockers del tempo. Sai, per tutta la vita ho apprezzato ogni genere musicale … il country ad esempio. La musica è solo musica per me. La gente ascolta musica pensando alle etichette, ma a me va bene tutta quanta.

Mescalina: Il tuo stile vocale ha un sapore ricco, sofisticato, estremamente sensuale: mi chiedo quali artisti ti abbiano influenzato e se Bobby "Blue" Bland sia tra questi.
Terry Evans: Sì, lo è … ma, come ti dicevo prima, sono molti gli artisti che mi hanno ispirato. E li amo tutti.

Mescalina: La lista delle tue collaborazioni è quasi infinita: John Lee Hooker, Ry Cooder, John Fogerty … com'è stato suonare con alcune delle leggende della musica americana?
Terry Evans: È stato bello e molto interessante, perché possedevano tutti un talento raro e ho imparato da loro. E inoltre ho avuto modo di tirar su qualche soldo (ride), perciò è stata un'ottima cosa!

Mescalina: Hai incontrato molte persone nella tua vita: ce n'è una che è stata particolarmente significativa per te, che ti ha lasciato un segno?

Terry Evans: In molti mi hanno lasciato un segno e non c'è un personaggio che, nella mia mente, emerga in modo particolare. Ho avuto modo di incontrare tanti artisti che apprezzo davvero, che amo profondamente.

Mescalina: Che mi dici di Ry Cooder, come uomo? Sono circa 30 anni che collabori con lui …
Terry Evans: Sì, ho conosciuto Ry Cooder nel 1975 e dal 1976 ho cominciato ad accompagnarlo in tour. Lui possiede una mente musicale davvero ingegnosa e un grande talento. Ha tanta musica dentro di sé, quell'uomo è una leggenda.

Mescalina: "Fire in the feeling", il tuo ultimo album, è una sorprendente miscela di ballate soul, blues tradizionale, atmosfere sudiste. Ti va di parlarne?
Terry Evans: Ci sono persone, autori, promoters, produttori e altro, che mi propongono continuamente dei brani … "Fire in the feeling" contiene musica alla quale ero legato in quel particolare momento, alcuni pezzi sono miei, altri li ho scelti tra quelli ricevuti. Non direi che questo album sia migliore di "Like a Hurricane", "Mississippi Magic" o altri che lo hanno preceduto, ma è rappresentativo di dove mi trovavo quando l'ho registrato, musicalmente parlando. La gente mi manda molte canzoni e sono aperto a questo, non sono legato solo a ciò che scrivo. In giro ci sono un sacco di ottimi autori e artisti pieni di idee brillanti, non mi va di chiudere la mia mente: se sento un buon pezzo, qualcosa in grado di "accendermi", semplicemente voglio interpretarlo.

Mescalina: "La musica hip-hop è ok ma ferisce le mie orecchie ogni volta che la sento", queste sono le tue parole in "Racket in the room" … se guardi all'attuale scena musicale, cosa vedi?
Terry Evans: La musica hip-hop ha in sé un sacco di informazioni valide, ma è suonata ad un volume che a volte è proprio difficile da sopportare. Non c'è nulla che non vada nei contenuti, quelli sono a posto … solo è dura per le orecchie. È una bella forma di espressione musicale, strettamente legata ad altri generi: c'è il blues e anche il soul nel groove che ne supporta il linguaggio. La musica è davvero buona e altrettanto si può dire dei messaggi, ma sul volume proprio non ci siamo!

Mescalina: E, parlando più in generale, pensi vi sia ancora spazio per il blues o il rock all'interno dell'attuale scena musicale?
Terry Evans: Io dico che c'è un po' di confusione … sai, in giro per il mondo trovi una cosa come 7.000 festival blues, in grado di attrarre centinaia di migliaia di persone: una moltitudine! Eppure, dal punto di vista radiofonico, non si tratta di musica mainstream: è la percezione che hanno di essa, in quanto non supportata dai loro canali. C'è qualcosa di magico in questo, perché al blues sono dedicati più festival che a qualunque altro tipo di musica … e qui sta la magia: è sopravvissuto lo stesso. Ma qualunque cosa significhi sopravvivere in questi anni, dobbiamo certo ringraziare anche l'interesse dimostrato da tanti giovani artisti europei … sarà sempre qualcosa di diverso a portare avanti la musica. Penso che il blues faccia parte della corrente della vita, ora. Sopravviverà.

Mescalina: Hai cantato in "My name is Buddy", il nuovo album di Ry Cooder, nel quale l'artista esplora le radici della musica americana. Molti altri stanno muovendosi in quella direzione, da Springsteen a Van Morrison: come spieghi questo rinnovato interesse per la musica roots?
Terry Evans: Penso che dietro a tanto interesse ci siano ragioni commerciali. Mettere insieme artisti diversi è un forte richiamo commerciale. È una cosa positiva, certo, forse non si tratta solo di business … ma temo che sia la ragione principale. Certo, potrei sbagliarmi.

Mescalina: Terry, c'è qualcosa che vorresti aggiungere?
Terry Evans: Vorrei dire che la musica è una bella cosa. La musica è il collante che unisce personalità diverse e porta gioia e amore nella vita delle persone. Per quel che mi riguarda, come artista e come uomo, voglio che la musica sia parte della mia esistenza finché vivo. E vorrei chiedere alla gente di non abbandonarla: continuate ad amare la vostra musica, perché è una cosa buona.

Mescalina: È uno dei nostri tesori …
Terry Evans: Lo è. Lo è davvero.

Olgiate Comasco (CO), 29 marzo 2007
Massimo Baraldi

www.massimobaraldi.it