interviste
Marco Grompi e Michele Fortis Il mio amico è nessuno (feat. Volwo) è il primo video da DIECI CANZONI PER CENA: ecco l'intervista!
Laura Bianchi: Innanzitutto grazie per avere accettato di parlare del nuovissimo disco e del primo video, Il mio amico è nessuno. Qual è stato il primo spunto che ha fatto nascere la collaborazione con De Fina, alias Volwo, per questa canzone?
Marco Grompi: Conosco Pasquale De Fina dai tempi in cui era chitarrista della primissima band di Cristina Donà (1997). Ci siamo frequentati e abbiamo collaborato a lungo nel corso degli anni e, qualche tempo fa, ho potuto assistere alla nascita di questa canzone, Il mio amico è nessuno, durante le registrazioni di un album a nome Volwo. Dato il tema, le parole e la struttura (ideale per un’interpretazione a due voci) e considerando che Pasquale stava co-producendo con noi queste Canzoni per cena (e che questa sua canzone era ancora rimasta inedita), gli abbiamo chiesto di regalarcela.
L.B.: Nel testo ci sono immagini molto poetiche, come “il cielo di mille colori” o “abitare tra il sole e la luna"; nel video sono state rese in modo diverso. Come avete lavorato coi due giovani registi?
M.G.: Abbiamo conosciuto il lavoro di due giovani studenti registi bergamaschi, Giacomo Locatelli e Davide Mecca, tramite la rete di amicizie e conoscenze dei nostri figli, loro coetanei. Ci piaceva moltissimo l’idea di affidare la rappresentazione di una di queste Dieci canzoni per cena a uno “sguardo giovane” e siamo felicissimi che loro abbiano accettato la proposta. Hanno scelto loro il brano da interpretare filmicamente secondo la loro sensibilità e troviamo bellissimo che nella loro rappresentazione visiva de Il mio amico è nessuno (peraltro l’unico brano dell’album, insieme a Scrivi il tuo nome, non scritto da noi) abbiamo potuto essere degli attori che interpretiamo noi stessi, oggi uomini maturi, ma visti attraverso gli occhi, l’obiettivo, l’immaginazione e la sensibilità di due amici poco più che ventenni.
Michele Fortis: C’è un po’ la sfida di consegnare un brano che nasce da una relazione amicale particolare e vissuta, a giovanissimi che forse iniziano ad interrogarsi sul senso degli incontri.
L.B.: Nel disco che sta per uscire che ruolo ha per voi il tema dell’amicizia?
M.G.: Direi che è alla base dell’intero lavoro. Tutto l’album è fondato, ispirato e realizzato sull’amicizia. Non solo quella tra di noi, inclusi i musicisti che vi hanno partecipato: valori come l’amicizia, lo scorrere del tempo, l’amore, gli affetti, le vicinanze, i dubbi, le esperienze, i sogni, le disillusioni, l’autenticità delle relazioni… sono tutti temi che ritornano nelle varie canzoni.
M.F.: Magari è scattato anche quel senso di protezione verso un valore così caratterizzante delle nostre vite (che si incrociano da decenni), nei confronti di una società che facilmente vira verso l’individualismo e il consumo veloce di ogni cosa!
L.B.: C’è un messaggio particolare che volete trasmettere a chi ascolta il disco, che è ricco di temi importanti?
M.G: Il messaggio sono queste canzoni: il senso dovrebbe essere tutto dentro le parole e la musica. Noi siamo soltanto i “cuochi” di queste dieci canzoni per cena, che sono state preparate con sincerità e con l’esperienza dei nostri rispettivi vissuti. Come per certi ristoranti, quello che davvero conta (e, alla lunga, ne misura l’effettivo valore e gradimento) è il passaparola.
M.F.: Sono d’accordo. Spero di non esagerare, se sento che mi nobiliti e gratifichi l’idea di poter essere stati strumenti espressivi di emozioni più grandi di noi, partorite da un junghiano inconscio collettivo.
L.B.: Il disco comprende brani composti recentemente, a differenza del precedente. Cosa ha fatto nascere in voi l'esigenza di tornare a scrivere?
M.G.: Queste nuove canzoni sono venute da sé, senza preavviso né pianificazione, durante la realizzazione dell’album Winterflowers, una raccolta di brani che avevamo scritto 30-40 anni fa e che, da allora, erano (per vari, e talora anche per noi, insondabili motivi) rimasti nel cassetto. Scrivere e cantare in italiano risponde a un’esigenza di comunicazione più diretta, immediata e, possibilmente, più matura e ricca di sfumature, grazie alle maggiori possibilità che la nostra lingua offre.
M.F.: C’è poi anche l’urgenza di dire e suonare la vita che accade, così densa di spunti da essere solo in parte rappresentabile. D’altra parte cosa può fare un artista?
L.B.: Spiegate ĺa presenza dell'unica cover, il Lucio Battisti di E già. Cosa vi ha spinti a scegliere questo pezzo?
M.G.: Sono sempre stato colpito dal messaggio e dalle atmosfere di questa canzone, Scrivi il tuo nome, fin da quando uscì in apertura di quell’album “alieno” di Battisti del 1982, ovvero il suo primo lavoro senza i testi di Mogol, nonché il primissimo LP italiano interamente prodotto con l’impiego di computer e campionamenti. Con Paz De Fina e Fulvio Monieri (amico e cantante/bassista leggendario, purtroppo scomparso lo scorso maggio, durante i missaggi dell’album) abbiamo pensato a un arrangiamento ritmico e armonico che partisse da un approccio radicalmente diverso dall’originale e che contenesse e rispecchiasse le sensibilità e i background musicali di ognuno di noi, esaltandone l’impetuosità e l’urgenza esortativa del testo. Ovviamente è anche un omaggio a uno degli artisti italiani più geniali di tutti i tempi (per quel che mi riguarda: il più grande di tutti, nonostante i testi di Mogol...).
M.F.: Sinceramente ho fatto quello che mi ha chiesto di fare Marco… ma facendolo mi sono riconosciuto pienamente nello scriversi (o iscriversi) alla vita facendo anche “un passo fuori”.
L.B.: Le sonorità si rifanno ai grandi cantautori italiani, ma uno dei vostri punti di riferimento è Neil Young. Come conciliate queste due fonti di ispirazione?
M.G.: Ovviamente Neil Young è un riferimento importante, ma certamente non l’unico. Io traggo ispirazione da una moltitudine di artisti diversissimi e di musiche lontanissime tra loro, anche nel tempo. Quando scrivo canzoni tendo soltanto ad esprimere o interpretare le mie emozioni attraverso un linguaggio (verbale e musicale) che più mi appartiene, che più mi viene naturale (certamente anche per assimilazione) e in cui mi posso riconoscere.
M.F.: Sono stato “vaccinato” alla vita con Gaber e poi con Fossati, introdotto al mistero dal cugino Alberto e buttato nel fuoco della spietata quotidianità da Dalla e Conte. Young mi ha dato, insieme a Crosby, Van Morrison, John Martyn, Joan Armatrading e James Taylor, il gusto del potere evocativo inarrestabile del suono.
L.B.: È previsto un tour di presentazione del disco?
M.G.: Definirlo tour sarebbe ridicolo, pretenzioso e addirittura fuorviante. Già a partire dal nuovo anno faremo dei concerti in cui presenteremo le nostre canzoni e racconteremo le nostre storie e la nostra realtà, nei contesti e con il supporto dei musicisti che la nostra condizione di reale e oggettiva “indipendenza artistica” ci consentiranno. Li annunceremo man mano sui nostri canali social.
M.F.: Sarà bello avere la possibilità, spero con frequenza, di aprire canali di comunicazione speciali con pochi o tanti che siano; donare il nostro modo di essere musicisti e autori…e godere di ciò che rimbalza e si arricchisce in altre persone.
L.B.: Intanto, gustiamoci il video e le canzoni, in uscita il 12 dicembre...grazie!
Links:
Bandcamp: https://rusties1.bandcamp.com/music
YouTube: https://www.youtube.com/@marcogrompigrumpyarchives2801
Facebook: https://www.facebook.com/GrompiFortisWINTERFLOWERS
Instagram: https://www.instagram.com/winterflowersband/