Marco Grompi e Michele Fortis

interviste

Marco Grompi e Michele Fortis Il mio amico è nessuno (feat. Volwo) è il primo video da DIECI CANZONI PER CENA: ecco l'intervista!

10/12/2025 di Laura Bianchi

#Marco Grompi e Michele Fortis#Italiana#Canzone d`autore

Sta per uscire il nuovo album a nome Marco Grompi & Michele Fortis, DIECI CANZONI PER CENA: è un lavoro di taglio cantautorale, differente dal precedente. Infatti, oltre a essere in italiano, contiene canzoni scritte in questi mesi, più una cover di Battisti, mentre Winterflowers era composto da brani scritti decenni fa. L’album sarà disponibile su tutte le piattaforme digitali a partire dal 12 dicembre su etichetta Tube Jam Records (distr. Believe Digital), ed è corredato da un video di Il mio amico è nessuno (feat. Volwo). Ne abbiamo approfittato per sentire il punto di vista dei due autori.

Laura Bianchi: Innanzitutto grazie per avere accettato di parlare del nuovissimo disco e del primo video, Il mio amico è nessuno. Qual è stato il primo spunto che ha fatto nascere la collaborazione con De Fina, alias Volwo, per questa canzone?

Marco Grompi: Conosco Pasquale De Fina dai tempi in cui era chitarrista della primissima band di Cristina Donà (1997). Ci siamo frequentati e abbiamo collaborato a lungo nel corso degli anni e, qualche tempo fa, ho potuto assistere alla nascita di questa canzone, Il mio amico è nessuno, durante le registrazioni di un album a nome Volwo. Dato il tema, le parole e la struttura (ideale per un’interpretazione a due voci) e considerando che Pasquale stava co-producendo con noi queste Canzoni per cena (e che questa sua canzone era ancora rimasta inedita), gli abbiamo chiesto di regalarcela.

L.B.:    Nel testo ci sono immagini molto poetiche, come “il cielo di mille colori” o “abitare tra il sole e la luna"; nel video sono state rese in modo diverso. Come avete lavorato coi due giovani registi?

M.G.: Abbiamo conosciuto il lavoro di due giovani studenti registi bergamaschi, Giacomo Locatelli e Davide Mecca, tramite la rete di amicizie e conoscenze dei nostri figli, loro coetanei. Ci piaceva moltissimo l’idea di affidare la rappresentazione di una di queste Dieci canzoni per cena a uno “sguardo giovane” e siamo felicissimi che loro abbiano accettato la proposta. Hanno scelto loro il brano da interpretare filmicamente secondo la loro sensibilità e troviamo bellissimo che nella loro rappresentazione visiva de Il mio amico è nessuno (peraltro l’unico brano dell’album, insieme a Scrivi il tuo nome, non scritto da noi) abbiamo potuto essere degli attori che interpretiamo noi stessi, oggi uomini maturi, ma visti attraverso gli occhi, l’obiettivo, l’immaginazione e la sensibilità di due amici poco più che ventenni.

Michele Fortis: C’è un po’ la sfida di consegnare un brano che nasce da una relazione amicale particolare e vissuta, a giovanissimi che forse iniziano ad interrogarsi sul senso degli incontri.

L.B.: Nel disco che sta per uscire che ruolo ha per voi il tema dell’amicizia?

M.G.: Direi che è alla base dell’intero lavoro. Tutto l’album è fondato, ispirato e realizzato sull’amicizia. Non solo quella tra di noi, inclusi i musicisti che vi hanno partecipato: valori come l’amicizia, lo scorrere del tempo, l’amore, gli affetti, le vicinanze, i dubbi, le esperienze, i sogni, le disillusioni, l’autenticità delle relazioni… sono tutti temi che ritornano nelle varie canzoni.

M.F.: Magari è scattato anche quel senso di protezione verso un valore così caratterizzante delle nostre vite (che si incrociano da decenni), nei confronti di una società che facilmente vira verso l’individualismo e il consumo veloce di ogni cosa!

L.B.: C’è un messaggio particolare che volete trasmettere a chi ascolta il disco, che è ricco di temi importanti?

M.G: Il messaggio sono queste canzoni: il senso dovrebbe essere tutto dentro le parole e la musica. Noi siamo soltanto i “cuochi” di queste dieci canzoni per cena, che sono state preparate con sincerità e con l’esperienza dei nostri rispettivi vissuti. Come per certi ristoranti, quello che davvero conta (e, alla lunga, ne misura l’effettivo valore e gradimento) è il passaparola.

M.F.: Sono d’accordo. Spero di non esagerare, se sento che mi nobiliti e gratifichi l’idea di poter essere stati strumenti espressivi di emozioni più grandi di noi, partorite da un junghiano inconscio collettivo.

L.B.: Il disco comprende brani composti recentemente, a differenza del precedente. Cosa ha fatto nascere in voi l'esigenza di tornare a scrivere?

M.G.: Queste nuove canzoni sono venute da sé, senza preavviso né pianificazione, durante la realizzazione dell’album Winterflowers, una raccolta di brani che avevamo scritto 30-40 anni fa e che, da allora, erano (per vari, e talora anche per noi, insondabili motivi) rimasti nel cassetto. Scrivere e cantare in italiano risponde a un’esigenza di comunicazione più diretta, immediata e, possibilmente, più matura e ricca di sfumature, grazie alle maggiori possibilità che la nostra lingua offre.

M.F.: C’è poi anche l’urgenza di dire e suonare la vita che accade, così densa di spunti da essere solo in parte rappresentabile. D’altra parte cosa può fare un artista?

L.B.: Spiegate ĺa presenza dell'unica cover, il Lucio Battisti di E già. Cosa vi ha spinti a scegliere questo pezzo?

M.G.: Sono sempre stato colpito dal messaggio e dalle atmosfere di questa canzone, Scrivi il tuo nome, fin da quando uscì in apertura di quell’album “alieno” di Battisti del 1982, ovvero il suo primo lavoro senza i testi di Mogol, nonché il primissimo LP italiano interamente prodotto con l’impiego di computer e campionamenti. Con Paz De Fina e Fulvio Monieri (amico e cantante/bassista leggendario, purtroppo scomparso lo scorso maggio, durante i missaggi dell’album) abbiamo pensato a un arrangiamento ritmico e armonico che partisse da un approccio radicalmente diverso dall’originale e che contenesse e rispecchiasse le sensibilità e i background musicali di ognuno di noi, esaltandone l’impetuosità e l’urgenza esortativa del testo. Ovviamente è anche un omaggio a uno degli artisti italiani più geniali di tutti i tempi (per quel che mi riguarda: il più grande di tutti, nonostante i testi di Mogol...).

M.F.: Sinceramente ho fatto quello che mi ha chiesto di fare Marco… ma facendolo mi sono riconosciuto pienamente nello scriversi (o iscriversi) alla vita facendo anche “un passo fuori”.

L.B.: Le sonorità si rifanno ai grandi cantautori italiani, ma uno dei vostri punti di riferimento è Neil Young. Come conciliate queste due fonti di ispirazione?

M.G.: Ovviamente Neil Young è un riferimento importante, ma certamente non l’unico. Io traggo ispirazione da una moltitudine di artisti diversissimi e di musiche lontanissime tra loro, anche nel tempo. Quando scrivo canzoni tendo soltanto ad esprimere o interpretare le mie emozioni attraverso un linguaggio (verbale e musicale) che più mi appartiene, che più mi viene naturale (certamente anche per assimilazione) e in cui mi posso riconoscere.

M.F.: Sono stato “vaccinato” alla vita con Gaber e poi con Fossati, introdotto al mistero dal cugino Alberto e buttato nel fuoco della spietata quotidianità da Dalla e Conte. Young mi ha dato, insieme a Crosby, Van Morrison, John Martyn, Joan Armatrading e James Taylor, il gusto del potere evocativo inarrestabile del suono.

L.B.: È previsto un tour di presentazione del disco?

M.G.: Definirlo tour sarebbe ridicolo, pretenzioso e addirittura fuorviante. Già a partire dal nuovo anno faremo dei concerti in cui presenteremo le nostre canzoni e racconteremo le nostre storie e la nostra realtà, nei contesti e con il supporto dei musicisti che la nostra condizione di reale e oggettiva “indipendenza artistica” ci consentiranno. Li annunceremo man mano sui nostri canali social.

M.F.: Sarà bello avere la possibilità, spero con frequenza, di aprire canali di comunicazione speciali con pochi o tanti che siano; donare il nostro modo di essere musicisti e autori…e godere di ciò che rimbalza e si arricchisce in altre persone.

L.B.: Intanto, gustiamoci il video e le canzoni, in uscita il 12 dicembre...grazie!

 

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