A PHP Error was encountered

Severity: Warning

Message: getimagesize(https://www.mescalina.it/foto/musica/interviste/old/big/intervista_678.jpg): failed to open stream: HTTP request failed! HTTP/1.1 404 Not Found

Filename: controllers/musica.php

Line Number: 977

Intervista Marian Trapassi -
Marian Trapassi

Marian Trapassi


10/02/2003 - di Christian Verzeletti
Dalla Sicilia al Veneto, Marian Trapassi ne ha fatta di strada e non c'è dubbio che ha trovato quella giusta per andare verso il rock. Marian e il suo esordio "Sogno verde" sono una speranza, non solo nelle preferenze di Mescalina.
Ecco la nostra chiacchierata con quella che la stampa ha definito "un'altra rockeuse di classe dopo Carmen Consoli"

  
    Interviste:


                  
Marian Trapassi

Dalla Sicilia al Veneto, Marian Trapassi ne ha fatta di strada e non c'è dubbio che ha trovato quella giusta per andare verso il rock. Marian e il suo esordio "Sogno verde" sono una speranza, non solo nelle preferenze di Mescalina.
Ecco la nostra chiacchierata con quella che la stampa ha definito "un'altra rockeuse di classe dopo Carmen Consoli"


Mescalina: Ciao Marian, prima di tutto complimenti per “Sogno verde”, un disco davvero spesso, che non sembrerebbe affatto un esordio. Tu quanto lo hai atteso e coltivato?
Marian Trapassi: Direi che ho atteso di più l’idea di realizzare un disco in generale più che questo in particolare, perchè alla fine, dal momento in cui abbiamo deciso di farlo, i tempi sono stati abbastanza veloci.

Mescalina: Come sono nato le canzoni di “Sogno verde”?
Marian Trapassi: In “Sogno Verde” molte canzoni sono nate dall’entusiasmo del lavoro che stava nascendo, quindi si sono salvati pochissimi brani che avevo già. Di solito compongo al pianoforte concentrandomi sulla melodia, il testo arriva quasi contemporaneamente e a volte mi dà una direzione su tutto.

Mescalina: È la tua prima registrazione ufficiale o avevi già fatto altri tentativi? Insomma, quanta “gavetta” ti sei fatta?
Marian Trapassi: Penso di aver cominciato come tanti in cantina, al liceo ho avuto il mio primo gruppo, nessuno di noi sapeva suonare, ma avevamo la pretesa di creare musica originale, e così sono andata aventi con questa pretesa fino ad adesso, imparando il mestiere di “cantante” passo dopo passo. Sia con i primi gruppi che da sola avevo già inciso alcune canzoni in varie compilations.

Mescalina: Mi sembra che, sia per la produzione che per gli arrangiamenti, Simone Chivilò sia stato una presenza fondamentale. Come vi siete incontrati?
Marian Trapassi: Ci siamo incontrati al “Tenco”, lui era lì con Massimo Bubola per presentare “Diavoli e Farfalle”. Abbiamo pensato di cominciare a lavorare insieme a questo progetto poco dopo, cercando di rispettare le esigenze artistiche di entrambi. All’apparenza poteva sembrare complicato, vista anche la distanza geografica, ma alla fine è stato più semplice del previsto.

Mescalina: Oltre a lui, sul disco sono presenti anche Piero Trevisan, Alessandro Simonetto e Moreno Marchesin, tutti della band di Massimo Bubola. Come ti trovi con loro?
Marian Trapassi: Simone ha sempre lavorato con loro ed è stato facile suonare insieme. Con alcuni è nata una maggiore sintonia, in particolare con Moreno (Marchesin – batterista) con il quale stiamo facendo dei live in trio, quasi per esprimere e sperimentare in musica questa forte affinità. Mescalina: Avevi già in mente “Sogno verde” in questa forma o qualcosa poi nel lavoro con loro ha portato a superare le tue intenzioni? Penso agli inserti di programming o agli archi, per esempio.
Marian Trapassi: Più o meno l’idea era questa, è chiaro che sperimentare in studio durante l’arrangiamento dei brani è stata la parte più esaltante del lavoro, e ci ha portato a soluzioni impreviste.




Mescalina
: Nel disco ci sono dei passaggi fortemente rock e anche dei momenti acustici: in quale dei due ti senti meglio rappresentata e quale preferisci dal vivo?

Marian Trapassi: Mi riconosco in entrambe le situazioni. In questo momento mi piace fare concerti con chitarra acustica e batteria.

Mescalina: “Sogno che è vero e quasi ci credo / sogno davvero e quasi ti vedo / è un sogno che ha dormito profondamente / e si risveglia adesso nella mia mente”: le parole iniziali di “Sogno verde” sembrano quasi voler dichiarare tutto il lavoro che sta dietro al disco e il modo in cui è nato, o perlomeno con cui sta arrivando al pubblico. Marian Trapassi era un nome sconosciuto che piano piano sta salendo nella considerazione della critica e del pubblico. Tu come ti vedi?
Marian Trapassi: Mi fa piacere che dal mio testo hai colto esattamente il senso di questo lavoro e mi piacerebbe anche che la mia musica arrivasse in punta di piedi ma profondamente, così come io mi vedo camminare in questo momento. Di solito non mi piacciono le cose dichiarate spudoratamente, ma preferisco scoprirle a poco a poco, me ne affeziono quasi gelosamente… ed è così che vorrei arrivarze agli altri come un’amica che conosci piano piano, ma di cui ti puoi fidare nel tempo.

Mescalina: Da dove vieni?… so che sei diplomata all’Accademia delle Belle Arti a Palermo…
Marian Trapassi: Ufficialmente ho studiato Arte, che rimane una mia grande passione anche se non gli dedico più tanto tempo, gli studi musicali li ho fatti privatamente e seguendo vari corsi e seminari in giro .

Mescalina: Quanto hai lavorato sulla tua voce?
Marian Trapassi: Studiare canto mi ha aperto molte possibilita di espressioe ed una coscienza sullepotenzialità del mio strumento, non si finisce mai di imparare perchè si lavora con noi stessi e col proprio corpo.E’ un lavoro che mi dà un equilibrio e una ricerca continua al tempo stesso.

Mescalina: E al rock come ci sei arrivata?
Marian Trapassi: Da buona isolana ho avuto sempre la convinzione che le cose bisogna cercarle, andarsele a prendere, così anche per la musica ho cercato in varie direzioni stimoli e modelli, mi picciono le cose più disparate, ma sicuramente ho assorbito la lezione dei cantautori inglesi e americani, sono cresciuta ascoltando i dischi di mia sorella (J. Mitchell, L. Cohen, J. Baez, P.Smith, ecc…) e poi successivamente ho ascoltato gli italiani, De Gregori in particolare. Adesso ascolto di tutto, mi piacciono artisti come Ani Di Franco, Tori Amos, David Gray che più che altro mi danno dei riferimenti di vita, attraverso un filo continuo che non separi mai il vissuto dalla musica.

Mescalina: Ascoltando “Sogno verde” mi è venuto da pensare ad Ani DiFranco, ma anche ad Aimee Mann per certi arrangiamenti d’archi, di violino e violoncello. Eppure c’è anche una componente italiana che emerge da alcune canzoni.
Marian Trapassi: Non dimenticarti che sono italiana (!) e che alla fine la nostra cultura fa parte di noi stessi, ci sono comunque degli artisti italiani che ho ascoltato e che mi piacciono, e soprattutto mi esprimo in italiano, lingua che ti porta comunque ad usare la melodia in una certa direzione dandoti una suggestione più immediata .

Mescalina: … comunque anche i tuoi testi adottano una forma che non è facile trovare qua in Italia: di nuovo penso alle cantautrici americane come Tori Amos o Ani DiFranco. In modo meno politicizzato di quest’ultima, però adotti lo stesso modo scarno di andare in profondità, di scandagliare l’interiorità.
Marian Trapassi: Cerco di usare un linguaggio apparentemente semplice dove ogni parola può assumere un significato ambivalente, uno più superficiale e uno più profondo, È qualcosa che faccio molto per me stessa, scivere mi ha aiutato a crescere e a conoscermi. Solitamente i miei testi nascono da momenti di vita, da ciò che mi accade, quasi un fermarmi a riflettere. Cerco di evocare sensazioni , ricordi, attraverso piccole immagini, lasciando spazio a chi ascolta per ricostruire il discorso. Penso comunque che tutto può avere un messaggio politico, anche interrogarsi su se stessi, cercare di avere una coscienza propria delle cose che viviamo e che ci circondano, anche le più banali.

Mescalina: Scrivi spesso dell’avere e dell’essere all’interno della relazione … penso a canzoni come “Camurria”, “Essere”, “Per averti qui” e “Come (la mia unica debolezza)” … a proposito, che cosa significa “Camurria”?
Marian Trapassi: “Camurria “ è un termine dialettale palermitano, che si usa spesso per indicare qualcosa che ti tormenta, che ti infastidisce e deriva dalla parola “camola”, che è una specie di insetto (tipo zecca,o peggio), che appunto si attacca e che difficilmente si riesce a scacciare via. Per quanto riguarda l’avere e l’essere …forse ne parlo rispetto alle relazioni interpersonali; a volte funzionano come degli specchi in cui riflettersi, in cui apparire come siamo in quel momento, e cosa vogliamo avere da noi stessi…

Mescalina: “Sogno verde” sembra il disco di un’artista che sa già esattamente dove andare e come far crescere la sua musica. Tu come ti senti? Come vedi il tuo futuro?
Marian Trapassi: Sicuramente so dove non voglio andare!!! Scherzi a parte, la musica si porta dietro la mia vita e viceversa per cui c’è sempre un’evoluzione in tutto quello che si fa. Cerco comunque di rimanere concentrata per evitare inutili dispersioni e di essere onesta con me stessa, mantenendomi vicina e coerente con quelle che sono le mie idee sull’autenticità di un discorso artistico. Parto da questo pensando al mio futuro.

Mescalina: Hai in mente qualcosa o hai già qualche canzone per il prossimo disco?
Marian Trapassi: Sto già lavorando a nuove canzoni per il prossimo disco, a cui stavolta voglio dedicarmi con più serenità e forse meno impeto.

Mescalina: Che effetto ti hanno fatto gli elogi importanti di “Repubblica”, di “Musica!” e di tanta altra stampa illustre che ha apprezzato il tuo disco?
Marian Trapassi: E’ chiaro che sono contenta di questo!! Mi lusinga e a volte mi responsabilizza molto il parere degli altri, e mi dà altra linfa per continuare la mia strada.

Mescalina: A noi il tuo disco è arrivato poco dopo quello di Lara Martelli: pur con le dovute diversità, i vostri dischi hanno avuto lo stesso impatto … altro che emergenti! Finalmente anche in Italia qualche voce femminile che fa del rock, senza giocare con la propria femminilità e con facili sentimentalismi. Eppure dai vostri dischi emerge una femminilità forte, essenziale, anche sensuale, ma mai banale. Quanto a fondo devi andare dentro di te per scrivere una canzone o per fare un disco?
Marian Trapassi: Conosco poco Lara Martelli, l’ho vista al MEI e apprezzo il suo discorso musicale. Sicuramente non ho mai puntato sulla femminilità o sulla sensualità, col mio lavoro cerco solo di essere come sono senza caricare niente che possa essere ammiccante, o al contrario cadere in quel clichè che vuole le donne che fanno rock particolarmente aggressive e quindi poco femminili.E’ anche vero che artiste come Patty Smith o Any Di Franco non si può dire che non siano sensuali sul palco, anche se non si vestono come delle “veline”! Scrivere ti porta necessariamente a guardarti dentro a metterti in gioco e riflettere alla fine sul messaggio che comunque arriverà agli altri. Spesso questa analisi continua mi è servita molto, altre volte può essere anche faticosa.

Mescalina: Quanto vivi di musica? Immagino che non sia facile stare a Palermo ed avere la band, il produttore e l’etichetta in Veneto, no?
Marian Trapassi: Vivo di musica completamente. Ho sempre girato molto per poter fare la mia musica, e, forse anche per carattere, non mi piace star ferma, la cosa non mi spaventa, anzi mi stimola, a volte può essere faticoso, lo ammetto .

Mescalina: Ti sta cambiando qualcosa questo “Sogno verde”? Perché questo titolo?
Marian Trapassi: “Sogno verde” è un disco che si è realizzato colorandosi di verde, colore che ho assunto come simbolo del Veneto. Questo lavoro mi ha dato tante soddisfazioni e sopratutto ha segnato una tappa per cominciare ad esserci …

Mescalina: Sarei veramente curioso di sentirti dal vivo, sei in tour?
Marian Trapassi: Stiamo facendo continuamente delle date in giro per l’Italia ... ti farò sapere quando saremo dalle tue parti.

Mescalina: Di solito le interviste si concludono con saluti ed auguri, ma mi sembra che tu non ne abbia poi tanto bisogno … poi magari poi ti portano sfiga … piuttosto spero di vederti presto in concerto!

Marian Trapassi Altri articoli