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Intervista Andrea Parodi -
Andrea Parodi

interviste

Andrea Parodi

05/02/2003 di Christian Verzeletti

#Andrea Parodi#Emergenti

Abbiamo incontrato Andrea Parodi, un giovane di cui dire "emergente" è già riduttivo. Questa chiacchierata ci ha confermato quanto gli orizzonti di Andrea siano aperti sia sulla tradizione italiana che su quella americana, e non solo…
  
    Interviste:


                  
Andrea Parodi Abbiamo incontrato Andrea Parodi, un giovane di cui dire "emergente" è già riduttivo. Questa chiacchierata ci ha confermato quanto gli orizzonti di Andrea siano aperti sia sulla tradizione italiana che su quella americana, e non solo…
Mescalina: Andrea, allora cosa ti ha portato e cosa ti sta portando di buono “Le piscine di Fecchio”?
Andrea Parodi: Mi ha permesso di uscire dal guscio, di suonare in tante città e far conoscere la mia musica … Il contatto con la gente è sicuramente la cosa più preziosa e arricchente che mi ha portato.

Mescalina: La prima cosa che mi è balzata all’occhio nel vedere il cd, è stato il nome di Bocephus King, un musicista e un personaggio a suo modo enorme, anche se ancora poco conosciuto rispetto al suo spessore. Come vi siete incontrati?
Andrea Parodi: E’ successo 3 anni fa, quando lui venne in Italia a suonare la prima volta insieme ai Rigalattos per presentare il disco “A small good thing”. Passò anche da Cantù e in quel periodo io collaboravo ad un quotidiano locale, così ci incontrammo per una intervista in un ristorante di Milano e in quell’occasione suonai per lui qualche canzone. Fu entusiasta e mi propose di raggiungerlo a Vancouver per incidere il mio disco. Vidi questa cosa come un attimo fuggente da cogliere e così il settembre seguente presi l’aereo per il Canada.

Mescalina: Quanto è stato importante questo incontro per il tuo sviluppo e per la tua carriera?
Andrea Parodi: E’ stato importante sotto tutti i profili. Bocephus King è un artista vero e vivere un mese in casa con lui mi ha permesso di conoscere il suo mondo da vicino, non soltanto da un punto di vista musicale. La notte stavamo alzati a guardare film o ad ascoltare vecchi dischi e tra noi è scattato fin da subito un feeling speciale e adesso mi viene difficile separare le due cose. Per me è una sorta di fratello maggiore che mi ha insegnato tantissime cose.

Mescalina: Che tipo di esperienza è stata registrare là?
Andrea Parodi: Un’esperienza unica, anche perché è l’ultimo lavoro che i Rigalattos hanno fatto insieme. Era una band straordinaria, molto affiatata. Siamo entrati in studio soltanto l’ultima settimana delle quattro che ho passato a Vancouver. Non avevamo praticamente mai suonato le canzoni con la band ma ogni singolo musicista si è calato magistralmente nella parte e ci ha messo tanta passione. La sintesi del gusto personale di ognuno e della guida di Bocephus King, unico regista del tutto, è il segreto del sound di questo disco. Ero molto spaventato, era la prima volta che entravo in uno studio di registrazione, ma mi hanno messo subito a mio agio dicendomi di incidere delle tracce guida, chitarra e voce, sulle quali poi avremmo studiato gli arrangiamenti. E invece poi abbiamo tenuto tutto, solo ne Il Killer del Tennessee ho ricantato alla fine. Questo e anche la mancanza di un metronomo che scandisse e obbligasse il tempo hanno contribuito a far sì che il disco, con tutti i suoi difetti, abbia il pregio di suonare in modo sincero, spontaneo, quasi umorale.

Mescalina: Raccontaci qualche aneddoto …
Andrea Parodi: Gli aneddoti sono tantissimi… Il giorno dopo che sono arrivato in Canada Bocephus King si è sposato e mi sono catapultato da subito in una dimensione quasi onirica. Mi sembrava di vivere in un film e scrivevo tutto in una sorta di diario di bordo che pubblicavo sul mio sito e sul quotidiano per cui scrivevo. Le prime notti facevo fatica a dormire e prendevo la sua chitarra, una vecchia L’Arriveè fatta a mano e andavo a suonarla in riva all’oceano. Dopo un paio di notti Bocephus King vedendomela suonare disse che quella chitarra ormai mi apparteneva e me la regalò. E’ la chitarra che si sente nel disco e con la quale suono tuttora dal vivo. Le cose da raccontare sarebbero tantissime, dalla sera in cui mi è venuto a prendere all’aeroporto e mi ha fatto visitare tutta Vancover su un vecchio furgone Ford di quelli che avevo visto solo nei film, alle notti passati in piccoli locali dove suonavano musica jazz da farti venire la pelle d’oca a mangiare il gumbo della Lousiana … è stata un’sperienza bellissima, una storia che mi porterò dentro per sempre, la storia di una grande amicizia soprattutto.

Mescalina: Immagino che avrai suonato con Bocephus anche dal vivo, no?
Andrea Parodi: Sì, abbiamo suonato un paio di concerti insieme in un locale a Vancouver che si chiamava Silvertone, se non ricordo male e anche negli Stati Uniti, a Point Roberts, un paese unico, circondato per ¾ dall’oceano e per ¼ dal Canada, eppure negli States, dove la gente è cresciuta coi dischi di John Prine e degli ACDC … Un mix abbastanza inusuale … Poi sono tornato in Canada nell’estate del 2001 e abbiamo suonato insieme diverse volte, una sera anche nel mitico Railway Club di Vancouver, un locale nel quale si sono esibiti personaggi del calibro dei Los Lobos, Taj Mahal, Radiohead, KD Lang … In Italia infine abbiamo diviso il palco molto spesso e in particolare nel novembre del 2001 abbiamo fatto una tournèe acustica di 18 date accompagnati dal chitarrista Paul Rigby.






Mescalina
: Sul tuo disco, compare la sua band al completo, una sorta di gemellaggio … mi sembra che i Rigalattos abbiano dato una forte impronta a “Le piscine di Fecchio” …
Andrea Parodi: Le canzoni erano già tutte pronte, ma non avevo idea di quello che sarebbe successo una volta entrati in studio di registrazione. In alcune il marchio di Bocephus King è molto evidente. Per esempio, nella canzone “Padre” c’è un riff che si ripete e ci era venuto in mente la notte prima che si sposasse. Per paura di perderlo Bocephus King lo ha memorizzato nella sua segreteria telefonica. Fino al giorno in cui abbiamo inciso “Padre” chi chiamava a casa sentiva il riff della canzone. Anche “La neve nel tempo” è profondamente cambiata grazie al genio di Bocephus King. Era un pezzo molto lento e riflessivo in principio, che avevo quasi paura ad inserire nel disco (i brani che ho portato erano 14 e 3 sarebbero stati tagliati, pensavo che “La neve nel tempo” sarebbe stata una delle sacrificate …). E invece Bocephus mi ha detto assolutamente che sarebbe stato divertentissimo lavorare su questa canzone e che alla fine ci avrebbe fatto ballare. E così è stato a tal punto che è diventato il brano di apertura del disco, nonostante i suoi 7 minuti …

Mescalina
: A mio modo di vedere sono il lavoro delle voci e il suono del vibrafono a determinare di più il suono, a renderlo più originale. E poi c’è una cura strumentale per gli arrangiamenti che non è da poco.
Andrea Parodi: Sono molto felice dell’osservazione che hai fatto. E’ una cosa curiosa, in Canada il disco è piaciuto molto soprattutto per l’uso della voce mentre in Italia ho ricevuto diverse critiche. Ma i motivi sono facilmente deducibili. Il nostro obiettivo era quello di fare un disco che fosse vero, come i vecchi dischi di Dylan o di Van Morrison, beh, io non ho la fortuna di avere una voce del genere, ma come si usava fare da quelle parti, non abbiamo messo alcun effetto, riverbero o altro sulla voce. Sono cresciuto ascoltando i dischi di Townes Van Zandt, Steve Earle, John Prine e questa scelta è stata del tutto naturale. Il vibrafono sicuramente ha contribuito a rendere il suono ancora più originale, così come i suoni delle chitarre elettriche che, chissà perché, dall’altra parte dell’oceano suonano in modo completamente diverso. E’ vero anche che mi sono portato una moca del caffè da casa in Canada, ho usato credo del Lavazza qualità rossa e niente da fare, quel poco di caffè che è salito era davvero imbevibile …

Mescalina: Io mi sento elettrizzato solo al pensiero di un’esperienza come la tua …
Andrea Parodi: Sì, è stato davvero un sogno che si è avverato. In 5 giorni abbiamo fatto tutto e poi siamo andati a mixarlo negli studi di Craig Waddle, un personaggio molto noto a Vancouver, che ha lavorato con Bryan Adams, ACDC e Sarah McLaughan. Quando sono tornato in Italia col master ero convinto che la parte più difficile era stata fatta e che mi restava trovare un’etichetta discografica che lo pubblicasse. E questa cosa non si è mai avverata, è stato abbastanza frustrante, ad un certo punto mi sembrava di girare a vuoto e rischiavo di tenermi questo disco solo per me. Così dopo un anno e mezzo mi sono deciso ad autoprodurlo.

Mescalina: L’ottusità e la chiusura alla musica dei discografici italiani sembra ogni volta più incredibile … tutti non fanno che ripeterlo, eppure fare un disco di rock qua rimane un po’ come riuscire a fare del buon caffè in America … alla fine come riesci a distribuire il disco?
Andrea Parodi: La distribuzione in realtà può non essere un grosso problema. Io ad esempio sono riuscito ad avere un aggancio con la IRD e anche la VENUS era interessata, ma il vero problema è legato alla promozione, perché senza di questa diventa quasi impossibile far conoscere e distribuire il cd. Il canale più forte per far conoscere la propria musica diventa il concerto dove si può avere un contatto privilegiato col pubblico e la maggior parte dei cd autoprodotti vengono venduti proprio durante le serate live. Infine diventa importantissimo riuscire a ritagliarsi degli spazi in alcune emittenti radiofoniche che magari hanno dei programmi in palinsesto in grado di ospitarti; così come sono altrettanto preziose recensioni, interviste che quotidiani, riviste specializzate e siti internet ti concedono. Fare un buon disco rischia di essere la cosa più semplice, poi bisogna farsi in mille per cercare di farlo conoscere…

Mescalina: Nel tuo sito parli di una certa Cantouver, c’è poi qualche affinità tra la tua Cantù e la Vancouver del tuo fratello americano?
Andrea Parodi: Credo che siano due città così lontane, diverse ... Vancouver è una città multietnica, dove, forse anche perché di fatto non esiste un sentimento di nazionalismo canadese, le culture si mischiano e valorizzano a vicenda. E’ una città del futuro e Cantù, la Brianza in genere è molto chiusa, fredda e diffidente … Vivo un rapporto di amore e odio con la mia città, che sotto alcuni aspetti considero speciale. Un sentimento contraddittorio che forse una città come Vancouver non ti lascia provare. Una città tanto bella quanto astratta quella canadese; avevo paura a volte di trovarmi davvero sul set di un film e che se fossi entrato in una casa a scelta l’avrei trovata vuota. Cantù è una città particolare, troppo grande per essere un paese e troppo piccola per essere una vera città. E piccola di mentalità soprattutto, come anche Como del resto ed è un grosso peccato perché è una città che si è contraddistinta per tanti meriti, dal mobile al merletto, alla pallacanestro e quest’anno credo che vinceremo lo scudetto … Sicuramente tra Vancouver e Cantù ci sono delle affinità paesaggistiche, i laghi, le montagne vicine, anche il clima è abbastanza simile. Vancouver è una città che amo, una seconda casa ormai, così come credo lo sia Cantù e l’Italia per Bocephus King. Sono due città lontanissime, ma sicuramente ora c’è un ponte che le unisce …

Mescalina: Allo stesso modo mi sembra che accosti il tuo background italiano con la tradizione del grande rock americano: da una parte De Andrè, Bubola e i cantautori italiani, dall’altra Dylan, Townes Van Zandt. Una specie di cerchio che si chiude, se pensiamo che gli stessi nostri cantautori avevano cominciato traducendo gli illustri colleghi americani e che ora giovani come te percorrono questo percorso in senso inverso arrivando allo stesso punto.
Andrea Parodi: Ho iniziato da bambino ad ascoltare le cassette di Fabrizio De Andrè e Francesco De Gregori. Prima di scoprire il grande rock e la canzone d’autore americana, ho avuto una lunga parentesi beatlesiana e rollingstoniana … ma da li a poco conobbi ed approfondii i songwriters d’oltreoceano … Merito anche di un piccolo negozio di dischi che c’è qui a Cantù, il “Musik Maker” di Fred … Ricordo che a 15 anni comprai in un colpo solo “American Fool” di John Cougar, “Guitar Town” di Steve Earle e un disco di John Prine. Rimasi folgorato … Ma non ho mai smesso di ascoltare De Andrè, De Gregori, Lolli e così come ho cercato di scrivere canzoni in uno stile che potesse sintetizzare insieme questi due mondi apparentemente diversi e mi sono imbattuto in una cosa che mi piace molto che è quella di tradurre. Tradurre canzoni che amo, canzoni che come “Carolina” arrivi a sentire tue.

Mescalina: Mi sembra che la tua scrittura porti con sè diverse sfumature: quella da cantastorie, o meglio da storyteller, come in “Carolina” o in “Killer del Tennessee”, dove racconti di episodi vissuti e di personaggi ben precisi, più o meno immaginari, direi folk. Poi il lato più poetico ed esistenziale che ti fa usare immagini per riflettere sul tempo, sulla morte, sulla perdita, con toni nostalgici, quasi crepuscolari. È così?
Andrea Parodi: Sì, certamente. E’ vero anche che il disco in questione è il primo ed unico finora e quindi raccoglie tanti anni di musica … Ci sono canzoni che ho scritto a 17 anni e altre a 24, è normale che emergano anime diverse …

Mescalina: E anche un lato ironico, come in “Storie d’altri tempi” con l’incontro tra Gesù Cristo e John Lennon, e più scanzonato, penso a “Calabrisella mia”, fortemente immersa nella tradizione popolare …
Andrea Parodi: “Storie d’altri tempi” per esempio è una delle primissime canzoni che ho scritto, risente ancora dell’influenza beatlesiana, almeno nel testo, ma nel modo in cui è raccontato è sicuramente più vicina allo stile ironico di John Prine che iniziavo a conoscere in quegli anni. “Calabrisella mia” … beh la musica popolare è un’altra dimensione fondamentale a cui faccio riferimento, da quella di Woody Guthrie alla nostra …

Mescalina: Trovo molto riuscite le tue canzoni più scure, anzi più oscure, come “Le piscine di Fecchio”, con la chitarra nera e la cera che cola … i due personaggi a cui alludi sono Steve Earle e Lucinda Williams?
Andrea Parodi: Sì, è riferito a loro… Ho scritto quella canzone una notte dopo aver ascoltato per qualche giorno lo splendido “Car wheels on a gravel road” di Lucinda Williams al quale proprio Steve Earle aveva contribuito a dare un suono davvero incredibile. Ero davanti a queste fantomatiche piscine di Fecchio, che un tempo erano un grazioso complesso turistico, con ristorante, balera, campeggio … e adesso è rimasta soltanto una luce al neon ancora accesa, qualche vetro rotto, qualche siringa in terra e un pazzo armato che si crede ancora il custode e che vive all’interno … Stavo li a fissare al buio questo posto a 3 minuti da casa mia, ma in quel momento mi sembrava di essere in un’altra dimensione e così è nata questa canzone … L’immagine della cera che cola rimanda a delle sensazioni forte legate al tatto e all’olfatto, che sono i sensi della memoria …

Mescalina: In generale, “Le piscine di Fecchio” mi sembra un disco che fa i conti col passare del tempo, e soprattutto con l’infanzia, non credo che certi rimandi dei testi e le foto del booklet siano casuali.
Andrea Parodi: Il tempo è sicuramente uno dei protagonisti del disco. Così come la nostalgia, la malinconia, i colori dell’autunno, la pioggia di novembre e, come hai sottolineato, i ricordi dell’infanzia. Anche se ho solo 27 anni vivo fortemente nel passato … nella copertina del disco ci sono due mie immagini, una di oggi e una di quando avevo 3 anni, con una molletta di legno in mano, seduto sul pavimento di legno nella casa di parenti a Sondrio. Me lo ricordo bene quel giorno, l’attimo di quella foto, ricordo soprattutto l’odore del legno e il tatto della molletta … Nelle canzoni che scrivo cerco di rievocare queste immagini …

Mescalina: Fa impressione vederti ragazzino con la chitarra e ora quasi adulto a suonare qualcosa di tuo con musicisti considerati grandi.
Andrea Parodi: Fa impressione anche a me…

Mescalina: Queste canzoni trasmettono un’atmosfera molto “invernale” e “crepuscolare”, posso dire così? Anzi se posso azzardare, ha certe atmosfere che mi ricordano la poesia del Carducci: il sapore del vino, l’uva, le campane, la notte, tutti elementi che fai comparire spesso.
Andrea Parodi: Grazie, è un accostamento molto bello.
Ti riporto in anteprima una parte del testo di una canzone che ho appena scritto e che farà parte del mio prossimo album, si chiama “Pressappoco trentanni” …

Profumo di caldarroste e pugni chiusi
Uno scialle di nebbia che ti pesa sulle spalle
Non sei stanca di rincorrerti in quello specchio?
I minuti passano più lenti degli anni
E intanto suonano le campane di San Michele
Ma oggi ha deciso che non si farà trovare
E si scopre piano piano
Si scopre piano piano
Che non deve più andar via

Com’è difficile avere pressappoco trentanni
E come sei difficile tu da capire
Sento le cucine dei ristoranti del corso ogni volta che si fa sera
Stringo ancora più forte i pugni ma solo dentro alle tasche
Stringo ancora più forte i pugni ma solo, solo
Ti sanguina il labbro ogni volta che la fiera ti chiama
E chini il capo e non c’è più nessuno
Con cui parlare della rivoluzione

E se pedali più forte ti sembra quasi di non sentire il lamento
Il pallone scroscia sul campetto tra le foglie arrugginite
Poco distante si è fermato lo sguardo di lei
Su di un piccione ferito tra Garibaldi e la fontana
E si rovesciano per terra le borse della spesa
E dopo il fischio del treno, si fermano le campane
E tutto è come prima


Mescalina: Questa è un’anteprima! … ora so che sei in tour e che stai facendo anche qualche data con Sandro e Marino dei Gang, come va? Altro incontro fondamentale?
Andrea Parodi: Sicuramente un incontro importantissimo. Anche in questo caso oltre all’affinità musicale e alla condivisione comune di idee e di gusti personali è scattato un feeling, un’amicizia che è la cosa più preziosa e che fa funzionare questo divertentissimo esperimento. Stiamo portando in giro uno spettacolo acustico suddiviso in 5 set, con una jam finale in cui rileggiamo oltre ai nostri brani, canzoni di De Andrè, Guccini e De Gregori…

Mescalina: Ma dal vivo hai una band tua?
Andrea Parodi: Dal vivo suono quasi sempre in dimensioni acustiche e mi faccio accompagnare dal fisarmonicista Flaviano Braga e dal chitarrista Aldo Guarisco. Ma spesso la formazione si allarga e si può unire un violino, un basso, delle percussioni…

Mescalina: E per il prossimo disco con chi suonerai?
Andrea Parodi: Il prossimo disco sarà nuovamente prodotto da Bocephus King e suonato dalla sua band. L’idea però è di registrarlo a seguito della sua prossima tournèe qui in Italia in modo da poter coinvolgere diversi ospiti, dai Gang a Claudio Lolli e tanti altri… Sicuramente la fisarmonica di Flaviano Braga avrà un ruolo predominante. Di recente abbiamo registrato “Suzanne” di Leonard Cohen nella versione di De Andrè proprio per un doppio cd tributo al grande poeta genovese. Bocephus King ha suonato in Canada chitarra, basso e percussioni e poi mi ha spedito la base sulla quale ho aggiunto la mia voce e la fisa. Ne è venuta una versione davvero splendida, un po’ alla Daniel Lanois …

Mescalina: Hai già idee o qualcosa di pronto?
Andrea Parodi: I brani sono praticamente tutti pronti. Si tratta di un concept album dal titolo “Soldati”. Ci saranno anche qui 2 traduzioni, una probabilmente è “Gallo del Cielo” di Tom Russell col quale entrerò in studio di registrazione a fine mese e l’altra è “The Partisan” di Leonard Cohen e l’idea è di coinvolgere Victoria Williams in un duetto … Poi ci sono diverse canzoni che ormai suono regolarmente dal vivo come “Pane, arance e fortuna”, “Formia ha Gaeta ma Gaeta Formia non ha” e “Hotel Est”… Se tutto va bene il disco sarà pronto a maggio.

Mescalina: Un altro effetto confortante è stato l’aver ricevuto e ascoltato “Le piscine di Fecchio” più o meno in contemporanea con i dischi di Davide Buffoli, Lorenzo Bertocchini, Daniele Gozzetti, Stardog, tutti ”ragazzi” del Nord che, pur in modi diversi, si rifanno al rock americano. In un certo senso, questo mi riempie di speranza.
Andrea Parodi: Tra l’altro sono quasi tutti amici… In particolare Davide Buffoli, col quale abbiamo iniziato giovanissimi ad aprire i concerti dei grandi cantautori americani… Abbiamo suonato in duo per un paio d’anni …

Mescalina: D’altronde attingere alla tradizione è sempre stato anche per i grandi l’unico modo di trovare quel qualcosa di nuovo che fosse la propria via, la propria voce, insomma un suono originale e riconoscibile.
Andrea Parodi: Sì, sono perfettamente d’accordo. E l’ispirazione arriva proprio dalla vita di tutti i giorni e dall’aver ascoltato tanta e tanta buona musica e l’aver visto una miriade di film … Poi ci sono le esperienze personali, ma ogni singola componente è fondamentale a determinare il risultato finale.

Mescalina: Non posso che augurarti buona continuazione e … keep on rockin’!