A PHP Error was encountered

Severity: Warning

Message: getimagesize(https://www.mescalina.it/foto/musica/interviste/old/big/intervista_2990.jpg): failed to open stream: HTTP request failed! HTTP/1.1 404 Not Found

Filename: controllers/musica.php

Line Number: 977

Intervista Gang - I custodi della terra
Gang

Gang

I custodi della terra


04/06/2006 - di Maurizio Pratelli

      
     I custodi della terra
         Intervista ai Gang

Non ci poteva essere occasione migliore di un disco come "Il seme e la speranza" per tornare a parlare con Marino e Sandro Severini. La loro è una storia che continua a germogliare e a dare frutti importanti, anche se il prodotto nazionale lordo si determina ormai in base ad altro.
Noi abbiamo voluto i Gang in copertina per questo giugno 2006 proprio perché le idee e le storie che nascono dalla terra meritano di essere più che mai custodite e coltivate.


Mescalina: Per arrivare al nuovo disco, "Il seme e la speranza", volevo ripartire da "Le radici e le ali" : sono passati quindici anni, i veri "banditi senza tempo, sembrate voi.
Gang: Questo non lo so, quindici anni fa c'era una realtà diversa da quella attuale, sia dal punto di vista politico sia da quello sociale e culturale. Era un disco sofferto, il primo disco in italiano, l'esperienza precedente era finita. Oggi c'è lo stesso senso dell'impresa, il nuovo album appartiene ancora alla terra, al grande umanesimo contadino. Anche se i metodi sono più poveri rispetto alle incisioni di "Le radici e ali", quello che conta è l'idea, il progetto, lo spirito comune, e non come viene realizzato.

Mescalina: Anche se il vero esordio dei Gang era quasi un tributo alla musica dei Clash, Joe Strummer rimane un vostro faro, insieme a Billy Bragg
Gang: Era un disco legato alla scena di Macerata, ai cinque anni di esperienze live. Insomma le ultime schegge della rivoluzione punk.

Mescalina: Che ha però dato vita a tre album in inglese …
Gang: Sì, "Barricata" era però un disco già più ambizioso, anche con pochi mezzi a disposizione affrontava tutti gli stili del rock'n'roll. Però già si capiva che un'epopea stava finendo: /i> "Sandinista" dei Clash aveva chiuso un cerchio.

Mescalina: Poi, come secondo lavoro in italiano è arrivato "Storie d'Italia" e "Sesto S. Giovanni" è diventata la canzone che da il "la" ai vostri concerti di oggi.
Gang: Sì, soprattutto quando siamo in due. Alcune canzoni sono come il vino hanno bisogno di anni per maturare. Sono le situazioni in cui crescono che determinano la vita di un brano e non le promozioni e certamente in questo senso "Sesto" è una delle migliori.

Mescalina: Riferendomi ancora a quel disco, a "Palermo" e più in generale in Italia è cambiato qualcosa? O anche tu hai l'impressione di essere sempre più in mano ai soliti faccendieri? Insomma se la dovessi riscrivere oggi non ci sarebbe molto da cambiare, purtroppo.
Gang: I "200 giorni a Palermo" rispecchiano un episodio particolare. La mafia è cambiata da anni, ma c'è ancora, è radicata ovunque, non solo in Sicilia.

Mescalina: Insomma è "maturata" anche la mafia?

Gang: Certo, la mafia, le mafie, sono nel sistema finanziario, non è certo quella "folkloristica" di una volta, nella "cartolina" che rappresenta Provenzano che è fuori dalla mafia che conta da più di 30 anni. La mafia non gioca più da intermediaria tra politica e affari, ma è molto più protagonista nelle vicende finanziarie e quindi conta molto nell'economia del paese.

Mescalina: In ogni vostro disco c'è sempre una canzone che diventa un inno. In "Una volta per sempre", c'era "La pianura dei 7 fratelli" ma anche "La corte dei miracoli" che, riagganciandomi al discorso di prima, era quasi un testamento di quello era successo.

Gang: Sì, quella canzone cercava di esorcizzare un fenomeno che invece è durato per molti anni ancora prima di diventare solo un ricordo. Se vuoi, anche leggendolo in modo provocatorio, Berlusconi non è certo un prodotto della destra o del fascismo, piuttosto è figlio della sinistra craxiana

Mescalina: Allora non voglio pensare a quale altro personaggio ha prodotto una certa sinistra …
Gang: No, no, ma è bene riflettere su come certi uomini nascano, si sviluppino e diventino potenti …
Mescalina: In un ambiente che non è certo quello che ti aspetti…
Gang: Infatti certi ambienti dovrebbero produrre ben altro …

Mescalina: E poi ancora "Comandante" e "Il bandito Trovarelli" in quel "Fuori dal Controllo" in cui, dal punto di vista musicale, il rock tornava con prepotenza …
Gang: Sì, perché quel disco segnava il ritorno a casa per fare musica in "garage": due chitarre, basso e batteria. Dal punto di vista delle sonorità non è un disco riuscito bene, preferivo i provini che il risultato finale. Usammo troppa tecnologia in studio, allora lavoravamo all'Esagono e avevano appena finito i missaggi di un disco di Ligabue. Utilizzammo gli stessi impianti, gli stessi fonici e tutto ciò non rispondeva allo spirito in cui volevo far nascere quel disco.

Mescalina: "Controverso" nel 2000 chiudeva la vostra lunga esperienza con una major, la Wea. Che esperienza è stata?

Gang: Noi arrivavamo nell'89 dalla Cgd con Caterina Caselli. Era una azienda con un catalogo di musica classica, folk, leggera, nuove tendenze. Eravamo seguiti, avevamo il supporto di gente come Sinardi e Silvestri, gran belle persone con le quali si poteva discutere un progetto. Quando poi la Cgd è stata assorbita dalla Wea gli interlocutori sono cambiati e abbiano iniziato a sentirci fuori luogo. Un passaggio tombale con la Wea multinazionale che ti chiedeva un singolo. Io un singolo non lo so fare, io voglio fare i dischi, è come se chiami un meccanico e ti arriva un idraulico.

Mescalina: Infatti i Gang hanno sempre dimostrato riluttanza per tutto ciò che può sembrare commerciale, nessun singolo, come dicevi, nessun greatest hits e nessun live. Ora, se nei primi due casi lo ritengo un merito, nel terzo la scelta è più discutibile: in tanti vorrebbero sentire anche a casa un concerto dei Gang …
Gang: Perché non si è mai fatto un disco dal vivo … Ma sai, i musicisti sono cambiati spesso a seconda dei dischi e del tour, quindi non c'è mai stato un periodo in cui il gruppo era rodato e forte per presentare a una bella cartolina live. Io penso che i fan se la cavino con i siti, con i nostri bootleg che circolano comunque. Certo ci piacerebbe fare un album ufficiale, ma in cantiere ci sono altri progetti. Insomma per noi è più che altro una questione organizzativa, ma ci arriveremo prima o poi.

Mescalina: Come è nato invece questo nuovo lavoro, come vi è stato chiesto, visto che nasce da un progetto importante.

Gang: Come sai è una richiesta della sezione marchigiana della Cia, la Confederazione Italiana Agricoltori. Nerio Lavagnoli è il vice-presidente, un amico fin da quando eravamo ragazzini, convinto da sempre che la cultura contadina andasse cantata. Erano tanti anni che non c'erano canzoni e nemmeno grandi lotte contadine, diventava quindi più difficile cantare un'epica contadina. Comunque, appena ci siamo liberati dal contratto Wea, Nerio è tornato alla carica e pian piano abbiamo iniziato a lavorarci insieme

Mescalina: I pezzi nuovi sono stati scritti apposta o li avevate già pronti ?
Gang: Per esempio "Lacrime del sole" era una canzone che già c'era da diverso tempo. Avevo cercato di metterla in altri dischi poi Sandro mi diceva che non c'entrava nulla con il resto e quindi veniva esclusa. Però è una canzone che si ispira all'umanesimo contadino, che torna all'essenza dell'uomo. Gli altri brani ripercorrono momenti della storia contadina attraverso alcuni dei suoi protagonisti.












Mescalina:
Perché non un disco di soli brani originali, perché alcuni entravano già in questo contesto?
Gang: Certo, ad esempio il rapporto con l'America Latina è anche generazionale, noi figli dei Che Guevara, e poi dei Chico Mendes, dei movimenti custodi della terra con i quali confrontarsi per non limitarsi al solo spaccato italiano, ma a una cultura più grande. E quindi certe canzoni le avevamo già scritte: "Comandante" , "Chico Mendes", "La Pianura dei 7 Fratelli".

Mescalina: A queste belle "riprese" avete aggiunto alcune nuove canzoni, canzoni così belle da far pensare che avreste potuto arrivare alla fine anche con un disco di soli pezzi nuovi…
Gang: Certo avremmo anche potuto farlo, però avremmo finito col ripeterci, per tornare negli stessi luoghi.

Mescalina: Ti ho fatto questa domanda perchè da un punto di vista commerciale, o meglio, se vuoi, di visibilità, un disco con sole nuove canzoni avrebbe avuto un impatto maggiore …
Gang: Sai, il progetto è nato e si è sviluppato con l'idea che fosse solo un lavoro per la Cia, che si limitasse a quelle 1000 copie con il dvd. Poi a lavoro ultimato abbiamo pensato che il disco potesse anche avere un risvolto di tipo commerciale e potesse essere distribuito.

Mescalina: "4 maggio 44 - In Memoria" testimonia con semplicità la sua agghiacciante verità: è un brano che emoziona profondamente.
Gang: Ti ringrazio, mi fa piacere perché è una storia nostra alla quale siamo molto legati. Fa parte di una identità territoriale, la resistenza nelle Marche e il suo eccidio più grave. Avendo l'occasione di cantare ancora il rapporto tra la cultura contadina e la resistenza, la storia della famiglia Mazzarini era esemplare.

Mescalina: Poche parole che feriscono il cuore con quella ripetizione ossessiva dei nomi …
Gang: È come dici tu, una lama che riapre una ferita anche attraverso l'elencazione dei nomi di tutta la famiglia. Io sono contento che sia una canzone che possa tener viva la memoria di un episodio che non si può dimenticare.

Mescalina: La cultura contadina, la tradizione della terra madre sono evocate in modo esemplare in "E' terra nostra" e "Lacrime del sole" …
Gang: Io dico sempre che se dovessi immaginare la mia anima la vedrei nelle colline di casa mia, è il paesaggio al quale tendo sempre di più assomigliare, forse sto invecchiando, non lo so. Però la collina mi da il senso della malinconia, di quella dolcezza che si spera sempre di raggiungere nelle relazioni umane.

Mescalina: Non credi che la memoria corra veramente il rischio di essere cancellata da una falsa globalizzazione, anche dai libri di scuola ?

Gang: Certo, io non la penso come De Gregori che dice che la storia siamo noi. Pochissime volte siamo stati la storia, noi siamo le storie. E lo storie, come dice Portelli, salvano la storia ufficiale, quella dei vincitori, e restituiscono un'altra verità che è quella dei vinti e da questo punto di vista la cultura contadina è sempre stata una cultura vinta.

Mescalina: Insomma si possono gettare semi antichi per far crescere il ricordo, per non sperperare un'eredità che in pochi sembrano voler cogliere e in molti voler seppellire ?
Gang: È indispensabile, se si va come io auspico, verso la "cosmopoli" che indicava Ernesto Valducci, è indispensabile recuperare il bagaglio della tradizione della terra, perché è l'unica cultura che ci permette oggi di riallacciare le relazioni umane. Pensa alla guerra, oggi i problemi non possono essere risolti come negli anni '70 solo dal punto di vista ideologico, noi eravamo con il Cile perché c'era il socialismo o con Fidel Castro e il Che perché i cattivi erano gli americani. Allora difendevamo una bandiera. Oggi non posso dire di stare dalla parte del popolo iracheno o di quello afghano in nome di una bandiera, lì corri il rischio che ti taglino la testa se sei comunista.

Mescalina: Allora si deve tornare indietro, molto indietro …

Gang: Sì, bisogna ritornare all'essenza vera, all'essenza umana. Insomma il lusso che ci dovremo permettere è quello di passare dalla parola "compagno" alla parola "fratello". Quello che resta del comunismo in questo paese lo vedo come una possibilità per far sì che le tre grandi tradizioni di questo paese si riuniscano in una nuova identità. La colla vera della tradizione cristiana, socialista gramsciana e quella delle minoranze eretiche, è il grande umanesimo di razza contadina, quella cultura che per secoli ha fatto a meno della storia. Il tempo è scandito dalle stagioni, ha una concezione ciclica, non è una linea retta che va all'infinito verso il meglio, ma si ritorna indietro.

Mescalina: Anche in America, nell'America di Bush, la tradizione viene riscoperta e considerata un patrimonio immenso. Stando alla musica è sotto gli occhi di tutti l'immenso lavoro fatto da Bruce Springsteen o la grande riscoperta di Johnny Cash …
Gang: La cultura americana da questo punto di vista, e parlo dell'altra America, quella della cultura pacifista, libertaria, si è sempre basata sul sincretismo, sull'unione di altre culture. Il problema in questo paese è che non c'è più cultura perché non c'è più rispetto delle culture. L'umanesimo, che è la più grande "invenzione" italiana, l'idea dell'uomo universale partiva da qui, era il confluire di tante culture in una sola; oggi l'unica cultura imperante in Italia è quella della merce. In America il rock è nato dal confluire di tante culture musicali, quella blues, country e folk: l'incrocio vero è quello tra Woody Guthrie, Pete Seeger e Leadbelly, la radice del rock è questa. L'Italia, pur essendo molto ricca da questo punto di vista, perché la ricchezza è data dalla diversità, non riesce ancora ad adottare un sistema capace di unire. La cultura popolare non ha come caratterista l'universalità, lo dico sempre, non può scendere a patti con la merce, la cultura popolare è eterna, come dice Garcia Lorca è sempre la solita guerra tra l'eternità e il denaro

Mescalina: "Il lavoro per il pane" è un po' il riassunto e la speranza di tutto, ma non è utopistico pensare oggi alle multinazionali mangiate da una rivoluzione contadina?
Gang: Le multinazionali si accaparrano sul mercato la fetta della distribuzione. Però ci sono altre realtà che vivono, che si sviluppano in consorzi e cooperative, che cercano di risolvere il problema della cattiva qualità della vita allontanandosi dalla città assediate dal potere e dal mercato. Un fenomeno che va rivalutato dal punto di vista economico e sociale, anche perché l'industria manifatturiera sta sparendo, non solo nelle Marche.

Mescalina: Un ritorno alle origini come dicevamo prima. Ma per ricominciare si deve arrivare alle fine o si può sperare di ricostruire non partendo dalle macerie che rischia di lasciare questo secolo?
Gang: Questo dipende dall'astuzia, dall'intelligenza, dalle scelte che vengono fatte anche nel quotidiano da tutti noi. Io penso che la responsabilità di tutto questo sia di tipo individuale. Quando non ce la fai più a sopportare il quotidiano, dovrai per forza di cose guardarti intorno per cercare qualche matto come te, deciso a fare la scelta giusta.

Mescalina: In un ipotetico mondo migliore, quali canzoni scriverebbero i Gang? Te lo chiedo perché la vostra musica è totalmente funzionale alla società in cui nasce e vive …

Gang: Io penso che "Il lavoro per il pane", la canzone che citavi prima, sia una delle prime canzoni da dedicare alla città futura, e non a caso che tocchi a lei chiudere il nuovo disco. E poi spero di potermi dedicare alle canzoni per bambini, alla cultura del pomodoro e dell'ortaggio che negli ultimi tempi mi entusiasmano più della chitarra.

Mescalina: In questo disco ci sono molti musicisti che hanno collaborato con voi e dal punto di vista del suono mi sembra ci siano molte scelte indovinate. Ballate folk in cui trovano spazio fiati Hammond e violoncelli.
Gang: Guarda, la soddisfazione più grande, ecco perché ritorno al periodo di "Le radici e le ali", è stata quella di sentire ripetuta questa frase: "ecco finalmente un disco dove ho suonato". Tutti coloro che hanno collaborato al disco se ne sono andati scarichi, l'energia l'avevano spesa suonando.

Mescalina: Quasi avessero fatto un live …
Gang: Esattamente, il discorso era quello di trovarsi e stare bene insieme suonando. Non cercando la perfezione assoluta ma piuttosto la spontaneità, anche correndo il rischio delle imperfezioni.

Mescalina: Internet ha liberato grandi spazi, anche nella critica musicale, quanta libertà, sincerità, passione c'è ancora nella stampa specializzata?
Gang: Io dico che non esiste più la critica musicale. Dall'epica della critica italiana sono nati degli uomini di buona volontà come Max Stefani del Mucchio o Carù del Buscadero e da quella generazioni poi tanti altri. Però mi sembra che la fedeltà a quel tipo di critica, alla sua funzione sociale sia stato abbandonato, perché la gran parte dei cosiddetti critici di oggi aspira alla biografia del musicista di successo piuttosto che a fornire i mezzi per analizzare il prodotto. Insomma i giornalisti hanno contribuito a trasformare quella che era cultura in merce affidata a un mercato privato.

Mescalina: Ci sono mostri sacri che la stampa non osa criticare, dico Capossela e Tom Waits tanto citarne due artisti di spessore …
Gang: Ti rispondo con un frase di Claudio Trotta. Eravamo con lui a guardare la rassegna stampa ai tempi di "Storie d'Italia" e io dicevo: "ragazzi non c'è un articolo che parla male del disco" e lui disse: "per forza è come la Ferrari che vince tutto quando gli altri sono mezze seghe".

Mescalina: Quindi nella musica quel poco di buono che c'è va protetto …
Gang: Sì, in Italia non si può parlar male di Capossela, non perché fa dei capolavori, ma perché se parliamo male anche di lui cosa ci rimane? Solo le mezze seghe. E questo, purtroppo, e non è una questione ideologica, è un paese in mano alle mezze seghe. Un grande paese lo fai con i grandi uomini diceva Henry Miller, e anche la musica la fai con uomini che sono organici alle realtà culturali, non copiando quel che senti dall'altra parte dell'oceano. Bisogna avere il coraggio di dire che queste sono schifezze.

Mescalina: Ne esce un mondo, non solo musicale, molto mediocre …
Gang: Sì, Antonello Salis uno dei più grandi artisti italiani è costretto ad andare in Francia se vuole suonare perché qui non ha spazi …

Mescalina: Non è l'unico …
Gang: Certo, non è che chi parla è un uomo grande, sia inteso, io sono l'ultima mezza sega, però la musica va salvata in base all'articolo 9 della Costituzione che ricorda che questa Repubblica promuove la cultura attraverso i suoi organismi. Siamo in balia di privati che vogliono fare i soldi e almeno in questo la critica dovrebbe fare la critica e dire che siamo sommersi da pessima musica.

Mescalina: Per questo disco, tornando a qualcosa che io penso sia ancora musica con la M maiuscola, avete firmato un contratto con Lifegate: su quali basi?
Gang: Un contratto che vale per questo disco, poi vedremo. Credo a questi progetti che partono da investimenti che prescindono dalla merce. Penso che Lifegate sia una struttura di tipo commerciale con supporti culturali non indifferenti.

Mescalina: Rispetto al progetto con Cia Marche la scaletta dei brani sul disco per pubblicato per Lifegate è la stessa ?

Gang: È la stessa, manca solo il Dvd per una questioni di diritti.

Mescalina: Non mi resta che chiederti fino quando dobbiamo resistere?
Gang: Ora e sempre! Anche se la resistenza è stata vissuta dalla nostra generazione in termini di resa.
Mescalina: Se dobbiamo resistere però vuol dire che c'è sempre qualcosa che non va …
Gang: Senza dubbio, tempo fa un'ex partigiano ottantenne mi ha detto semplicemente che non è un discorso di utopia: l'orizzonte più l'avvicini e più s'allontana. La concezione nostra del tempo è contadina nel senso che è quella della ruota, del cerchio. Ogni partenza è un ritorno. La mia generazione si è arresa per vincere e abbiamo sempre perso, come diceva Guthrie, perché siamo nati per vincere.

Si ringraziano per le foto Markus Sotto Corona, Andrea Parodi e il sito
www.thegang.it.

Gang Altri articoli