Info
MIAMI & THE GROOVERS
Miami & the Groovers ? Info & Booking: Dirty Roads Production 348 7967063 ?
www.miami-groovers.com ? lorenzo@s75.it
GENERE: Rock americano (brani originali e circa 100 cover)
PRINCIPALI EVENTI a cui la band ha partecipato:
LIGHT OF DAY BENEFIT (www.lightofday.org) nelle edizioni 2004-2006-2008-2009
Benefit che si tiene annualmente negli Stati Uniti ed in Europa per la raccolta di fondi a favore della ricerca sul morbo di Parkinson e SLA. Con la partecipazione di artisti come: Bruce Springsteen, Michael J. Fox, Willie Nile, Marah, Jesse Malin, Joe D?Urso, ecc.
SUBIACO ROCK BLUES FESTIVAL (edizione 2006)
Uno dei principali festival italiani dedicati alla musica rock e blues
STRADE BLU
L?annuale evento di musica rock folk americana che si tiene in provincia di Forl? ogni estate
PAGANELLO WORLD CHAMPIONSHIP (Edizioni 2002-2003-2008)
Campionato mondiale di frisbee con giocatori provenienti da tutto il mondo, che si tiene annualmente nel weekend pasquale a Rimini
RAVELLO FESTIVAL (www.ravellofestival.com)
Prestigiosissimo festival estivo che si tiene nella splendida cornice di Ravello e che comprende musica classica, musica moderna e teatro
GLORY DAYS IN RIMINI (www.glorydaysinrimini.net) dal 2001 al 2009
Raduno nazionale dei fans di Bruce Springsteen
OPENING ACT PER SOUTHSIDE JOHNNY & THE ASBURY JUKES
Per ben due volte Miami & the Groovers hanno aperto il concerto del famoso artista americano nel 2006 a Milano e nel 2007 a Modena
RAVENNA FESTIVAL (edizione 2001)
RADIO NOWHERE CONVENTION (edizione 2008)
MAGGIO IN ROCK (Trento)
CAPODANNO 2003-2004 a Rimini
CAPODANNO 2008 piazza a Lugo (RA)
PRINCIPALI CLUB in cui la band ha suonato:
BIG MAMA (ROMA)
THIS MUST BE THE PLACE (CHICAGO, USA)
THE SAINT (ASBURY PARK, NEW JERSEY)
STONE PONY (ASBURY PARK, NEW JERSEY)
BITTER END (NEW YORK, USA)
BORDERLINE (PISA)
TEATRO MIELA (TRIESTE)
STAZIONE BIRRA (CIAMPINO)
LA SCENE (PARIGI)
INDIAN?S SALOON (MILANO)
SPAZIOMUSICA (PAVIA)
ALL?1&35 CIRCA (CANTU?)
ROCKISLAND (RIMINI)
GILGAMESH (TORINO)
THE BARGE (RIMINI)
TEATRO DEGLI ATTI (RIMINI)
TEATRO COMUNALE (CERVIA)
TEATRO ROSSINI (LUGO)
DISCOGRAFIA:
DIRTY ROADS (2005)
MERRY GO ROUND (2008)
ARE YOU READY? (Ep 2008)
THE OFFICIAL BOOTLEG (Live cd 2009)
PARTECIPAZIONI:
IL SEME E LA SPERANZA (Gang)
REYKJAVYK 2004 (Sandro Spazzoli)
PLAYING AS A HURRICANE (Hurricanes)
UNA CITTA? PER CANTARE (Aa.vv.)
HANNO PARLATO DI MIAMI & THE GROOVERS:
CORRIERE DELLA SERA
RAI
IL MESSAGGERO
BUSCADERO
IL POPOLO DEL BLUES
ROOTSHIGHWAY
BACKSTREETS
MESCALINA
THE SHIP
IL MUCCHIO
JAM
OUTLIVE!
Varie testate locali (CORRIERE ROMAGNA, VOCE, RESTO DEL CARLINO,EXIT TIME?)
Scrittori come Gianluca Morozzi, Leonardo Colombari, ecc.
COLLABORAZIONI:
ELLIOTT MURPHY
POPA CHUBBY
JOE D?URSO
RON LASALLE (Bo Diddley)
JOEL GUZMAN (Los Lobos, Joe Ely)
JESSE MALIN
WILLIE NILE
SOUTHSIDE JOHNNY
MARAH
DIRK HAMILTON
JASON REED
BILL TOMS (Joe Gruscheky, Bruce Springsteen)
PHIL BRONTZ
MARC REISMAN
GRAZIANO ROMANI
GANG
ANDREA PARODI
ERIN SAX SEYMOUR
MUSICISTI:
Lorenzo Miami Semprini: voce, chitarra, armonica
Beppe Rocker Ardito: chitarre e cori
Marco Boom Boom Ferri: batteria
Claudio Clay Giani: sax
Luca Spiderman Fabbri: basso e cori
Alessio Professor Raffaelli: pianoforte e tastiere
COORDINATE ARTISTICHE:
Una band di rock'n'roll. La via che parte da Woody Guthrie, Elvis, Chuck Berry per arrivare a Bruce Springsteen, Bob Dylan, Neil Young, Creedence, Clash, Rolling Stones e tanti "storie minori"? ma non meno importanti come Del Fuegos, Southside Johnny, Michael McDermott, .....queste sono le coordinate del suono di Miami & The Groovers.
Una live band (circa 60 concerti all'anno) che mischia brani originali contenuti nei dischi pubblicati (Dirty Roads, Merry go round, Are you ready?) e cover di rock, folk e rockabilly con una energia ed un coinvolgimento totale.
Nel corso di questi anni la band ha collaborato e suonato con diversi artisti come: Willie Nile, Southside Johnny, Dirk Hamilton, Graziano Romani, Gang, Joe D'Urso, Jesse Malin, Popa Chubby, Jason Reed, Joe Gruscheky, Ron Lasalle, ecc.
La band ha partecipato a diversi festival ed eventi importanti tra cui il "Light of day benefit" nel 2004 ad Asbury Park, New Jersey, il "Subiaco rock blues festival 2006", "Strade Blu" di Modigliana,? "Paganello world championship", ?Ravello Festival? e a diversi raduni di fans di Bruce Springsteen., inoltre ha suonato in rock club come Big Mama (Roma); Borderline (Pisa), Spaziomusica (Pavia), Stazione Birra (Ciampino), Gilgamesh (Torino), Teatro Miela (Trieste), Indian?s saloon (Milano), ecc.
Nell?aprile 2008 ? uscito il secondo disco ?MERRY GO ROUND? con alcune prestigiose collaborazioni come Joel Guzman (Joe Ely, Los Lobos), Bill Toms, Jono Manson, Ron Lasalle, Erin Sax Seymour.
Un album che sta ottenendo ottimi riscontri negli addetti ai lavori e che ha portato la band negli Stati Uniti per un mini-tour a fine Ottobre tra New York e New Jersey Stone Pony, Bitter End, ecc).
Dal 2006 ? attivo un FANS CLUB dedicato alla band con sede a Milano.
Il riferimento web ? www.miami-supporters.com
Inoltre ? da poco uscito anche un Ep di 6 canzoni ?ARE YOU READY?? che contiene 2 tracce live di cui una in duetto con il grande Southside Johnny e il tastierista Jeff Kazee (Bon Jovi).
La band ha anche collaborato con l?attore Antonio Vanzolini per il progetto musicale-teatrale ?Words & Music? dove si ripercorrono tra canzoni acustiche e reading 50 anni di storia americana da John Steinbeck a Jack Kerouack, John Fante, con le musiche di Bruce Springsteen, Woody Guthrie, Dylan?
Riferimenti Web:
www.miami-groovers.com
www.miami-supporters.com (fans club)
www.myspace.com/miamiandthegroovers
Booking e informazioni:
+39 348.7967063
Fax 0541. 3717172
lorenzo@s75.it
(Lorenzo Semprini)
REVIEWS
Alcune Recensioni del primo disco:
TA NEA (Grecia)
"Rock music that travels"
Sounds that started long ago, about 30 years back, on the coast of New Jersey, on a wooden boardwalk that gets hit by the waves of the Atlantic, then traveled far away and got to another coast, closer to us, near Rimini on the Adriatic Sea. From Bruce Springsteen to the Miami and the Groovers, authentic american rock with passion from an italian band, that grew up with the Boss's songs.Their first album contains nine of their own songs, a Springsteen cover and an original from Joe D'Urso, another Jersey rocker. The familiar guitars and the saxophone that of course could not be absent, a litlle bit of saltiness mixed with hope. sun, dusty highways, cars and dreams that know no borders."
OFFTOPICS ROCK STUFF
Di Salvatore Esposito
A fine anni ottanta c'erano i Rockin' Chairs di Graziano Romani a tenere alta la bandiera del rock springstiniano in Italia. Sciolta quella storica band era rimasto ben poco, eccetto gli ottimi dischi solisti di Graziano e qualche eco qua e l?. C'era bisogno di riprendere il discorso con qualcuno che occupasse quel posto onorevole nel cuore dei fan italiani del Boss. Dietro l'angolo c'erano i Miami & the Groovers di Lorenzo Semprini. Un pugno di rockers cresciuti in provincia con Springsteen a guidarli sulla via maestra del rock. I primi passi sono da cover band, poi piccoli progressi fino a questo disco curatissimo, che ci riporta in dietro ai giorni dei Chairs. Dirty Roads ? un disco bello senza mezzi termini. Un disco da godersi in tutta la sua genuinit? rock. Gli ingredienti, le immagini, la carica deve senza dubbio moltissimo a Bruce Springsteen, tuttavia il loro cuore italiano non si smentisce e cos? questi ragazzi riminesi hanno sudato, si sono sbattuti e hanno messo su questi undici brani fatti di strade, sogni, viaggi, polvere e sudore. Pur essendo, autoprodotto, Dirty Roads ? un disco solidissimo in cui nulla ? lasciato al caso. I suoni emergono puliti senza mai perdere di qualit?. Lorenzo Semprini, (voce e chitarra), Alessio Raffaelli (organo e pianoforte), Claudio Giani (Sax) e Roberto Vezzelli (chitarre) si candidano come la next big thing del panorama roots rock nazionale e a fargli da padrino ci sono due ospiti di eccezione: Joe D'Urso e i Gang. Ovvero un cantautore sconosciuto ai pi? ma bravissimo (ascoltare la grandiosa Waiting For Me, concessa ai Miami per questo disco) e i partigiani del rock italiano. Se queste vi sembrano poche come garanzie ascoltate il disco e la sua miscela di suoni roots. Si passa dal rock travolgente di Rock'n'Roll Night alle citazioni beatlesiane di Highway fino a sfociare in ballate desolate alla Woody Guthrie come la strepitosa Tears are Falling Down, cantata in duetto da Semprini e Marino Severini dei Gang e guidata da una commovente fisarmonica. Qua e l? compare anche il miglior John Mellencamp che mette il suo zampino a livello di influenze musicale nelle gradevolissime Walk in The Light e Hard Times. Assolutamente riuscite sono anche la roots ballad Back in Town in cui brilla l'ottimo violino e la finale Lost in cui Semprini offre un ottima prova vocale accompagnato dal solo pianoforte. Ovviamente non poteva mancare una cover del Bos e la prescelta ? Further On (Up the Road) e anche se, per me nessuno canta Bruce come Bruce, i riminesi non lo fanno rimpiangere e cos? aggiungono al lotto un altro ottimo brano, eseguito in veste molto scarna ma assolutamente toccante.
Che Bruce li protegga e gli faccia partorire cento di questi dischi!
iL MUCCHIO ONLINE
MIAMI & THE GROOVERS
Dirty Roads
autoprodotto
C'? tanta polvere in questo esordio dei riminesi Miami & The Groovers. Non per? di quella che si accumula nelle soffitte col passare tempo, ma frutto di un incessante viaggiare lungo quelle "Dirty Roads" che Lorenzo Semprini e soci percorrono ormai da un lustro. Strade che, se geograficamente sono collocabili dalle parti della riviera romagnola, idealmente si trovano negli States. ? infatti un immaginario lirico e musicale tipicamente a stelle e strisce quello a cui si rif? la formazione, con una particolare predilezione per Bruce Springsteen - non solo perch? ne riprende una composizione, "Further On Up The Road", ma perch? con il Boss il sestetto pare condividere una visione artistica di cui libert?, epicit? e intimismo sono le parole chiave. Una proposta classicissima, insomma, e quindi ben codificata, ma talmente pregna di passione da risultare assai pi? convincente di tante uscite simili che provengono da Oltreoceano. D'altra parte, le strutture dei brani appaiono ben solide, quasi sempre sorrette dalle chitarre (elettriche e acustiche) e da una sezione ritmica compatta - ma non ? da trascurare l'apporto del pianoforte - e di volta in volta abbellite da organo, sassofono, violino, armonica. Potenti quando serve, ma anche avvolgenti e malinconici, Miami & The Groovers piaceranno a tutti gli appassionati di certe sonorit? senza tempo. Garantiscono per loro i fratelli Severini e Joe D'Urso, compagni di viaggio d'eccezione sulle vie del rock'n'roll (www.miami-groovers.com).
Aurelio Pasini
BACKSTREETS.IT
***1/2
(Gabriele Guerra)
Questo Dirty Roads potrebbe essere un disco mancato del Boss.
Era dai tempi dei Rocking Chairs che non sentivo tanto amore per Springsteen sgorgare dalle canzoni di musicisti nostrani. Dirty roads ? il disco d'esordio di una band riminese, da tempo uscita dai confini regionali e... nazionali, capitanata da Lorenzo "Miami" Semprini e costituita da un manipolo di talentuosi musicisti. La line-up proposta in questo disco, viene arricchita in ogni brano da preziose collaborazioni che portano il suono della band vicinissimo a quello della pi? blasonata E-street. Le canzoni sono quasi tutte a firma di quello che ? stato per tanto tempo l'asse portante della band costituito dal duo Semprini-Vezzelli con due camei, uno donato dall'amico Joe D'urso (Waiting for me), l'altro (Further on) ? un doveroso quanto evocativo omaggio al Boss. I nostri di musica ne hanno masticata e macinata parecchia cos? all'interno del disco troviamo si tanto r'n'r ma anche tanti riferimenti a bands come Wallflowers, CCR o a rockers com Tom Petty e John Mellencamp, per fare i primi nomi che mi vengono in mente. Il disco suona veramente bene, suoni curati, belli gli arrangiamenti, sempre discreti e mai scontati, robusta la sezione ritmica e ottime le scelte nell'uso di strumenti come sax, tastiera, violino e mandolino impiegati nel posto giusto e al momento giusto. Solitamente capita che le band che hanno l'occasione per realizzare un disco cerchino di mettere dentro di tutto e di pi?, cosa che non ? successa per Miami & the Groovers che si sono mossi da musicisti navigati realizzando un prodotto veramente ben fatto, azzeccata la scelta della scaletta con una buona scansione ed alternanza di generi e suoni ma soprattutto grande, grande musica.
Morale della favola, siamo di fronte ad una r'n'roll band ma molto pi? probabilmente ad un rocker di nome Lorenzo "Miami" Semprini, che, oltre ad aver scritto tutte le canzoni del disco, riesce a dare il meglio pi? nelle ballate che nelle canzoni pi? "tirate". La band svolge un grande lavoro, le canzoni hanno un gran tiro ma ? poi in songs come Lost o It takes a big rain o The tears are falling down o Hard times che il disco trova i suoi momenti migliori. Trovo in definitiva che Dirty roads sia un gran bel disco con tutti i limiti che derivano dall'inesperienza e dall'autoproduzione ma che contenga delle belle canzoni suonate alla grande, soprattutto con grande passione ed amore della musica, l'unica molla che spinge bands come i Miami & the Groovers a portare ancora in alto il verbo del r'nr e a far dire noi ascoltatori che se il r'n'r ? vivo e vegeto ? proprio grazie a band come i Miami & the Groovers.
ROOTSHIGHWAY
***1/2
"Local Rocking Band": sono gli stessi Miami & the Groovers, con l'umilt? tipica dei rockers cresciuti in provincia, a definirsi in questo modo, in una delle canzoni pi? spiritose che compongono il loro brillante esordio, Dirty Roads. C'? un'intero immaginario dentro questo disco, quello che abbiamo imparato tutti ad amare incondizionatamente nel corso della nostra crescita musicale. Non fanno mistero delle proprie passioni questi ragazzi riminesi e tutto ci? depone a loro favore. Ma non c'? solo sudore e trasporto in queste undici tracce: sarebbe riduttivo e ingeneroso nei confronti di un prodotto che, seppure ancorato fortemente ai modelli americani, al rock'n'roll da strada e ai santini di Springsteen, si offre in tutta la sua spontaneit?, con una cura dei dettagli che non lascia indifferenti. Dirty Roads ? figlio di una via maestra del rock made in italy, quella che dai Rocking Chairs di Graziano Romani non ha mai mollato, macinando chilometri sulla strada. Dopo qualche anno di rodaggio come cover band, i Miami & the Groovers hanno deciso di fare il grande salto. E ne sono usciti a pieni voti, sentendo i risultati. Un lavoro di autoproduzione coi fiocchi, e non ? cos? scontato dalle nostre parti, sonorit? calde nel solco della pi? fiera tradizione blue collar rock, ribadite dalla presenza di Joe D'Urso come ospite dell'autografa Waiting for Me. Chitarre (Lorenzo Semprini, anche voce solista, e Roberto Verzelli), organi e pianoforte (Alessio Raffaelli), sax (Claudio Giani) e persino sfumature roots nell'uso di violino (Wilmer Massa), fisarmonica (Ivan Barbari) e mandolino (Alessandro Spazzoli): il rock'n'roll operaio della band si colora di radici, spaziando dal rombante timbro urbano di Rock'n'roll Night al border della dolcissima Tears are Falling Down, duetto tra Semprini e l'ospite Marino Severini dei Gang. In mezzo un universo fatto di chitarre alzate al cielo e anche tante ingenuit?, ma con una credibilit? che non pu? essere messa in discussione. La voce di Lorenzo Semprini manca spesso della rauca spinta soul che richiederebbero canzoni come Highway, Walk in The Light e Hard Times (un titolo che dice molto dell'immaginario dei Miami & the Groovers), enfasi rock urbana fino al midollo e un briciolo di carica proletaria alla John Mellencamp. Sopperisce in ongi caso la cura degli arrangiamenti: il violino in Back in Town; il piano struggente e malinconico che accompagna Lost, uno degli episodi migliori anche a livello lirico; la gi? citata poesia roots di Tears Are Falling Down, con una fisa che ci trasporta sul confine messicano. Non so se i Miami & the Groovers avranno la voglia o l'incoscienza di andare oltre i propri modelli dichiarati - la cover di Further On (Up the Road), seppure suggestiva nella scarna veste per chitarre e organo, resta solo un abbozzo - ma hanno tutte le qualit? tecniche e le potenzialit? per crescere. Sono solo all'inizio e non se la cavano affatto male
(Fabio Cerbone)
RECENSIONI MERRY GO ROUND
Numero Settembre '08
A cura di Federico Guglielmi e Aurelio Pasini
Miami & The Groovers
Merry Go Round?
autoprodotto
Il lungomare di Rimini e quello di Asbury non sono poi cos? diversi. Di sera, se stai l? a guardare, vedi le stesse luci riflettersi nell?acqua, le urla dei bambini sono sempre quelle. Il suono della giostra che apre e chiude ?Merry Go Round?, nuovo album dei Miami & The Groovers, band della riviera cresciuta a pane e rock?n?roll, riporta a quel sound da bar che non riusciremo mai a toglierci dalle viscere. Dopo l?esordio con ?Dirty Roads?, Lorenzo Semprini e soci hanno sudato sui palchi di tutta Italia, e oggi danno prova di crescita. Si parte col rock di ?One Way Ride?, tipico pezzo urlato, ma si approda subito dalle parti del rhythm?n?blues con ?Jewels And Medicine?, in cui l?armonica e il piano la fanno da padroni. ?Night On The Town? ? una ballatona rock e con ?My Sweet Rose? si entra in territorio country e folk, la fisarmonica detta legge, la voce femminile sparge badilate di miele. ?Time Has Come? ? a mio giudizio la cosa pi? bella del disco. Ron Lasalle (uno dei tanti ospiti) ci mette la sua voce dopo-sbornia. ?Broken Souls? ? una frustata chitarristica, mentre ?Love Has No Time? un breve intervallo. ?Sliding Doors? ? il brano pi? complesso dell?album, chitarre in un crescendo quasi metallico, ritornello accattivante. ?Big Mistake? ? interlocutoria. Con ?Trust Revisited? si torna a livelli eccelsi. Ricompare la fisarmonica, ma c?? anche Jono Manson. La successiva ?It?s Getting Late? ? evocativa, corre via veloce batteria, basso, chitarre, piano, sax. Arriva poi ?Last Ride?, strumentale western, che funge da apertura per la bella, corale title-track, uno dei segni di maturazione pi? significativi. Orario di chiusura, le luci si spengono. Hanno portato il circo in citt?, oltre a Semprini, Claudio Giani (sax), Marco Ferri (batteria), Beppe Ardito (chitarra), Luca Fabbri (basso), Alessio Raffaelli (piano). Godiamoci quest?altro giro sulla giostra del rock (www.miami-groovers.com).
Marco Quaroni
Ci sono percorsi che prendono vita da un?idea, magari durante una sera di prima estate, quando le luci in lontananza riecheggiano i rumori di un luna park che ricama ombre di realt? quotidiana. Sul cammino si incrociano esistenze che si muovono tra colletti blu impolverati di fatica e sudore, storie di vita vissuta tra difficolt?, abbandoni e riconciliazioni, lineamenti di esuberanza giovanile e rese dei conti con un sogno che si infrange sullo scoglio della rinuncia o di una presa di coscienza. No, non siamo sulle strade del New Jersey, n? tantomeno on the road verso l?heartland pi? puro della tradizione americana, ma sulla costa romagnola, dove sei ragazzi pieni di energia hanno trovato la loro dimensione grazie alla lezione dei maestri di un genere, quello che nel nostro paese ha avuto vita dura, a parte qualche rara eccezione.
Eppure il loro, quello dei vari Springsteen, Seger, Mellencamp, Petty, ? un linguaggio universale che parla ai sensi del vissuto di ognuno di noi, senza filtri, senza retorica, e forse ? questa la ragione principale di un mancato riscontro, non si tratta assolutamente di una tradizione estranea alla nostra cultura.
?A Woody e a chi ha inventato il rock?n?roll: una chitarra, tre accordi e la verit??: questa ? una frase che leggo nel booklet di Merry Go Round, autore Lorenzo ?Miami? Semprini, cuore pulsante di una band che fa del rock stradaiolo un perfetto veicolo espressivo. Ma ? tutto il gruppo a muoversi bene, in primis la chitarra di Beppe ?City Rocker? Ardito, un talento tutto da godere che imprime ad alcuni brani una forza che ci rimanda dritti dritti a un?epoca che fu ma che non muore. Il secondo album dei Miami annovera nei credits artisti che fanno rabbrividire, soprattutto per chi bazzica lungo quei sentieri che dalla Route 66 si involano verso il border. Ci sono belle canzoni, c?? un suono notevole a sprigionare un istinto comunicativo che latita ai nostri giorni, e seppur permeata dai tratti caratteristici delle fonti di ispirazione cui attinge (ben riconoscibili, non c?? che dire), l?intera raccolta si muove sui binari di una genuinit? priva di qualsiasi ornamento che non sia funzionale all?intenzione.
Si consiglia un ascolto ad alto volume, magari (ma non si potrebbe) durante un viaggio in auto sui colli bolognesi o su una qualsiasi country road che circonda le nostre emozioni, anche nell?accezione di One Way Ride, il brano che apre le danze, un blue collar rock disseminato di chitarre e fatica che conta su un fraseggio pianistico (Alessio Raffaelli) che rimanda al suono di un certo Mr. Bittan. Jewels And Medicine lascia spazio alle pietre che rotolano in direzione di un rock-blues cadenzato dalla bella armonica di Marc Reinsman (Joe Gruscheky e Bill Toms), Night On The Town ? una bella cover di un brano dei Del Fuegos, mentre My Sweet Rose ? uno degli highlight del disco, una bellissima ballata dal sapore tex-mex impreziosita dalla fisarmonica del grandissimo Joel Guzman e dal dobro e l?acustica di Bill Toms, oltre che dalla presenza di Erin Sax Seymour, che intreccia piccole magie con la voce.
Time Has Come conta sulla presenza del grande Ron Lasalle, che con il suo timbro inconfondibile rammenda tonalit? soul in un brano di imprinting decisamente rock (notevole il sax di Claudio ?Clay? Giani), Broken Souls ha i Clash nelle vene (e se Londra chiama Rimini risponde?), Love Has No Time ? una dolce e intima slow ballad che ricorda alcune inflessioni pop dei settanta, fino a giungere a un altro dei punti pi? alti, Sliding Doors, un pregevolissimo rock tune che si ? fatto le ossa dal vivo per sprigionare nei solchi tutta la sua energia (e qui Beppe Ardito d? il meglio di s?, soprattutto nella jam finale).
Non c?? alcun calo di tensione, anzi, Big Mistake ? una canzone ?politica? un po? in stile Neil Young, Trust Revisited (una delle mie preferite) rivela le ottime capacit? di penna di Luca ?Spiderman? Fabbri, una folk ballad con Jono Manson ai back vocals e l?ago della bussola puntato sul cantautorato dei grandi tempi che furono, con qualche gioved? di Jim Croce nel calendario (ottimo l?uso dell?armonica). Si prosegue con It?s Getting Late, una bella ballata con Springsteen nel cuore e Phil Brontz al sassofono, per chiudere il cerchio con il Last Ride strumentale (una slide di categoria superiore) e Merry Go Round, una rock rhyme tutta da godere.
Fa piacere che qualcuno si ricordi che la musica gira ancora intorno, ed ? proprio quella che resiste al futuro. Come le luci di un luna park?
David Nieri
THE SHIP MAGAZINE
Label: autoprodotto
Anno: 2008
Questo gruppo ? stata proprio una bellissima sorpresa. Capita di andare in un locale per assistere a una cover band dei Led Zeppelin, ed ecco che in sottofondo, aspettando l?esibizione, mettono su un disco che porta alla memoria i primi lavori di Bruce Springsteen. Chiedendo scopro che questa band sono i Miami & The Groovers. Merry Go Round ? il loro secondo album. La band di Lorenzo Semprini conferma le grandi doti musicali che li ha fatti conoscere in America, ancora prima che da noi. Come sempre i nostri talenti non trovano spazio nel panorama musicale italiano troppo attento a osannare i soliti personaggi. Il disco ? composto da tredici pezzi pi? due brevi intermezzi da luna-park (non a caso il disco ? intitolato ?Merry Go Round?, giostra) che aprono e chiudono il lavoro. Il suono ? quello dei rocker americani che sentono ancora forti le tradizioni del folk pur amando il rock fatto da chitarre elettriche. My Sweet Rose (con la partecipazione di Bill Toms e Joel Guzman, rispettivamente dobro e fisarmonica), Time Has Come ( duetto con Ron Lasalle), Trust Revisited (con la partecipazione di Jono Manson) e Night On The Town (cover dei Del Fuegos) sono i brani che maggiormente catturano l?ascoltatore al primo ascolto. Lorenzo Semprini esprime tutto il suo amore per la musica in questi brani carica di passione ed energia.
I Miami & The Groovers sono una bellissima realt? che come sempre rischiamo di farci scappare. Vorrei solo ricordare che nel 2004 Lorenzo Semprini ha partecipato al Light Of Day Benefit (festival dove si sono esibiti anche nell?edizione del 2008) al mitico Stone Pony di Asbury Park, New Jersey, suonando la stessa sera in cui si esibiscono artisti come Bruce Springsteen, Joe Gruscheky, Willie Nile. E nel 2006 viene invitato a partecipare quale unico artista italiano al leg italiano del Light of Day Europe esibendosi a Roma con Willie Nile, Jesse Malin e Joe D'Urso. Merry Go Round ? un disco di valore. Un acquisto sicuro di cui non pentirsi. La dimostrazione che anche in Italia sappiamo fare del rock.
Jacopo Aloisi
RECENSIONE DELLO SCRITTORE GIANLUCA MOROZZI:
A-1 HIGHWAY RIVISITED
(una recensione a Dirty Roads)
Okay, okay, lo so, non ? professionale, va bene, ma non sono mica un giornalista musicale, io. E Lorenzo approverebbe, secondo me.
In sostanza, mi sto ascoltando Dirty Roads in autostrada, sulla Milano-Bologna, di ritorno dal concerto di Steve Earle al Rolling Stone. E siccome la Milano-Bologna funziona cos?, che un po' si va, un po' si sta fermi in mezzo ai camion, un po' si va, un po' si sta fermi in mezzo ai camion, un po' si salta di corsia, al?, deviazione, restringimento a sinistra, restringimento a destra, al?, cantiere, cantiere, camion fermi, al?, uh, quanto si gode, a fare la Milano-Bologna, ecco, in quei momenti in cui sono fermo dietro ai camion ho tutto il tempo di prendere i miei appuntini. Secondo me a Lorenzo piacerebbe, che ascoltassi il suo disco in autostrada. Se qualcuno vuole leggere i miei libri mentre fa colazione o in spiaggia, sporco di olio solare, sappia che lo autorizzo personalmente.
Pronti? Via.
Ammettiamolo.
Chi di noi rocker non l'ha mai sognato, di scrivere una canzone che si chiama Rock'n roll night? Con quell'attacco cos?, con quelle chitarre cos?, con quell'apertura cos?? Allora, siccome c'? chi le cose le sogna e chi le cose le fa, ecco Rock'n roll night. Pi? o meno dalle parti di Lodi, mentre due camion fanno gare di sorpasso molto ma molto simpatiche, e poi, davvero, c'? un posto in un piccolo bar in cui puoi essere una rock'n roll star. E allora via che si sorpassa, camion nella corsia di destra, camion nella corsia di mezzo, ecco la Peugeot 106 grigia e sporca del reduce dal concerto di Steve Earle che s'incunea nella corsia di sinistra, col guidatore che canticchia It's a rock'n roll night! superando i due camionisti usciti forse da Duel. Che gareggiano per i fatti loro, molto ma molto simpaticamente. Mi astengo appena dall'aprire il finestrino e mostrare il dito medio.
Anche perch? sull'attacco di Highway (ehi!) mi tocca frenare il mio slancio per non infilarmi dentro una cisterna di latte, e intanto che freno il mio slancio penso che l'inizio mi rimanda a Souls of the departed, ma poi il resto del pezzo mi sa di, di (lo scrittore/recensore improvvisato cerca il giusto referente), hmm, Rolling Stones, ma ? banale, no!, John Mellencamp di inizio anni novanta, anzi, no, ci siamo!, i primi Black Crowes!, immaginiamo un curioso caso di teletrasporto per cui le corde vocali di Lorenzo si scambiano con quelle di Chris Robinson per cinque minuti e dodici secondi, siamo sui primi Black Crowes, secondo me.
Ah, senti che bella Waiting for me con Joe d'Urso (dopo un concerto al Renfe, la mia amica Antonietta aveva definito Joe d'Urso "uno di quei ragazzi che quando torna a casa dopo una dura giornata di lavoro per prima cosa abbraccia teneramente la fidanzata"). E l'assolo finale mi fa godere.
(questo "L'assolo finale mi fa godere" ? uno di quei complicati tecnicismi che siamo soliti usare noi vecchi e scafati recensori).
Su Lost penserete Ah, questo ? uno springsteeniano (dimenticavo di dirlo, sono springsteeniano), adesso far? uno scontato paragone con qualche ballata springsteeniana, non so, Drive all night, tipo, o cose cos?. E invece, Lost mi fa venire in mente Mike Scott. Perch? mi fa venire in mente Mike Scott? Perch? s?. E anche perch? questo cartello che mi sto trovando davanti secondo me vuol dire che devo fare un pezzo di autostrada nell'altra corsia...
...per? l'apertura mi fa pensare a Bob Seger tipo The famous final scene...
...ah, precisiamo, tutti questi paragoni a Mike Scott, ai Black Crowes, a Bob Seger, non sono mica sminuenti, eh, chiariamo. Non vogliono mica sottintendere mancanza di originalit?, per intenderci. Proprio per niente. Quando ho scritto Despero e mi hanno definito il Nick Hornby italiano, o quando mi hanno definito l'Irvine Welsh bolognese dopo Blackout, per dire, io ho goduto come un riccio.
(questo "Io ho goduto come un riccio", un po' come il discorso sull'assolo finale, ? una di quelle locuzioni che solo noi scrittori al sesto libro possiamo utilizzare senza vergognarci)
Back in town ? un pezzo perfetto. Ci sono tutti gli strumenti al posto giusto, il violino che entra come dovrebbe sempre entrare un violino, l'andamento bello che piace tanto a noi rocker, e poi dai, immaginiamoci il momento live... Lorenzo che canta "...we're going to be difference...", la band che si ferma e tutto il pubblico che punta l'indice verso il palco e canta "FOREVER YOUNG!"
Questa versione di Further up (on the road) mi piacerebbe anche suonata da Bruce. Davvero. La versione di The rising mi fa pensare a dei cacciatori di taglie che cavalcano tra i cactus, sotto un cielo bombardato di stelle, seguendo le tracce di qualche cavaliere con gli stivali da cimitero. Questa invece mi fa pensare a dei pistoleri seduti intorno a un fuoco, sotto un cielo rischiarato da due lune, tra i teschi di animali che non sarebbero mai dovuti esistere, spiati con odio da un mostruoso ragno a sette zampe di nome Mordred.
(giuro che non ho scritto quest'ultima parte sotto l'effetto di droghe di alcun tipo. Ho letto troppe volte La torre nera di Stephen King, forse. Oppure, questo curioso intreccio di linee bianche e linee gialle sovrapposte verso Reggio Emilia ha avuto un effetto lisergico su di me. Boh)
Walk in the light. Ci sono dei nomi che suonano bene, nel rock, per ricoprire il ruolo della little girl. Janie, tipo. O Jenny. Antonietta suona molto meno bene, nel rock, tanto che l'unica canzone con il nome "Antonietta" penso sia Il bicchiere dell'addio dei Modena City Ramblers.
Comunque Janie suona meglio, non c'? dubbio alcuno.
Su The tears are falling down non mi posso esprimere lucidamente. Io e il mio amico Larry, chitarrista dei Clampdown e da poco bassista dei Lookout Mama (che sarebbe il gruppo in cui suono indegnamente anch'io) sosteniamo da tempo che l'unica istituzione italiana da noi riconosciuta come tale ? la Gang (io dico i Gang, al maschile, ma ? la stessa cosa). E un pezzo in cui canta Marino Severini, per me, ? bello a prescindere.
Per? ? bello davvero.
Si avvicina l'incubo, il tappo dopo Modena Nord. Mi sa che me lo ascolto sette volte, questo disco, prima di arrivare a casa.
Vabb?.
Presente quando parlavo del pezzo perfetto? Hard times! Come diceva Stan Lee, 'nuff said.
Local rocking band ? uno di quei pezzi alla So young and in love che a noi springsteeniani piacciono tanto. Con quell'inizio di pianoforte che ci fa rivedere Roy Bittan da solo sul palco del Palamalaguti, mentre Bruce e la E Street Band rientrano con il passo del teppista prima di fare Stand on it.
...ah, naturalmente, anche i Lookout Mama ringraziano la E Street Band!
Come si scrive un pezzo come It takes a big rain, dopo aver scritto Local rocking band? Eh, non lo so, non sono mica Lorenzo Semprini, io. Suppongo che si faccia click, modalit? pezzo allegro/ modalit? ballata struggente. Ed ? struggente davvero, cavolo, con quel finale di piano che a noi springsteeniani fa venire in mente... beh, lasciamo perdere, ci siamo capiti.
Su Hard times #2 c'? Sandro Severini, e vale il discorso sui Gang gi? fatto prima...
Comunque io posso prendermela calma, mi sa, che la mia macchinetta scalcinata ? imprigionata in un blocco unico di ferro incolonnato da Modena Nord fino a Bologna, tutti in un budello ad unica corsia. A casa non ci arriver? forse mai, sospetto.
Allora non mi resta che ascoltarmi di nuovo Dirty Roads, sperando in quelle situazioni da film in cui, intrappolati in un ingorgo, ci si trova di fianco una bella ragazza e si fa amicizia. Invece nella corsia di destra c'? un tir, nella corsia di sinistra un uomo stranamente somigliante a un cane mastino. Sta ascoltando a volume inumano qualcosa che secondo me potrebbe essere Gigi d'Alessio, facendo sfrigolare le casse del suo stereo.
Allora, se vogliamo combattere a colpi di volume, combattiamo. Giro la manopola fino a otto, abbasso il finestrino, e canto a finestrino Haard times / we're living haaard times.
E vediamo chi la vince.
Miami & the Groovers ? Info & Booking: Dirty Roads Production 348 7967063 ?
www.miami-groovers.com ? lorenzo@s75.it
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