Willy Vlautin Nessuno al posto giusto
Jimenez, 2026, traduzione di Gianluca Testani, 236 pagine, euro 19 Narrativa Straniera | Romanzo
25/05/2026 di Valeria Di Tano
Siamo tutti abbastanza grandi per aver imparato che non esistono solo due tipi di famiglia: quella del Mulino Bianco, dove tutti si amano di un amore profondo e incondizionato in una casa arredata con mobili laccati, il frigorifero pieno e risorse illimitate; e quella disfunzionale, fatta di soprusi, prepotenze e scarsità di cose, sorrisi, opportunità.
Ci sono infinite sfumature, e sono quelle più vere, più concrete, fatte di persone premurose ma stanche, distratte ma piene di sensi di colpa, e di altre smarrite, arrabbiate, disilluse: è la convivenza tra desideri e negazioni, tra sentimenti contrastanti, incomunicabili, linguaggi incompatibili e paure, che dissemina il pavimento di casa con mine (metaforiche) pronte a esplodere e far saltare in aria tutto e tutti. È che essere famiglia è faticoso. E ci vuole uno scrittore sensibile e accurato nel tratteggiare l'ambiente intorno ai personaggi,prima ancora che chi li abita, per restituire con una emozione densa e reale i rapporti tra madre e figli, tra generazioni, tra fratelli. Willy Vlautin non è gentile con i suoi personaggi: li incastra in uno spazio povero e trascurato, li oppone uno all'altro con la crudezza di una provincia americana che ha smesso di sognare da parecchio, così tanto che quei sogni non li fa più nemmeno di notte.
Però esiste, in questo modo schietto e duro di raccontare, una tenerezza che si fa ballata, musicale e nostalgica insieme. I protagonisti di Nessuno al posto giusto cercano di vivere la vita migliore possibile e lo fanno con una consapevolezza amara che incanta. Come se questo non bastasse a rendere la lettura emozionante, Vlautin riesce anche ad affondare la penna nelle emozioni maschili, in un senso di paternità che non ha nulla a che fare con la mascolinità tossica, né i giochi di potere tra sessi o la resistenza alla delicatezza: i protagonisti anzi sono soprattutto uomini cocciutamente capaci di affetti profondi, radicati, anche se spesso fallimentari. Russell è un bambino di otto anni che cresce con uno sguardo adulto sul mondo che lo circonda, alla ricerca di una indipendenza che è insieme coraggio e smarrimento; Eddie è un adulto solitario suo malgrado, aggrappato al suo lavoro da imbianchino come a un'ancora di salvezza.
In un periodo storico (e letterario) in cui la maternità e la non maternità dominano le storie, Vlautin racconta l'essenza della paternità attraverso le connessioni tra i suoi due protagonisti: nella figura di Eddie, che si occupa e preoccupa di chi gli è attorno con premura vera e sentita, è bello riconoscere un modo più largo e tridimensionale di immaginare i rapporti tra le persone. È così, in fondo, che l'essere famiglia cura e protegge, che apre alla vita, che offre un vero rifugio, indipendentemente dai rapporti di sangue. Le donne di questo romanzo sono, come in uno specchio oscuro, l'altra faccia della medaglia: spaventate e frastornate, immature, responsabili ma non davvero colpevoli, in fuga, allo sbando. In questo romanzo la giostra gira attorno al punto fermo di un bambino e non riesco a non vedere in questa metafora il senso stesso della solidarietà come potere assoluto che appartiene a uomini e donne, insieme.
Vlautin scrive di un posto sbagliato, dove sono le persone a essere il posto migliore del mondo. Ed è bellissimo riuscire a credere che sia davvero così.
Willy Vlautin: Nato e cresciuto a Reno, in Nevada, è uno scrittore e musicista (leader dei Richmond Fontaine, ora membro dei Delines). È autore di otto romanzi: Motel Life (Jimenez 2020), Verso Nord (Jimenez 2022), La ballata di Charley Thompson (Mondadori 2014, Jimenez 2025), Io sarò qualcuno (Jimenez 2018), The Free (Jimenez 2019), La notte arriva sempre (Jimenez 2021), Il cavallo (Jimenez 2024) e Nessuno al posto giusto (Jimenez 2026).