Vinicio Capossela

Vinicio Capossela Non si muore tutte le mattine


I Narratori/Feltrinelli - € 16.00

di Francesco Ongaro
Questo di Capossela è un libro anomalo. Come la scienza ha dimostrato l’esistenza dell’antimateria, si può in questa circostanza parlare di antiscrittura. Intendendo con il termine la qualità di chi si avvicina alla scrittura demolendone la struttura narrativa, i canoni, le convenzioni; l’approccio di chi ha l’incoscienza di ricorrere a prospettive differenti – oblique, laterali, sovrastrutturali -.
Ne viene fuori un libro ad accumulo, ad impilamento. Se si toccano entrambi gli elettrodi, si scarica all’istante, e si rimane come percorsi da una corrente di immagini e di metafore tumultuosa. Un blitz energetico, un lampo che calcina. Capossela è narratore/viaggiatore di alto profilo. A cominciare dalla lingua. Una lingua di caglio e di coliche, putrida scolatura di pasta. Vomitata e vomitante, sporcata di neologismi, di onomatopee, di parole italianizzate da dialetti simileuropei. Una lingua da motel, una lingua da viaggiatori. Si legge pagina dopo pagina in febbricitante sovrapposizione ed è come essere attraversati da una radiazione invisibile. Sembra non sia rimasto segno, invece nel tempo affiorano scottature ovunque.

Non c’è un racconto unico, ma un intreccio di esistenze transumanti, che si richiamano e si rimandano segnali di sopravvivenza. Migrazioni che deviano dal percorso, svicolano in strade laterali, si impantanano in recessi temporali. Poeti strampalati, musicisti di pianura, tangenziali corrose dal traffico, spianate ipermercate, antennisti filosofi, costruttori di soldatini di piombo, sollevatori di peso. È una valanga. Forse un’ecatombe. Si sopravvive morendo; accettando la bruttezza e la bellezza, accettando ciò che si è, anelando improbabili ribellioni donchisciottesche. Più che detti, gli accadimenti sono suggeriti, più che ottenuti, subiti. E in quell’anelito si compiono, si compenetrano.

Come recensire un libro surreale? Un libro dove la razionalità è solo una forma dismessa di conoscenza, un abito troppo stretto o troppo largo? Mi è piaciuto? Forse. Però l’ho letto. Tutto. Fino all’ultima goccia, fino all’ultimo morso.

Consigliato a sognatori anarchici – ne esistono ancora? -, da centellinare ben freddo, nella paralizzante solitudine di un tempio inca.

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