Vasco Pratolini

Vasco Pratolini Metello


Mondadori, 2000, € 7,40

di Simona
Siamo a Firenze all’inizio del Novecento ed è la storia di Metello Salani che ci viene raccontata, con una sobrietà e uno spirito propri dell’autore. Metello è orfano, sua madre è morta dandolo alla luce e suo padre, renaiolo e anarchico, è morto in Arno. A Metello lo allevano degli zii, in campagna. Gli vogliono bene ma quando emigrano in Belgio per lavorare nelle miniere a lui non verrà dato il visto, perché non appartiene allo loro famiglia, così lo affidano a una vicina. Metello li vede partire e poi, improvvisamente, spicca la corsa e va Firenze. Firenze si sta trasformando, da poco tempo non è più capitale d’Italia, fervono i lavori e i progetti di risanamento e ristrutturazione dei quartieri fatiscenti del centro. Da questo momento la storia di Metello corre parallela alla vicenda di una città e di un paese. Metello ha la fortuna di incontrare brave persone e cresce con buoni maestri, trovati sulla strada. Certo non potrà mai essere colto, però è una persona equilibrata e intelligente, un poco egoista e vanesia, ma fondamentalmente è un buon ragazzo. Poco dopo l’arrivo a Firenze, un vecchio anarchico lo prende con sé e lo avvia al mestiere di muratore, quasi per caso, ma non c’è dubbio che questa sarà la sua professione per la vita. Così Metello cresce fra i primi amori e l’apprendistato tra i muratori. Poi arriva il servizi di leva e al ritorno, dopo tre anni di militare a Napoli, deve ricominciare da capo. Ma oramai è più maturo, e comincia a interessarsi dei problemi della sua professione, infatti non tarda a rendersi conto che le condizioni di vita e di lavoro sono sempre più dure. Arrivano anche le prime grane con la legge, allora decisamente repressiva. Saranno tre le volte che Metello andrà in prigione, e tutte e tre segneranno un cambiamento importante nella sua vita. Sarà proprio in carcere che Metello capirà di volere bene ad Ersilia, e penserà “quando esco me la sposo!”. Una storia “normale”, quella con Ersilia, sanfrediana, che è come dire tosta, sveglia, ma anche pratica, paziente e decisa. Figlia di un muratore anarchico morto sul lavoro, caduto dai ponteggi. Si sposa, mette su casa e famiglia, lavora. E così continua, semplice, la vita di Metello, il cui motto è “non essere mai il primo a farsi avanti e mai l’ultimo a tirarsi indietro”…ma poi sarà costretto a prendere posizione. E’ un periodo di fermenti, premono gli amici, i compagni muratori, premono dal canto loro i padroni, nascono le prime leghe dei mestieri –panettieri, rigattieri, muratori, renaioli- si fanno sentire gli anarchici e, sempre più forte, i socialisti. Si decidono gli scioperi e lo Sciopero che cambierà le loro vite per sempre. Di Metello e di Ersilia, di Firenze e dell’Italia. E’ una storia semplice e vera, quella di Metello, Ersilia, Giannotto, Berta, Bastiano, Olindo, Annita, Libero. Mestieri faticosi, nomi antichi e genuini, come la storia con la s minuscola, quella fatta tutti i giorni con le mani e la fatica della gente. Ma è una storia che vale la pena di essere raccontata, e di essere letta.

“E c’è un’alba, simile a mille altre che hai visto nel corso della tua vita, con la luce che è grigia e lentamente si schiara, e si colora, e dapprima è celeste, non rosa, è poi rosa, quindi in un baleno, da dietro i poggi, sbuca il sole, e il cielo, investito da tanta luce, sembra scattare più in alto. Tutto quanto accade cotesto giorno non potrà mai trapassare dalla memoria. E’ il giorno in cui, a nostra insaputa, la nostra vita si volta come si volta sul palmo il dorso della mano. Quel lunedì, Metello si avviava verso il cantiere, era l’alba e attraversava il ponte sul Mugnone, all’altezza del Romito; istintivamente si voltò, e questa fu la sua impressione: come se, spuntando il sole, qualcosa che fino allora tratteneva il cielo ne lo avesse liberato e precipitasse, zavorra di luce diciamo, sulla terra. Un istante, riprese il cammino e dopo qualche passo se n’era dimenticato. Ma era un sole d’inverno, presto lo seppellirono le nubi, dalle cime di Monte Senario e dell’Incontro gli corsero addosso grandi nuvole nere. E prima che i muratori potessero salire sui “ponti”, si scatenò il temporale.”

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