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Vanni Masala

Io sono Michel Petrucciani - illustrazioni di Marilena Pasini

Vanni Masala


Edizioni Curci, 2019

di Franco Bergoglio
Michel Petrucciani ha raggiunto una notorietà di cui pochi jazzisti hanno goduto negli ultimi decenni. Certamente una parte di questa celebrità è legata alla sua malattia, un dramma fin troppo evidente, che gli ha portato una esposizione mediatica oltre misura, una dimensione che il pianista comunque ricercava, affamato di riconoscimenti, quasi potessero essere una misura compensativa alle sofferenze che il destino gli aveva inflitto. Nel 1987 suona per la cerimonia dei Grammy Awards e negli anni a venire la storia ci consegna gli incontri con il Papa, Miles Davis, Whitney Houston. A oltre vent’anni dalla scomparsa, avvenuta nel 1999, possiamo invece accostarci al suo lavoro meno disturbati dall’eccessivo clamore. Un modo possibile è la lettura di questa graphic novel, deliziosa nella sua esecuzione, realizzata a quattro mani dal giornalista Vanni Masala, assistito ai disegni, sempre vari e comunicativi, da Marilena Pasini. I due affrontano la vita di Petrucciani a partire dalla sua poesia, dall’arte e dall’energia che questo piccolo uomo minato nel fisico ha saputo elargire sui palchi di tutto il mondo e con una produzione discografica vastissima.

Nella presentazione del libro Paolo Fresu lo ha definito “umano e sovraumano”, per il suo lavoro, giorno dopo giorno, quasi furioso, “intento a correre cineticamente più veloce di se stesso”.  La sua infermità, l’osteogenesi imperfetta, detta anche malattia delle ossa di vetro, lo ha perseguitato dalla nascita; unica via d’uscita il jazz. Fin dall’età di tre anni mostra una forte predisposizione per il pianoforte, gli piace suonare la batteria (ma il fisico non glielo consente) e ben presto entra nel giro giusto con amici di lungo corso come Manu Roche, Aldo Romano, Carla Marcotulli. Si innamora dei grandi miti del pianoforte da Bill Evans a Herbie Hancock e poi arriva la folgorazione per Coltrane. La graphic novel racconta, capitolo dopo capitolo, la strada di Petrucciani e in particolare si sofferma, senza scadere nell’aneddotica, sui momenti più intensi del suo percorso artistico, come  l’incontro con Charles Lloyd che riprende a suonare dopo anni di inattività, spronato dal talento del giovane pianista francese o con l’altro sassofonista tenore, oggi vero e proprio nume tutelare dello strumento, Wayne Shorter. Lavoro agile, imperdibile per gli appassionati di Petrucciani ma adatto a chi non lo conosce, con un toccante ricordo finale del figlio Alexandre Petrucciani.