Valerio Valentini Ci sono molti modi
readerforblind, 2025, 350 pagine, 17 euro Narrativa Italiana | Romanzo
27/03/2025 di Valeria Di Tano
Siamo abituati a leggere e vedere storie di assassini seriali, di femminicidi, stragi e attentati a opera della criminalità organizzata: interi filoni di true crime, noir e thriller sono pieni di una violenza che solo a volte viene stemperata nella cattura del colpevole e ancora più raramente gli innocenti vengono salvati o risparmiati, perché la realtà della cronaca negli ultimi anni ha spinto anche gli scrittori dei prodotti di intrattenimento a contemplare l'eventualità concreta che la morte esiste, il disordine dilaga, il male vince. Una questione di tendenze, di maturazione del gusto del pubblico e di certo anche una forma di maggiore consapevolezza: una presa di coscienza, più che una resa.
Eppure esiste ancora un tabù.
Una parola che, se viene cercata su un qualsiasi motore di ricerca, scatena un allarme generico e quasi ingenuo: sullo schermo compare la scritta "Possiamo aiutarti", un indirizzo mail, un numero di telefono da chiamare per trovare qualcuno con cui parlare.
Sembra ci siano violenze che fanno più male di altre, dolori e morti che sono più difficili da raccontare anche in uno spazio di finzione: non mi ero mai chiesta perché esista questa differenza finché non ho letto Ci sono molti modi, l'esordio letterario di Valerio Valentini.
Questo è oggettivamente un romanzo scomodo, narrato in prima persona dalla voce insieme ingenua e nichilista del suo protagonista, Riccardo. La sua, si comprende in un' alternanza di presente e di flashback, è una storia paradossale e grottesca: talmente spaventato e segnato dalla vista della morte da ragazzino, da aver abbracciato nella vita una filosofia spiazzante. Convinto di saper riconoscere in chi incrocia il germe che contagia organi e pensieri fino a svuotare la vita di ogni possibile felicità, è pronto a prestare i propri consigli per fare in modo che la fine sia un atto ordinato e disciplinato.
Leggendolo è impossibile provare empatia per quest' uomo, né assistere con condiscendenza alle morti di cui si costellano le pagine. Fa rabbia. E le sensazioni che suscita vengono ripescate da qualcosa che risiede in un punto profondo della coscienza di lettore, quella che di fronte a una certa disperazione vuole procedere nella lettura, perché, e questo è un altro elemento che non può essere ignorato, non si riesce a prevedere dove andranno a precipitare i pensieri di Riccardo, dove si strozzeranno, avvelenati, se daranno almeno a lui una via d'uscita.
Mi prendo la responsabilità di concludere il mio commento a questo romanzo affermando che è amaro e duro ma anche coraggioso. Perché in fondo, arrivati all' ultima pagina, non fa che sbattere in faccia al lettore la natura di quella differenza: questo è un delitto che scandalizza e smarrisce perché fa sentire in colpa, per quanto trascuriamo gli altri, per quanto trattiamo i nostri e gli altrui sentimenti con superficialità, per quanto non riusciamo a renderci conto che il dolore della disperazione è una sfumatura della vita.
Non della morte.