Valerio Monacò David Lynch. Il tempo del viaggio e del sogno
NPE, 2025, Saggistica e Narrativa, prefazione di Angelo Badalamenti, 263 pagine illustrate, 14 euro Biografie | Musica | Cinema
07/03/2025 di Laura Bianchi
È scomparso da poco il grande regista David Lynch, lasciando affrante schiere di appassionati; è uno dei pochi cineasti contemporanei che ha saputo coniugare cinema di qualità e di essai con un successo planetario, grazie a opere indimenticabili, che hanno segnato l'immaginario collettivo, da Mulholland Drive all'iconica serie TV Twin Peaks. Naturale è quindi che l'attenzione di tutti converga sulla fisionomia di questo artista, e lo scrittore Valerio Monacò bene ha fatto pubblicando David Lynch. Il tempo del viaggio e del sogno, per fornire un ritratto non convenzionale e molto affettuoso del regista. Come scrive nella prefazione il musicista Angelo Badalamenti, che per Lynch scrisse fondamentali colonne sonore, i due furono "spesso due anime nell'oscurità, ma l'obiettivo finale era sempre quello di far risplendere la luce". E la luce risplende non solo nelle opere, ma anche nella vita dell'artista, fin dall'infanzia, che ci rivela un piccolo David anticonformista, che a quindici anni vede in diretta l'assassinio di John Kennedy, alimentando così un'immaginazione fin da allora vivace e ricca.
A questo punto, va detto che Monacò intreccia spesso gli eventi della vita di Lynch con i riferimenti che egli in seguito avrebbe inserito in molte delle sue opere, prima tra tutte proprio Twin Peaks, ben consapevole di rivolgersi a lettori che conoscono alla perfezione quel mondo. Occorre quindi, perché il piacere sia più completo, sapere che la fidanzata del regista a quei tempi si chiamava Judy, o che l'assassinio sopra citato ha ispirato il fatto che il libro preferito dell’Agente Speciale Dale Cooper fosse proprio il Rapporto Warren Sull’Assassinio Di Kennedy, e anche chi siano Judy o Cooper. Ma anche chi conosce poco il mondo lynchiano può incuriosirsi, leggendo ad esempio che il regista divenne un abile disegnatore, che il suo pittore preferito era Francis Bacon, e che, per la creazione del primo esperimento Six Men Getting Sick (1966, a soli vent'anni), ideò "un’animazione lugubre di un minuto, proiettata su quello schermo. Il tutto accompagnato dall’assordante suono delle sirene di un’ambulanza."
La narrazione procede cronologicamente, ma si snoda in modo irregolare, quasi onirico, vivacissima, tra storie e aneddoti, avvincenti e chiarificatori del genio multiforme del regista, documentati da bellissime foto, come quelle che illustrano la genesi di The Elephant Man, e che riproducono il quartiere di Whitechapel alla fine dell'Ottocento, oltre a infiniti fili che intrecciano la vita di Merrick con quella di Jack lo Squartatore e perfino del celeberrimo musicista Trent Reznor, a cui Lynch affidò la colonna sonora di Strade Perdute (1997).
Il fulcro di tutto è comunque il "dinamismo folle" del regista, che viene perfettamente espresso nel progetto I Segreti di Twin Peaks (1991), con il suo sequel Twin Peaks del 2017, a cui l'autore dedica pagine ispirate: Lynch dirige i sei episodi chiave "con uno sguardo laterale rispetto alla realtà, interrompendo il pensiero e affidandosi all’ispirazione per sprofondare in un incubo mai visto prima. Penetrando nei ricordi e nell’inconscio, per ricolorarlo a suo piacimento."; e prosegue col sequel per "Una nuova alba cinematografica mai vista prima, che non segue nessuna regola della serialità e inganna con dilatazioni placide e incredibili cliffhanger. Non dà riferimenti, scoraggia, avanza sorretta dal sogno e dalla saggezza di Lynch e Frost (almeno uno dei due), sconfina imprevedibile, rassicura e disturba senza alcuna fretta restringendo prospettive e concentrandosi su casi patologici." Degne di nota sono anche le riflessioni concernenti l'uso della musica, e delle canzoni, da parte del regista, che vengono scelte "attraverso un processo irrazionale di libere associazioni, diventando occhio e poesia", a sottolineare lo stretto legame che Lynch intrattenne con l'esperienza uditiva.
A concludere il percorso, possiamo scorrere una lunghissima bibliografia, che non servirà solo a capire meglio ila mente del regista, ma anche ad approfondire la conoscenza dei moltissimi artisti che hanno sondato, prima e dopo di lui, il mondo dell'inconscio e del mistero.
Valerio Monacò: Scrittore, saggista, critico cinematografico, illustratore e giornalista, ha fondato il gruppo dark/industrial IAN Ain’t e ha ideato atmosphereblog.com, un blog che si occupa di cultura a 360°, oggi apparentemente scomparsi. Ha fondato lo studio creativo The Wild Bunch del quale fanno parte Gabriele Grosso, Angelo Locatelli e Ivan Mecca. Lavora da anni ad un progetto riguardante i 100 pugili più grandi di tutti i tempi, da lui illustrati.