Valeria Arnaldi

Valeria Arnaldi Pensavo fosse amore, quando la canzone romantica offende le donne


Arcana, 2025, 204 pagine, 16,50 euro Saggi | Musica

28/10/2025 di Giuseppe Catani

“Curatevi”. “Cara signora Arnaldi, le consiglio un ottimo psicologo”. “Mamma mia qua non si può dire più niente”. “Ma state impazzendo? Le abbiamo cantate per decenni, siete arrivati voi a romperci i c…”. “Avete rotto veramente il cazzo con questo femminismo d'accatto”. “Andare a fare il ragù, molto meglio che scrivere puttanate”. “A volte ho il sospetto che chi si accanisce su queste puttanate abbia in realtà bisogno di farsi una sana scopata”. “Perché intitolarlo Secchezza vaginale & solitudine pareva brutto”. “Pensavo fosse una scrittrice invece è una imbecille”.

Ecco un breve ma significativo campionario di “giudizi estetici” su Pensavo fosse amore, quando la canzone romantica offende le donne, di Valeria Arnaldi. Li trovate comodamente in rete, sui social gestiti da Arcana. Piccolo particolare: quei commenti di cui sopra sono stati rilasciati quando il libro non era ancora uscito, pertanto nessuno lo aveva ancora letto. Sono i social, bellezza, e questo è quanto.

Ma se tale accozzaglia di opinionisti in libertà (ahinoi, tra di loro figura anche qualche donna) avesse letto il volume in questione, avrebbe cambiato idea? Probabilmente no. Resta da chiedersi cosa abbia commesso di grave Arnaldi per meritare cotanti insulti. Risposta semplice: ha messo nero su bianco che alcune canzoni d’amore italiane (quelle di cui si parla nel volume, ovvio) sono sessiste, veicolano messaggi misogini e violenti, danno della cosiddetta “altra metà del cielo” una immagine quantomeno stereotipata. Per dire: la donna è debole, ha sempre bisogno di un uomo accanto che la rassicuri; la donna che tradisce è una zoccola e non va perdonata, l’uomo che tradisce ha solo commesso uno sbaglio di cui si pentirà, quindi merita un’altra possibilità; se la donna viene tradita è solo colpa sua; lei non può essere felice con un altro che non sia colui che l’ha fatta “diventare donna”. E così via.

Arnaldi è brava a demolire canzoni apparentemente innocue, ormai insinuatesi nel nostro immaginario con la loro leggerezza. Non ce n’è per nessuno, compreso un insospettabile come Fabrizio De Andrè. Non sfugge al massacro nemmeno Quello che le donne non dicono, la popolare canzone cantata da Fiorella Mannoia. Che, però, è stata scritta da Enrico Ruggeri. Ecco, se un appunto si può muovere all'opera, è proprio la mancanza di informazioni sugli autori dei testi analizzati: si parla di Lucio Battisti, ma non si nomina mai Mogol, idem per quel che riguarda i brani interpretati da Little Tony, Adriano Celentano o da Gianni Morandi. Un’altra osservazione potrebbe riguardare l’esiguità del capitolo riservato a rap e dintorni, ma, d’altra parte, il sottotitolo del libro fa esplicito riferimento alla “canzone romantica”, aggettivo, quest’ultimo che, bisogna ammetterlo, mal si concilia con la durezza dei testi dei rapper.

Collegandosi a uno dei commenti citati a inizio recensione, c’è da ammettere che, in effetti, Pensavo fosse amore, quando la canzone romantica offende le donne rompe i c... E parecchio. Anche se lo scopo di queste 204 pagine è provare a rompere, più che i santissimi, i nostri schemi di uomini che non devono chiedere mai, a rompere l'ormai anacronistica visione di donna moglie e madre. Se davvero volessimo superare certi modelli (e sarebbe anche ora), la lettura del libro potrebbe tornarci come minimo utile.  


Valeria Arnaldi, laureata in Scienze Politiche, è giornalista professionista. Collabora con quotidiani e mensili italiani e stranieri. Per Arcana ha già pubblicato Cartoon Rock, quando la musica si anima.