Tove Jansson

Tove Jansson L'onesta bugiarda


Iperborea, collana Gli Iperborei, 2025, 256 pagine, 18,50 euro Narrativa Straniera | Letteratura Straniera | romanzo

16/07/2026 di Ambrosia J. S. Imbornone

Iperborea ha ripubblicato da qualche mese L’onesta bugiarda di Tove Jansson, nella traduzione di Carmen Giorgetti Cima e con una nuova prefazione di Arianna Giorgia Bonazzi.

Questo romanzo del 1982 della storica scrittrice finlandese, appartenente alla minoranza linguistica di lingua svedese e scomparsa nel 2001, racconta la storia di una (non-)seduzione, quella che la pragmatica e calcolatrice Katri Kling mette in atto nei confronti dell’anziana Anna Aemelin, illustratrice di libri per bambini che ricorda per vari versi l’attività della stessa Jansson, figlia di un’illustratrice e a sua volta pittrice, vignettista e scrittrice, nota in tutto il mondo per la serie dei libri sugli stralunati Mumin. Questi buffi personaggi aiutano a guardare le cose da un’altra prospettiva, oltre le convenzioni e le contraddizioni del quotidiano, e questo romanzo, che appartiene invece alla seconda fase dell’opera dell’autrice, in cui si è rivolta al pubblico adulto, pure con grande maestria e finezza psicologica si diverte a ribaltare le prospettive. Con una scrittura chirurgica, asciutta e precisa, che diventa più sognante nelle descrizioni dei paesaggi finlandesi (memori della sua infanzia immersa nella selvaggia natura nordica), Jansson ci presenta infatti due protagoniste in qualche modo complementari, che si rivelano entrambe le oneste bugiarde del titolo.

Apparentemente la bugiarda infatti è Katri, che da un lato è ritenuta saggia e onesta tanto da dare consigli a tante persone del paese per questioni pratiche, mentre dall’altra passa per “strega”, come le ripetono i cori irriverenti dei bambini, per come riesce ad assicurarsi la fiducia della signorina Aemelin, per garantire un futuro economicamente migliore al fratello Mats, di cui si occupa da quando aveva sei anni, e poter realizzare il sogno del giovane di costruire e avere una barca tutta per sé. L’illustratrice invece sembra ingenua e infantile, ma Kling poi mette in luce come in realtà Anna inganni sé stessa e i bambini alle cui lettere era solita rispondere illudendoli di avere un legame privilegiato e amichevole con lei o che il mondo, a partire dai loro genitori, fosse solo perfetto e buono.

Katri resta onesta perché è attenta ai bisogni di Aemelin, tanto da diventare per lei un aiuto indispensabile, ma non perde il suo carattere ruvido e schietto, né finge per cercare di essere gentile, cosa che non le interessa, né le riuscirebbe. E arriva poi a rivelarle i suoi piani, per consentirle di credere ancora nelle persone che aveva screditato ai suoi occhi, per diventare il suo unico punto fermo; smontando la diffidenza che lei stessa aveva costruito, permette ad Anna di creare ancora, uscendo da un momento di crisi.

Dal canto suo, Aemelin, lungi dall’essere così buona come vorrebbe sembrare, butta le lettere dei genitori o della migliore amica, perché non trova più tracce di autentica stima e incoraggiamento nel suo lavoro da parte loro; inoltre toglie a Katri la fiducia e la compagnia del suo cane, addestrandolo di nascosto, o rischia di rovinare il sogno di Kling di regalare la barca al fratello, prendendosi inizialmente i meriti del dono. E lo stesso Mats, ritenuto letteralmente da alcuni, non senza cattiveria e con un’etichetta svilente, “lo scemo del villaggio”, nasconde un’aggressività a tratti pericolosa e lascia il dubbio ad alcuni di essere più furbo di quello che sembrerebbe. Innamorato di romanzi di avventura per ragazzi così come lo è Anna, stabilisce con lei un rapporto di confidenze e dibattiti librari, da cui Katri si sente esclusa. Persino i bambini che mandano le letterine all’anziana illustratrice sono presentati in fondo come degli egoisti che puntano solo ad ottenere qualcosa, come gli adulti.

Insomma, le apparenze ingannano, ingannatrice e ingannata si scambiano i ruoli nel conquistare la fiducia o tagliare fuori dal “cerchio magico”, per cui il rapporto tra Anna e Katri sembra fatto di schermaglie amorose, di colpi ricevuti e inferti, di discussioni e riconciliazioni, in un bisogno e interesse che in fondo è reciproco e, al netto delle bugie, anche in qualche modo sincero.

E la stessa scrittrice probabilmente è rappresentata da entrambe le protagoniste, dall’illustratrice dei conigli a fiori, che non sopporta l’idea che possano diventare giocattoli urlanti, e dalla più giovane e pratica Katri, che conosce bene i numeri e i conti e riesce a riorganizzare alla perfezione tutti gli affari trascurati da Anna per un privilegio di classe che le permetteva di poter disprezzare il denaro. E alla fine del libro le due finiscono per essere meno diverse che in apertura, con Aemelin che riesce a riprendere a ritrarre il sottobosco, cogliendone colori e sfumature, ma mettendo da parte l’illusione irrazionale dei conigli fioriti.

Una storia avvincente e realistica, raccontata con una scrittura in cui non esiste il superfluo e riesce rappresentare in modo vivido i personaggi, passando a volte dalla terza persona alla prima per dare spazio ai pensieri diretti di Katri Kling. Un libro che fa riflettere su sincerità e onestà, sulla solitudine e gli affetti familiari, sul bisogno economico e l’amicizia. E, come faceva Anna Aemelin raffigurando il sottobosco in modo fedele e minuzioso, ci costringe a vedere veramente.

Nata a Helsinki, Tove Jansson (1914-2001) è considerata “monumento nazionale” in Finlandia, dove nel 1994 le celebrazioni per il suo ottantesimo compleanno sono durate un intero anno. La sua serie di libri sui Mumin, apparsi per la prima volta nel 1946, tradotti anche in Italia e portati sullo schermo con grande successo negli Stati Uniti, sono un classico di culto noto e amato in tutto il mondo. Con lo stesso spirito, ironico e poetico, acuto e dissacrante, la scrittrice, a partire dagli anni Settanta, si è rivolta nei suoi romanzi anche agli adulti. In Italia i suoi libri sono pubblicati da Iperborea.