Tiya Miles Il Sacco di Ashley - Storia di tre generazioni di donne nere americane
Iperborea edizioni, 2026, traduzione di Norman Gobetti, 406 pp., euro 20 Narrativa Straniera | Saggi | Saggistica narrativa
09/10/2026 di Eliana Barlocco
Tutte le forme inanimate non possono definirsi tali. Ogni oggetto è vivo nel momento stesso in cui noi gli diamo un ruolo, sia esso attivo o passivo. Quella raccontata in questo libro è la storia di un oggetto, tramandato di madre in figlia. L’autrice, Tiya Miles, ne rimane così affascinata da cominciare un’indagine per scoprirne la storia.
Il Sacco di Ashley - Storia di tre generazioni di donne nere americane, edizioni Iperborea nella traduzione di Norman Gobetti, racconta dell’eredità che una madre lascia alla figlia di nove anni: un sacco contenente un vestito sbrindellato, una manciata di noci pecan, una ciocca di capelli e tutto il suo amore. Siamo nel Sud degli Stati Uniti e Rose, una donna afro americana in schiavitù, viene separata dalla figlia Ashley. A questa, affida un piccolo tesoro (il sacco) che l’accompagnerà per tutta la vita e che, giunto miracolosamente fino a noi, reca una scritta ricamata da Ruth (Rose è la bisnonna) che ne descrive il contenuto. Myles, con la fluidità di un romanzo e lo svolgimento di un saggio, riavvolge il filo della vicenda. L’analisi che ne deriva parte dapprima dalla ricerca dell’identità delle protagoniste, e le figure vengono tratteggiate ricavando informazioni anche dalle testimonianze dell’epoca (Slave narratives).
Il sacco diviene quindi un mezzo per indagare la sanguinaria storia degli Stati del Sud, la società schiavista e gli espedienti che uomini e donne non liberi adottavano per non perdersi nell’ineluttabile destino che incombeva sulle loro vite. “Siamo un popolo che ha perso una madrepatria, una lingua madre e una madre che conosca i nostri nuovi nomi”. Nel totale sradicamento che consegue la condizione dei singoli individui possiamo immaginare che quell’oggetto abbia rappresentato per Ashley un’ancora di salvezza; la sola certezza a cui aggrapparsi per non perdersi nella propria solitaria disperazione. Il sacco racchiudeva intenzioni e pezzi di vita: un vestito sbrindellato per coprirsi, le noci energia o rifugio nei momenti difficili, i capelli indistruttibili fili umani, l’amore impalpabile e onnipresente di una madre. Infine quel ricamo, tracciato con colori diversi, ci ricorda il destino comune di Una e di Mille donne. Sono una prova, una testimonianza storica e un esempio di resistenza dei legami d’amore familiari: “Il sacco cristallizza il dramma di una regione e una nazione dilaniate dalla crisi morale della vendita di esseri umani e della separazione forzata. Ma è anche così tangibilmente intimo e personale che lascia filtrare la luce della memoria su chi li vede e sui suoi legami famigliari…”
Tiya Miles è una storica americana che insegna a Harvard. Ha vinto lo Hiett Prize in the Humanities assegnato dal Dallas Institute of Humanities and Culture. Il sacco di Ashley, tra i migliori libri dell’anno per il New York Times, il Washington Post e The Atlantic, ha ottenuto numerosi riconoscimenti, tra cui il National Book Award.