Stefano Bollani

Stefano Bollani L’america di renato carosone


2004, ELLEU MULTIMEDIA

di Christian Verzeletti
Di questi tempi sono sempre più i musicisti che si avventurano nel campo della scrittura e gli scrittori che a loro volta si esibiscono in quello della musica, entrambi con risultati più o meno discutibili.
Da ciò non bisogna dedurre categoricamente che ognuno farebbe meglio a fare il proprio mestiere, ma semmai spronare ad una maggior competenza e ad una coscienza dei propri limiti.
È su questo che Stefano Bollani ha costruito “L’America di Renato Carosone”, volume edito dalla Elleu per la collana Racconti di Canzoni, uscito in contemporanea al nuovo disco “Concertone”: pianista jazz di valore e fama ormai internazionale, Bollani non è nuovo ad escursioni fuori dal suo genere specifico, che finora aveva però sempre condotto attraverso la musica. Evidentemente le varie collaborazioni ed esperienze gli sono state utili per dedurre un metodo, fondato sui concetti di sintesi, di chiarezza e di pertinenza.
Bollani non scrive come suona: quando produce parole, la sua mano non ha la stessa fantasia che possiede al pianoforte, ma sa quello che fa e soprattutto conosce la materia che tratta.
La musica di Carosone rientra infatti tra le sue prime influenze ed ispirazioni ed è ancora rintracciabile nell’ironia che il pianista ama riproporre con il suo strumento e con le sue interpretazioni. Bollani non si limita a tracciare un excursus dell’arte di Carosone, ma sfrutta “Tu vuo’ fa’ l’americano” come punto di partenza per condurre una ricerca storica sull’epoca e una riflessione sull’accondiscendenza nazionale nei confronti della cultura americana.
Con riferimenti anche al cinema e alla poesia, Bollani sottolinea come Carosone fosse un maestro nel produrre musica leggera e ballabile, dotata però di uno scoppiettante pullulare di livelli: da quello musicale (con rimandi al jazz, alla canzone napoletana, alla musica araba e mediterranea) a quello sociale in quanto specchio di un’epoca e di atteggiamenti che sono ancora parte del nostro essere italiani.
Di particolare rilievo anche l’intervista a Renzo Arbore, vero testimone dell’epoca, che è prova delle fonti autentiche su cui poggia il lavoro dell’autore. Altrettanto attendibile è anche l’invenzione del professore di sociologia dell’Università del Massachussets, Marshall E. Chonsky, più volte citato nel testo: per quanto il personaggio sia inesistente, la sua presenza nel lavoro è veritiera e esemplare anche di quel carattere bizzarro, proprio di Carosone come dello stesso Bollani.
Alla fine il piccolo volume rimane più una tesina che un libro vero e proprio, ma Bollani dimostra di aver passato l’esame e di potersi finalmente congratulare direttamente con uno dei maestri suoi e di tutta la musica italiana.

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