Stefano Bollani

Stefano Bollani La sindrome di brontolo


2006, Baldini Castoldi Dalai Narrativa Italiana | Racconti

di Christian Verzeletti
“La sindrome di Brontolo” è l’esordio letterario di Stefano Bollani, pianista jazz che si è meritatamente guadagnato popolarità e libertà al di fuori dei confini del genere. In realtà Bollani si era già cimentato sulla parola scritta con “L’America di Renato Carosone”, un piccolo volume dedicato al maestro napoletano uscito in contemporanea con “Concertone” (2004).
Come nella sua natura di musicista poliedrico, Bollani continua ad impegnarsi su più fronti: questo libro viene infatti pubblicato insieme ad un altro disco, “Piano solo”. Stavolta si tratta di un testo che esce dall’ambito musicale, un romanzo che ha le forme di un racconto, e si sente che la mano dell’autore non ha la stessa agilità che gli appartiene sulla tastiera.
Bollani si muove saltando tra cinque personaggi con un processo che è però più faticoso di quanto gli conosciamo: tra venditori di palloncini, tassisti astrusi e donne colpevolmente belle, crea una serie di incontri che esulano dalla realtà entrando e uscendo anche dal libro stesso.
La sindrome di Brontolo, quella per cui tutti si dimenticano il nome del nano più divertente e chiassoso, è un pretesto che denomina la comune fatica del vivere di questi uomini e donne, ansiosi di trovare risposte che non raggiungeranno mai: come esemplificato da Marco, un viaggiatore che conduce una vita diversa a seconda del paese in cui si trova, ognuno di loro ha rimosso la propria identità e si trova a doverla cercare in un mondo frammentato, in cui il caos si mescola al surreale.
Bollani mantiene una scrittura immediata e lineare, ma continua ad aprire finestre su finestre forzando i personaggi in diverse dimensioni: tante le storie incastonate, gli spunti non sviluppati, i pensieri appena accennati, appoggiati come citazioni e poi lasciati a volteggiare.
Come se non bastasse, i personaggi raccontano anche storie di altri personaggi, comprese quelle più o meno autobiografiche di un paio di musicisti, in un intreccio che alla fine appare vittima della stessa ansia vissuta dai protagonisti del libro. È interessante come stile e approccio siano simili a quelli del Bollani pianista, ma il risultato purtroppo non ha la stessa consistenza.
“La sindrome di Brontolo” è opera di una mente fervida e ingegnosa che azzarda un’intrusione nel mondo della letteratura senza avere alle spalle la necessaria struttura narrativa. È da lodare il tentativo di rappresentare un reale sempre più sconnesso, ma è ancora presto per parlare di un Bollani scrittore.


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