Simone Azzu Albergo Savoia
Edizioni Il Maestrale, 2026, 375 pp., euro 20 Narrativa Italiana | Romanzo
04/11/2026 di Eliana Barlocco
Il romanzo Albergo Savoia opera prima di Simone Azzu uscito di recente per le edizioni Il Maestrale è costruito in tre atti, con una impostazione teatrale quasi in forma di tragedia greca. Il palcoscenico su cui si svolgono le vicende narrate è quello della Sardegna che, non a caso in quanto isola, è uno spazio circoscritto da cui si vuole scappare e a cui sempre si ritorna: “Per l’isola è il posto dove nascondersi, il mare, perché da lì si può andare e non tornare, lasciare dietro e dimenticare. Tutti si fermano sulla banchina: nessuno avrà mai l’audacia di iniziare a nuotare.” Ma andiamo per ordine e restringiamo ulteriormente il campo d’azione. Ci ritroviamo così in una cittadina, in cui il bar Delfino e l’Albergo Savoia sono il perno su cui ruotano le vicende del romanzo. Luoghi frequentati uno dal popolo e l’altro dai ricchi signori. In una tragedia parte importante è svsta dal coro, qui rappresentato da coloro che abitano il bar, habitués di un luogo e di un modo di vivere da cui non possono staccarsi: “tutti erano in cerca di un lavoro e di una vita migliore, e però è anche vero che se qualcuno l’avesse proposta ci sarebbe stato un fuggi fuggi generale verso l’interno.” Da quel coro risaltano le vicende di alcuni in particolare, storie segnate da conflitti personali e non, rimpianti per scelte avventate o non fatte, inganni e malaffare, amori sfioriti, comprati, svuotati: “Il rilascio tra due amanti è semplicissimo: inspirano ed espirano. Ossigeno e anidride carbonica. Una nutre e l’altra ammazza. E si confondono.”
Sono Dino e Maria, Gianni, Vittorio e Giulia. Avanzano ognuno portando il proprio fardello personale che, nello stesso istante, viene condiviso da tutti i cittadini ognuno per la propria parte: il lavoro perso, l’incapacità di affermarsi, il desiderio di salpare verso nuovi lidi che si infrange tra le onde di quel mare. Tutti indossano una maschera che non disvela, se non sul finale, la vera essenza di ognuno.
Inesorabilmente ci si avvia verso la fine dell’anno e del romanzo; la lotta tra gli uomini e il loro destino è inevitabilmente impari. La morte che giunge improvvisa cala la scure, squarciando verità nascoste, e la violenza subdola scioglie i nodi di alcune esistenze; nulla cambia, eppure tutto si evolve verso abitudinari nuovi orizzonti.
Simone Azzu (Sassari, 1994) è drammaturgo, regista e performer. Ha scritto e diretto gli spettacoli Il Pubblico Bene, rappresentato in diversi Paesi europei, e Perrer: prigioniero politico, con cui ha vinto la XXIII edizione del Premio Museo Cervi - Teatro per la Memoria. È fondatore della Biblioteca Torgeir del Teatro Ridotto di Bologna e ha realizzato produzioni audio per Rai Radio 3 e RSI - Radiotelevisione svizzera. È docente di lettere e dottorando in Letterature Comparate presso l’Università degli Studi di Sassari. Questo è il suo romanzo d’esordio.