Silvio Ciappi Pop-Crime, spettacoli criminali e banalità del male
Bibliotheka, collana Formiche, 2026, 98 pagine, 14 euro Saggi | Società | Attualità
21/09/2026 di Giuseppe Catani
Quello di Silvio Ciappi, Pop-Crime, spettacoli criminali e banalità del male, sembra quasi un memoir di un criminologo. Dici criminologo e vengono in mente, d’istinto, le tante trasmissioni di ispirazione trash che imperversano da mane e sera sugli schermi televisivi del Paese a forma di stivale. Un criminologo è per sempre: se ne sta seduto su di un comodo divano, pronto a discettare sull’omicidio dl giorno, per poi spiegare ai presenti che l’unica verità è la propria e non quella del collega o dell’avvocato di turno. E poi via, di corsa verso una nuova poltrona sulla quale affondare il deretano e un altro studio adibito a dovere per l'ennesima baruffa.
Ovvio, si banalizza. Quello del criminologo è un lavoro serio, per nulla facile, con alle spalle studi matti e disperatissimi. Silvio Ciappi la tv l’ha frequentata poco, in compenso ha svolto il suo lavoro con entusiasmo e voglia di crescere, professionalmente e non solo: insegna, ha svolto e continua a svolgere incarichi importanti per conto di organizzazioni internazionali, è perito forense e psicoterapeuta. E si è trovato spesso faccia a faccia con assassini e soggetti violenti di ogni ordine e grado: malvagi, sfigati, orgogliosi, oppure pentiti delle loro malefatte. Possiamo definire Pop-crime alla stregua di un diario di bordo, di un tentativo di mettere ordine tra gli oltre trent’anni di attività del campo della criminologia. “Il mondo è ingarbugliato – spiega Ciappi -. E ingarbugliata, intricata, a volte disconnessa, è l’esistenza”. Si parte da un semplice assioma per ricordare che la violenza è figlia di disagi, di ansie, di disperazione e fragilità, di passati burrascosi. La parola chiave è dolore, il criminologo lo sa.
Tra queste 98 pagine, l’autore si muove attraverso le tante esperienze sul campo, la storicizzazione del passato (chi ricorda il ruolo del famigerato psichiatra Franco Ferracuti nella gestione del rapimento di Aldo Moro?) e le doverose critiche al sistema giudiziario italiano (in particolare per quel che riguarda le condizioni degli Istituti di Pena). Ma il viaggio di Ciappi è paradossalmente leggero, non solo per la scrittura elegante e fluida: la prosa è arricchita da una robusta quantità di citazioni letterarie e filosofiche che trovano una naturale collocazione tra un caso di omicidio e l’altro. A cascata, ecco i riferimenti a Platone, Italo Calvino, Emil Cioran, Raymond Carver, Emilio Gadda. Per forza di cose ci fermiamo qui, l’elenco sarebbe davvero lungo. E, sempre a proposito di citazioni, ecco cosa scrive l'autore riguardo le qualità che ogni buon criminologo dovrebbe sfoggiare nell’espletamento della propria attività professionale: “Se uno vuole fare il criminologo, dovrebbe fare un bel corso sulla tenerezza. Deporre le armi della conoscenza e apprendere ad ascoltare la vita inerme”. Potrebbe apparire scontato, ma forse non lo è…
Silvio Ciappi criminologo, perito forense e psicoterapeuta, è stato membro della Commissione ministeriale sulle vittime della criminalità (XIII Legislatura), istituita dal Ministero della Giustizia. Nel 2021 è stato nominato consulente della Commissione parlamentare d'Inchiesta sulla morte di David Rossi, manager dei Monte dei Paschi di Siena. Ha inoltre svolto funzioni di giudice onorario presso il Tribunale dei minorenni di Firenze e attività di esperto criminologo in diversi penitenziari italiani. È docente in diversi atenei italiani e scuole di specializzazione. Per conto della Commissione Europea ha svolto missioni internazionali in America latina, Africa e Asia. Tra i suoi libri più recenti, tutti pubblicati da Giunti, Odio. L'altra faccia del dolore (2023) Predatori. Dahmer, Bilancia e altri serial killer (2023), Il Branco. Storie di giovani, di violenza e di noia (2025) e Lettera a un giovane criminologo (2025).