Selma Lagerlöf

Selma Lagerlöf La maledizione dei Löwensköld


Iperborea, collana Gli Iperborei, traduzione di Andrea Berardini, 2026, 386 pagine, 19,50 euro Letteratura Straniera | Romanzo | Letteratura nordica

24/08/2026 di Ambrosia J. S. Imbornone

I romanzi e i racconti della svedese Selma Lagerlöf (1858-1940), prima scrittrice ad aggiudicarsi un premio Nobel per la letteratura (1909), si concentrano spesso su ricchezza e povertà, avidità e ambizione, amore e fede, premi e punizioni, attingendo spesso alle tradizioni popolari, alla dimensione della fiaba, talvolta non senza sfumature gotiche e con una sottile ironia del fato. Gli avidi sono puniti, ma i poveri possono restare miseri e derelitti, perché il moralismo, che permea le pagine spesso di giudizi e dubbi morali, può cedere il passo a un realismo vivace che conosce e ritrae con efficacia le ingiustizie della vita.

Nel romanzo La maledizione dei Löwensköld, però, pubblicato da qualche mese da Iperborea nella traduzione di Andrea Berardini, rispetto a L’anello rubato di cui rappresenta in qualche modo l’ideale continuazione, l’elemento moralistico è molto meno importante e scompare l’atmosfera gotica, magica e nordica. Questa storia del 1927, che si può leggere comunque in modo del tutto autonomo rispetto al Löwensköldska ringen del 1925, continua a seguire la famiglia dei Löwensköld, ma senza spettri e catene di odio: questa volta sotto i riflettori è soprattutto l’amore, quello familiare, tra madre e figlio e per figli ideali/putativi, e quello di una possibile o reale coppia. Amore che può essere non ricambiato, desiderato invano da un figlio disprezzato, o vivere in un desiderio irrealizzabile, che porta a tramare sottili intrighi.

C’è infatti una finissima attenzione alla psicologia dei personaggi e alle loro parole, pronunciate a voce o scritte, che possono essere dettate dall’ira o dalla delusione, sortire effetti imprevisti, provocare catastrofi e rotture, o persuadere in modo inesorabile come il veleno che Iago versava nelle orecchie dell’Otello shakespeariano.

Qui, in un'ambientazione vagamente ottocentesca, al posto di Iago troviamo una donna mediocre e insignificante, Thea Sundler, la moglie di un organista, che cerca di dividere il giovane vicario del parroco di Korskyrka, Karl-Artur, dalla fidanzata Charlotte Löwensköld, instillando in lui il dubbio che la giovane, che dà il titolo originale al romanzo, potesse essere ambiziosa e avida. La ragazza, fiera e umile, combattiva, ma anche disposta a sacrificarsi per amore, è un personaggio a tutto tondo, che spicca in un romanzo appassionante molto più del rigido pastore. Quest’ultimo, infatti, deludendo le aspettative della “colonnella”, l’affascinante ed energica madre Beate Ekenstedt che vive in sua adorazione, vuole a tutti i costi fuggire dalle tentazioni mondane del mondo, rinnegarle e fare solo il volere di Dio. Ma in questa sua intransigenza, lui, che si atteggia a uomo pio, generoso e onesto, dimostrerà di non saper amare. L’ombra dell’interesse economico aleggia su Charlotte tanto da farla disprezzare da tutti, ma la sua parabola, che si intreccia con quella del ricco Schagerström, poi dimostrerà che talvolta anche il denaro può farsi in qualche modo mezzo di amore, per aiutare le persone care e/o rispettarne la volontà.

Schagerström, che inizialmente potrebbe sembrare un personaggio di sfondo, non ha la bellezza angelica ed eterea del giovane predicatore: è brutto e goffo, ma la vita gli ha insegnato a guadagnarsi da vivere e mostra una sensibilità, una profondità e una delicatezza che lo rendono molto più ricco di sfumature, vivo e altruista di Karl-Artur, che, cresciuto nella bambagia e coccolato dalla madre che lo riteneva un genio, continua a volersi distinguere dagli altri anche nelle sue scelte estreme. Questa storia invece insegna che, se la vita è imprevedibile e può rovinosamente travolgere ogni piano, bisogna comunque essere flessibili e aprirsi alla scoperta dei lati positivi dell’esistenza, senza vederli solo come seduzioni del mondo, come il vicario di provincia.

E la bellezza della natura, ad esempio prima e dopo una pioggia, è descritta con una cura poetica, mentre azioni, abiti, caratteri, gesti, movimenti sono narrati con mirabile efficacia, con i particolari necessari (senza eccedere) e uno stile semplice, ma vivido, che rende ogni personaggio credibile e inconfondibile, tanto che sembra di conoscerne la voce, il tono, l’accento.

Lagerlöf è una narratrice straordinaria, che non banalizza le traversie amorose come in un romanzo rosa, ma scende nelle profondità delle motivazioni, dei dubbi, delle paure e delle speranze dei personaggi. Sa guardare dentro di loro, anche quando svolgono ruoli minori, e ritrarli con una maestria raffinata: le bastano anche pochi tocchi per mostrare l’anima di un uomo o di una donna nella sua interezza. Grazie a spaccati sociali articolati e disseminati nelle vicende, la scrittrice fa riflettere anche in questo romanzo sul privilegio e la miseria e questa volta anche sulla superficialità più meschina e sull’acume di chi va oltre le apparenze, sull’egoismo e il narcisismo da un lato e sulla disposizione d’animo di chi accetta di essere messo alla berlina o in disparte, per il bene della persona amata.

Sullo sfondo e tra i personaggi, una Svezia di modesti lavoratori e proprietari di fonderie, mendicanti e contabili, tra la dimensione provinciale dei piccoli paesi e i palazzi in città.

Che siate già dei lettori della scrittrice svedese o vogliate immergervi per la prima volta nella sua scrittura, è un romanzo consigliato.


Da maestra elementare a prima donna della storia insignita del premio Nobel per la letteratura e chiamata a far parte degli Accademici di Svezia, Selma Lagerlöf è stata a lungo l’autrice svedese più nota e amata nel mondo. Tra le sue opere più famose, Il meraviglioso viaggio di Nils Holgersson e La saga di Gösta Berling, che ha ispirato l’omonimo film di Mauritz Stiller (1924), con una delle prime interpretazioni di Greta Garbo, e l’opera I cavalieri di Ekebù di Riccardo Zandonai (1925). Iperborea ha inoltre pubblicato L’imperatore di Portugallia, L’anello rubato, Jerusalem, Bandito e le raccolte di racconti Il libro di Natale, La leggenda della rosa di Natale, La notte di Natale e Uomini e troll.