Seamus Deane

Seamus Deane Le parole della notte


Feltrinelli, 1997

di Simona
MISTERI D’IRLANDA

In fondo è sempre la stessa storia, e i personaggi delle storie irlandesi sono sempre gli stessi: famiglie poverissime e numerose, scuole severe, preti boriosi, sofferenze e semplicità, ironia e violenza. In Le parole della notte è un bambino a cui compete di raccontare, dal suo punto di vista, il pezzo di storia di Irlanda che attraversa la sua vita. E’ un bambino curioso che, come tutti, colora la realtà di presenze fantastiche, misteri, avventure e sogni. Ma quando si tratta dell’Irlanda, spesso, le leggende e i misteri appartengono più al vero che al fantastico.
Così la fanciullezza del protagonista è popolata di voci e personaggi inquietanti: c’è il campo degli scomparsi, sopra il quale non volano nemmeno i gabbiani, c’è il fantasma della sorellina Una, morta di meningite, ci sono le ombre che la madre vede sulle scale di casa, c’è Crazie Joe che fissa sempre il punto in cui la donna dei suoi sogni si è tramutata in volpe e, soprattutto, c’è la scomparsa dello zio Eddie, che si sussurra sia stato implicato con l’IRA. Attraverso ricordi, storie, racconti e immagini, il narratore scopre che il mondo segreto non è solo dei bambini ma, a volte, è proprio il mondo degli adulti a nascondere i più dolorosi segreti, soprattutto in Irlanda.
Il narratore racconta in prima persona, senza mai comunicare il proprio nome, e il romanzo si snoda attraverso gli anni, segnalati dalle date iscritte ad ogni inizio di capitolo. Ogni capitolo rappresenta un episodio importante nella crescita del ragazzino ma, soprattutto, contribuisce ad aggiungere un tassello in più alla costruzione del mistero di cui lui ha intuito l’esistenza, unico fra i suoi sette fratelli. Si tratta di un segreto che riguarda le due persone che lui ama più di ogni altra, suo padre e sua madre. Due persone che si ritrovano a vivere le loro vite insieme, ma separati da un passato violento ed enigmatico che ha toccato le rispettive famiglie, un passato col quale riescono a convivere solo rispettando, per sempre, una inconfessata consegna del silenzio. Nessuno di loro dice ciò che sa, ma mentre il padre riuscirà a portare questo peso fino alla fine, la madre sarà schiacciata dalla responsabilità, allontanando da sé il figlio nel momento cui si renderà conto che anche lui sa qualcosa.
E’ una bel racconto, in bilico fra il dramma e la spy story, in cui non mancano momenti divertenti. Forse è sempre la solita storia irlandese, ma è raccontata con partecipata intensità. Inoltre Heaney riesce a rendere davvero bene la sensazione del trascorrere del tempo che, in Irlanda, sembra sospeso: l’orizzonte è sempre uguale e le vecchie ferite non si rimarginano mai. Se i misteri della propria famiglia colorano la fanciullezza del protagonista è solo crescendo, solo con il trascorrere del tempo, che i diversi nodi si slegheranno ed egli acquisirà la maturità necessaria per comprendere tutto, per sopportare il peso della verità e, soprattutto, per sopportare il peso della sofferenza dei genitori. Passano più di vent’anni, durante i quali il segreto di una famiglia e la crescita di un ragazzino si intrecciano con la violenza politica della recente storia di Irlanda.
“Il padre di mia madre aveva fatto uccidere il fratello di mio padre. Ora lei lo sapeva, da poco prima che morisse il nonno. Mio padre non ne sapeva nulla. Mia madre era uscita con McIhlenny, il traditore che aveva fatto giustiziare Eddie, il fratello di mio padre. Questo mio padre non lo sapeva. E McIhlenny l’aveva lasciata per sposare Katie, sua sorella. Poi aveva ricevuto una soffiata ed era fuggito a Chicago. Questo Katie non lo sapeva. Né lo sapeva mio padre. Mia madre aveva sempre saputo che McIhlenny era fuggito, aveva sempre saputo che era una spia. Doveva averglielo detto suo padre; quello che non le aveva detto, fino a poco prima di morire, era la verità sulla fine di Eddie. Ora lei sapeva tutto. Sapeva che lo sapevo anch’io. E non aveva nessuna intenzione di parlarne. Come me. Ma non le garbava che io sapessi. E mio padre credeva di avermi detto tutto. Io non potevo dirgli nulla, ma mi dispiaceva che non sapesse. Ma solo mia madre poteva dirglielo, Nessun altro. Era il suo modo di amarlo, non dirglielo? Non dirlo a loro era il mio modo di amarli tutt’e due. Ma sapere ciò che sapevo mi separava da entrambi.”