Sarah Blau

Sarah Blau Il libro della creazione


Carbonio Editore, Collana Cielo stellato, 2020, 279 pagine, euro 16,50 Romanzo | Narrativa Straniera

28/12/2020 di Laura Bianchi
Il Golem è un'antichissima leggenda ebraica sul mito dell'uomo artificiale creato da un altro uomo, una sfida a Dio, per impossessarsi della sua forza creatrice, il che genera una punizione tramite la creatura. Ma Sarah Blau, scrittrice, giornalista e attrice, voce di spicco della letteratura israeliana, intende dare al mito una nuova linfa, e, ne Il libro della creazione, il suo primo romanzo, del 2007 (ma tradotto - benissimo - in italiano solo nel 2020, per Carbonio Editore), lo rivisita in chiave contemporanea, pensandolo come spunto per una reinvenzione fra il grottesco, l'ironico e l'esoterico.

La scrittura del libro, che contiene in sé slanci sentimentali, ironia acre, impulsi oscuri, magia ebraica e scene di perturbante erotismo, ha permesso all'inquieta scrittrice, anima autenticamente gotica e dark, contraddittoria e trasgressiva anche nella vita, di uscire dal suo nascondiglio, di toccare con coraggio il vissuto personale, emotivamente carico, aprendosi al lettore su zone dell'anima ferite e conflittuali, che rivelano il carattere di una trentenne compulsiva e narcisista, disturbata, preda di ricordi rimossi, di rimorsi nascosti e di impulsi insoddisfatti.

Telma, la protagonista, oscilla costantemente fra l'immagine di sé che intende dare agli altri, quella di figlia e nipote devota, ebrea zelante, impeccabile insegnante di storia, e quella che nutre nel proprio inconscio, una donna fragile, dalle inesistenti esperienze sentimentali, dalla sessualità contorta, che disprezza e insieme idolatra il proprio corpo, ed è succube delle sue passioni. La tensione fra le due Telma, che convivono spesso anche nella scrittura, tutta intessuta di discorsi in prima e seconda persona, esplode, a metà del romanzo, quando la donna cerca di creare un golem, l'uomo perfetto, e se ne innamora, ma non è chiaro se questo sia una creazione concreta, o piuttosto la proiezione di un desiderio intimo, o ancora il simbolo di quanto le parole, i pensieri, i sogni possano creare una realtà parallela, ma altrettanto forte, pervasiva e intensa della realtà comunemente accettata, se non di più.

In tutto il romanzo si avverte un dramma sullo sfondo, che non è solo quello vissuto dalla protagonista e dalla sua famiglia, ma quello che tutti gli ebrei hanno attraversato durante l'Olocausto, e che Blau può ricostruire solo dai ricordi degli anziani, come a sostenere il peso schiacciante della memoria collettiva. Pare evidente che la Shoah, esplicitamente evocata nelle parole della Telma insegnante e donna, sia una componente centrale della sua identità, attraverso cui ella si trova e in cui si confonde, una sorta di patologia, di dipendenza, una dedizione scura alla morte, alla distruzione. E, nella scrittura tesa e visionaria di Blau, sono molti i richiami al sangue, alla terra, alla putrefazione e al decadimento, inseriti con maestria, per costruire un'atmosfera instabile, sospesa, potentemente dark nel senso più vero del termine. Un viaggio tortuoso e indimenticabile, nel bene e nel male, all'interno di una donna e dei suoi fantasmi.

 


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