Sam Wasson

Sam Wasson Il grande addio - Chinatown e gli ultimi anni di Hollywood


2021, Jimenez Editrice, traduzione di Gianluca Testani, 395 pagine, 20 euro Biografie | Romanzo | Cinema

15/06/2021 di Laura Bianchi
Alzi la mano chi non conosce Chinatown, il film di Roman Polanski che nel 1974 stravolse tutti i paradigmi del cinema noir. Superfluo quindi riassumerne la trama, mentre una menzione speciale va fatta per la magistrale interpretazione di Jack Nicholson, Faye Dunaway e John Huston, oltre che per il soggetto del produttore Bob Evans, di chiarissima ispirazione chandleriana.

A quanti non hanno alzato la mano, farà piacere sapere che la casa editrice Jimenez ha fatto splendidamente tradurre da Gianluca Testani e ha recentemente pubblicato un saggio - racconto dell'autore americano Sam Wasson, Il grande addio - Chinatown e gli ultimi anni di Hollywood (The Big Goodbye: Chinatown and the Last Years of Hollywood), che ha riscosso un grande successo negli U.S.A.

Wasson si potrebbe definire uno storico della società, in particolare quella hollywoodiana, da nativo losangelino, che da sempre ama e segue i destini di una zona contraddittoria e affascinante, ricca di fermenti creativi e vibrante di ispirazioni, soprattutto durante gli anni Sessanta e Settanta, alla metà dei quali l'europeo Polanski dipinge un affresco tanto lucido quanto indimenticabile della società del tempo.

L'autore suddivide il suo corposo racconto in quattro parti, che descrivono gli intrecci creativi di quattro personaggi, e insieme quattro fasi di un "making of" di una delle opere cinematografiche (è possibile definirla ancora "pellicola"?...) più iconiche e complesse. Un poker di assi narrativi, che avvince il lettore come un romanzo, in un singolare ibrido fra il saggio storico e l'opera di invenzione, che ha del primo il rigore documentaristico, e della seconda il ritmo, denso di descrizioni vivide e di dialoghi davvero cinematografici, come quello presente nella terza parte, in cui Polanski ingaggia un vivace botta e risposta con la troupe che lo segue, oppure quello fra i tormentati amanti Anjelica Huston e Jack Nicholson all'inizio della quarta parte.

L'atmosfera cinica e realistica che emana dal film, con il furto d'acqua ai contadini della Owens Valley,  le corruzioni e la lotta per il potere, viene totalmente rispettata e restituita dalla penna di Wasson, che tratta i Big Four (Jack Nicholson, Roman Polanski, Robert TowneBob Evans) come degli archetipi non solo della creatività hollywoodiana, ma anche della sua società, che non presenta poi troppe differenze con quella attuale. Se alcuni dei protagonisti principali della storia, come Faye Dunaway o Jack Nicholson, non hanno voluto partecipare alla ricostruzione di Wasson, altri, come Anjelica Huston, l'assistente alla regia Hawk Koch e la costumista Anthea Sylbert, hanno aiutato a ricostruire i retroscena e l'atmosfera di quei tempi, riabilitando figure considerate minori, ma ugualmente importanti, come lo sceneggiatore Edward Taylor.

Il lettore si fa prendere così dalla rievocazione dell'amore di Polanski con Sharon Tate e del suo traumatico omicidio, partecipa alla rinascita della Paramount da parte di Evans, alle discussioni tra Polanski e Towne, sempre in cerca di soldi, Dunaway o Nicholson, o alla condanna di Polanski per abusi sessuali; ma soprattutto rivive una Los Angeles che costituisce ben più di un semplice sfondo, popolata da oggetti, situazioni, personaggi che Wasson rende indimenticabili.

E, se qualcuno ha alzato la mano alla domanda, questo è il libro giusto per approfondire una pietra miliare del cinema americano.