Rosa Viscardi

Rosa Viscardi Popular music, dinamiche della musica leggera dalla comunicazione di massa alla rivoluzione digitale


Ellissi editore 2004 Musica

di Simone Broglia
La Popular Music è sempre un argomento delicato: nonostante gli anni di studio ormai trascorsi, la sua trattazione è ancora alla ricerca di una vera e propria metodologia indagativa che si distanzi dagli approcci troppo legati alla musica colta e che prenda le distanze dagli occhi carichi di ideologia con cui si è guardata l’arte nel Novecento.
Novecento di cui tra l’altro la Popular Music è emblema e simbolo per due ragioni: primo perché questo genere denota tutta la musica nata dopo la possibilità di registrazione e che risente anche a livello estetico di questa influenza; secondo perché si apre con essa la possibilità dell’ascolto reiterato e disimpegnato.
Sottolineando questi due aspetti abbiamo già individuato un punto del libro di Rosa Viscardi che segna un po’ una rottura con gli studi musicologici tradizionali in questo campo: ovvero la definizione stessa di popular music. Se per Fabbri e Middleton la connotazione principale è quella della registrazione, cioè del cambio di medium o supporto, per la Viscardi è quella della definizione, secondo cui la semplicità e il disimpegno dell’ascolto diventano un tratto irrinunciabile.
Posto che per questo punto mi dissocio e non condivido la posizione della Viscardi, citando come controesempi sia quelli di Fabbri e Middleton, sia la necessità di problematizzare il termine “facilità” e di contestualizzarlo: è caratteristica del Novecento la “crisi del moderno” e l’alienazione dell’artista “colto” che si distacca sempre più dal pubblico, ma se parliamo di musica la stessa semplicità d’approccio era riscontrabile nelle epoche precedenti. La minore diffusione delle epoche precedenti non era tanto un problema di incomprensione quanto di poca possibilità di trasmissibilità.
Polemica a parte, nota piacevole del libro è che prenda una posizione su questo tema e abbia un taglio specifico, nonostante l’impostazione orizzontale. Spiegandoci meglio possiamo dire che il testo è suddiviso in quattro sezioni più bibliografia, “Industria e spettacolo”, “Nel sistema dei media”, “L’apparato del disco”, “Nuove realtà”. Queste quattro parti riescono in qualche modo a estendersi orizzontalmente fino a colmare quasi tutti i punti che si possono toccare parlando di popular music, quantomeno quelli più comuni. L’impostazione è diacronica: si comincia sostanzialmente con la nascita del fonografo e da lì si procede aprendo finestre, anche grafiche, su tematiche collegate. Interessante per fare un esempio è l’excursus breve sulla microfonazione a partire dai congegni idraulici egizi.
Come interessante è quella che più avanti tratta il microsolco e la stereofonia, passaggi brevi ma chiari e contestualizzati che rendono più chiaro un processo storico e sociale in pieno svolgimento. Infatti a differenza di testi storicamente forse più approfonditi e mirati, ad esempio quello di Fabbri contenuto nell’enciclopedia UTET, questo della Viscardi ha il pregio di approfondire gli aspetti più contemporanei tenendo insieme storia, tecniche, pubblico. Chiarisce in questo modo cosa sia “Musica liquida” e “Micromusica” e si interessa della vicenda dei neomelodici napoletani.
L’apparato bibliografico, quasi quaranta pagine di bibliografia suddivisa in settori, è uno dei più completi e un ottimo strumento per l’approfondimento. Il testo di Rosa Viscardi è un testo che sta sulla superficie e accenna passaggi in profondità per i quali però fornisce gli strumenti per proseguire. È un testo dall’impostazione manualistica molto consultabile, adatto per la preparazione di una parte panoramica in un corso universitario, un testo che per la sua strutturazione e rigore rivaluta pienamente il concetto di superficialità.