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Roberto Curatolo

Il ghepardo della Lunigiana

Roberto Curatolo


Manni Editori, 2019

di Laura Bianchi
La parabola dolorosa e avvincente di una cantante degli anni ‘60

Chi è Katia Rinero, la protagonista del romanzo di Curatolo?

Una brava ragazza di paese, dalla voce potente, vittima delle circostanze e di uomini senza scrupoli? Una figlia poco amata, perennemente alla ricerca di chi possa darle quell’amore a lungo negato? Una cantante disinvolta e spendacciona, tormentata dall’ambizione e dall’ansia di vivere? Una madre attenta e premurosa, che affronta immensi sacrifici per realizzare la propria vocazione? Una donna sull’orlo della depressione, consapevole del trascorrere del tempo, ma incapace di fronteggiarlo? Una nipote, una sorella, un’amica devota, ma incostante, capace di grandi slanci e di uguali meschinità? Un’artista che vive unicamente per la musica, e ad essa dona sogni, speranze, disillusioni?

Roberto Curatolo sa come entrare nell’animo femminile; lo ha già dimostrato in altre prove, lo vive quotidianamente nell’esercizio della propria professione medica, e, in questo caso, lo manifesta attraverso le parole. In un romanzo avvincente, che si legge d’un fiato, Curatolo traccia il ritratto vivo e realistico di una donna complessa, dall’esistenza difficile, vissuta in modo intenso e senza risparmio, sempre però nel segno di una coerenza intima, che la rende vicina all’esperienza di ciascuno di noi.

Con la consueta maestria, l’autore moltiplica i piani temporali e spaziali, ma senza sterili cerebralismi; il lettore si trova quindi ad ascoltare la voce narrante, che descrive la vicenda di Katia, cantante, che per un breve periodo, nei fulgidi anni Sessanta, si trova a sfiorare il grande successo, per poi venire dimenticata, fra fugaci rivincite e cocenti delusioni. Ad essa, si alterna il punto di vista interno della protagonista, coinvolta in un faticoso tentativo di comprendere se stessa e le ragioni delle proprie sconfitte, attraverso estenuanti e catartiche sedute di psicoterapia, che rivelano un flusso di coscienza incostante e denso di incognite.

Katia vive della propria voce, l’elemento più etereo del nostro essere, e ad essa affida il senso della propria esistenza, lo scopo del percorso, la mappa di un cammino lastricato di sogni, innanzitutto di amore, poi di maternità, infine di successo; cammino irto di difficoltà, punteggiato di incontri sbagliati, di rapporti fallimentari, di chimere fallaci, di sofferenze indicibili, ma, anche, di improvvise gioie, di speranze inesauste, di momenti di respiro, in una vita senza fiato.

Accanto a lei, Curatolo affianca un pugno di personaggi altrettanto complessi e controversi: gli amori della sua vita, lo sprezzante Dimitri, l’inetto Flavio, il ruvido Walter; i genitori, da Katia vissuti con insofferenza e rivissuti con comprensione; i figli, tanto desiderati e disperatamente amati. Un’umanità descritta con disincanto e precisione, nelle piccole e grandi ipocrisie, negli entusiasmi, nelle debolezze, simile alla protagonista (e forse anche a noi) per il bisogno insaziabile di bene, che sia declinato nella serenità dello spirito o nel benessere del corpo.

Sullo sfondo, ma non semplice fondale, è anche il mondo della musica italiana fra i Sessanta e i Settanta, con le competizioni canore, le centinaia di migliaia di 45 giri venduti, i tour sfiancanti, gli impresari cinici, le gelosie e le invidie; è l’Italia del boom economico, di una provincia che rincorre e emula, nel bene e nel male, la grande città, pur mantenendo, rispetto ad essa, sostanziali differenze valoriali e umane.

Impulsiva, sboccata, romantica suo malgrado, perennemente in bilico fra fatalismo e volontà, impregnata da un profondo senso di dignità e da un immenso rispetto per l’amore, Katia è figura mai sterilmente letteraria, ma personaggio pulsante, coeso e indimenticabile, nel suo cadere e rialzarsi, perdere e recuperare, disilludersi e sperare, desiderare di sparire e poi di riapparire, ancora e sempre, con la propria voce a guidarla, e farla volare alta sulle bassezze e sugli ostacoli della vita, sulla pesantezza del proprio corpo e di un mondo che non la comprende.

Proprio per questo, fin dall’inizio della vicenda, il desiderio di Katia è di sentirsi senza peso: tutt’uno con la sua voce, con la musica, con un dono, che, se a volte è stato dannazione, è comunque sempre lo spartito su cui interpretare l’esistenza.

Roberto Curatolo. Veronese, da molti anni vive a Milano dove è medico del lavoro. Allievo di Giuseppe Pontiggia, ha avuto plurimi e significativi riconoscimenti letterari. Ha pubblicato con Manni Editore due raccolte di racconti e due romanzi.

 

 



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