Riccardo Bertoncelli

Riccardo Bertoncelli Abitavo a Penny Lane - Memorie di anni gloriosi di rock, jazz e blues


Feltrinelli, 2026, collana Scintille, 240 pagine, 18 euro Biografie | Musica | Società

21/04/2026 di Valeria Di Tano

Il talento è poca cosa, senza una passione in cui vederlo sbocciare e crescere rigoglioso. Di questo sono certa da parecchio, ma ne ho avuto la conferma leggendo Abitavo a Penny Lane - Memorie di anni gloriosi di rock, jazz e blues, l'ultimo libro di Riccardo Bertoncelli, quello che oggi si definirebbe una via di mezzo tra un saggio e un memoir. In realtà il libro contiene le parti migliori di entrambe le categorie, senza però subirne i difetti: l'autore decide infatti di non indulgere a ricordi personali nostalgici o moraleggianti, ma di concentrare l'attenzione sul suo percorso di scrittura musicale, riuscendo contemporaneamente a mantenere viva e vivace la descrizione di quegli anni e di quella società di consumi culturali. Nessuna pesantezza, anzi: le pagine sono un concentrato di stimoli rispetto a decine di artisti e di band che sarebbe un vero peccato dimenticare.

Quello che colpisce, soprattutto, fin dalle prime pagine, è la semplicità con cui Bertoncelli ha imparato a costruire carriera e solidità professionale, in un ambiente che ancora non aveva nulla delle mille sfaccettature e degli spazi di manovra e crescita che conosciamo oggi: il suo è stato in sostanza un atto di colonizzazione di un terreno fertile appena sotto l'apparente aridità. E allo stesso tempo è illuminante seguire i ragionamenti che fa il critico musicale di oggi, con una lunghissima esperienza alle spalle, rispetto alla spontaneità creativa e spesso feroce degli inizi, di quegli anni in cui la Storia musicale, le leggende e i miti che abbiamo imparato a riconoscere come sacri, non erano che stelle appena nate nel cielo musicale: c'erano in gioco illusioni, delusioni, analisi fin troppo tempestive e impietose, una visone etica agguerrita di ciò che significava essere musicisti e fare musica. È un libro da cui si impara moltissimo anche rispetto a un mestiere, alla scrittura come strumento critico e dirompente, scandaloso, immaginifico; poi ci sono pagine commoventi, ironiche, appassionate. 

Bertoncelli insegna ad ascoltare, a pensare, e a ripensare, e, probabilmente senza nemmeno rendersene conto, dice molto sul senso di responsabilità, sul piacere di scrivere come atto coraggioso e incosciente insieme.

"Abitavo a Penny Lane" è un libro di musica, parole. E moltissimo cuore.