Reinhard Kaiser-Mühlecker

Reinhard Kaiser-Mühlecker Bracconieri


Carbonio Editore, collana Cielo Stellato, titolo originale Wilderer (2022), 2025, Traduzione Alessandra Iadicicco, Pagine 272, 21 euro Narrativa Straniera | Romanzo

29/07/2025 di Laura Bianchi

Reinhard Kaiser-Mühlecker sa scrivere. E ce ne si accorge fin dalle prime pagine di Bracconieri, il premiato romanzo del 2022, finalmente edito in Italia da Carbonio con la splendida traduzione di Alessandra Iadicicco, che rende in modo efficace la prosa nervosa, materica e sensuale dell'autore, attento ai minimi dettagli della quotidianità solo apparentemente banale di Jakob Fisher, un agricoltore dell'idillica Rosental, nell'Alta Austria, zona che egli conosce bene, e con cui sembra qui fare i conti. E sa scrivere, anche perché sa costruire una storia avvincente, un romanzo tra lo psicologico e il sentimentale, smarcandosi però dai clichés del secondo, per accentuare una cifra originale della narrazione, sospesa tra l'impersonalità e il soggettivismo.

Ci facciamo prendere, lentamente, ma invincibilmente, dalla personalità complessa e irrisolta di Jakob, gran lavoratore, taciturno e riservato, ma inquieto, nel suo trasformarsi dopo l'incontro con Katja, un’artista energica, in fuga da Salisburgo e da una vita di apparenze. Lui, un giovane uomo che non ha ancora mai "messo la parola felicità in relazione a se stesso". Lei, una giovane donna che fin dalla prima notte gli dice di non esser mai stata così tanto felice. E attorno, una pletora di figure minori, ma ottimamente disegnate, e fondamentali per la comprensione della fisionomia del protagonista, sospeso tra dolorosi ricordi del passato, irresolutezze del presente, angoscia paralizzante del futuro.

Jakob non esce mai dallo stretto perimetro della valle e del paese in cui ha la propria azienda, e sembra guardare con distacco la vita che scorre, il tempo che passa "come il vento attraverso il buco di una serratura". Ma, se il luogo è definito, perfino claustrofobico a tratti, compresso com'è tra la casa di Jakob e il recinto in cui si svolge la sua attività di agricoltore e allevatore, la narrazione procede in modo complesso, con un respiro sveviano: i piani temporali si accavallano, nel pensiero del protagonista, e lo scrittore sa alternare con sapienza dialoghi, spesso prosaici, concreti, composti da monosillabi, e lunghi passaggi in cui il lettore entra nella mente di Jakob, che indica per accenni le pieghe - o forse sarebbe più corretto dire i meandri - della sua mente, di un vissuto mai confessato, e che si svela solo nell'ultima parte del romanzo. Come succede a tutti noi, quando conosciamo la causa dei nostri traumi, ma non riteniamo necessario verbalizzare il ricordo rimosso, Jakob pensa in modo ellittico al proprio passato, e l'autore non lo comunica interamente al lettore, invitandolo a congetturare, a comprendere, e, in ultima analisi, a condividere la sua pena.

Questo è l'aspetto forse più intrigante e disturbante del romanzo, poiché fa leva anche sull'emotività del lettore, sulla sua empatia, capovolgendo i rapporti di forza, al punto che la decisa, pratica Katja, "troppo affidabile, troppo costante", che dice di sé "Me la cavo niente male nell'ottenere quello che voglio", con l'idea molto di moda di trasformare l'azienda in biologica per farla fruttare di più, finisce per apparire un altro piccolo meccanismo dell'ingranaggio capitalistico moderno, l'ennesima vittima dell'ottimismo della volontà, che impone a tutti l'equazione felicità = successo sociale, mentre in troppi sono preda di rapporti tossici e ipocriti all'interno della famiglia, sulle orme di Musil, Kafka, e dei nostri Svevo o Pirandello. In questo caso, la linea è soprattutto femminile, con la nonna, forse arricchitasi alle spese degli ebrei durante il nazismo, la madre, allucinata e assente, la sorella, instabile e ambigua; ma anche le figure paterne sono fragili e contraddittorie.

Bracconieri sono i due cani di Jakob, che appaiono all'inizio e verso la fine del racconto, e che evadono dal recinto per aggredire bestiole indifese, seguendo il loro istinto primordiale, come dice anche Peter, il veterinario del paese; ma bracconieri sono anche gli uomini, che percepiscono le debolezze altrui, per approfittarsene. E braccato sembra anche Jakob; eppure, il finale ambiguo, aperto, suggerisce un'ipotesi di senso, che il lettore può o meno seguire, sulle note di Ultra dei Depeche Mode. e di un verso: "We live in hope - chi l'aveva detto?(...)E, chiunque fosse l'autore della frase: era vera?". Riusciremo mai a trovare un amico a cui confidare tutti i nostri segreti, e a non vivere più sospesi come in una roulette russa? Kaiser-Mühlecker non ha una risposta, ma solo domande. E da un romanzo si chiede proprio questo.



Reinhard Kaiser-Mühlecker (1982) è cresciuto a Eberstalzell, in Alta Austria, dove tuttora gestisce l’azienda agricola di famiglia, affiancando l’attività di scrittore. Autore prolifico e pluripremiato, è considerato una delle voci più importanti della letteratura austriaca contemporanea. Con Bracconieri ha vinto il prestigioso Bayerischer Buchpreis nel 2022 ed è stato nominato al Deutscher Buchpreis e all’Österreichischer Buchpreis.