Premio Strega I finalisti del Premio Strega: sei romanzi storici, ognuno a modo suo
Narrativa Italiana | Romanzo
08/06/2026 di Laura Bianchi
Non si parla più di cinque, ma di sei finalisti del più prestigioso premio letterario italiano, il Premio Strega, il cui vincitore verrà proclamato tra un mese. Non è nemmeno possibile, quest'anno, tracciare un percorso che segua una linea comune tra i sei romanzi, scelti in una rosa di dodici. La selezione ha visto l'esclusione di alcuni titoli a mio parere molto validi, come il complesso e asciutto Acqua sporca, della scrittrice italofona cingalese Nadeesha Uyangoda, e di altri meno incisivi, come Occhi di bambina di Marco Vichi, e ora i candidati sono, secondo la classifica:
Michele Mari, I convitati di pietra (Einaudi),
Matteo Nucci, Platone. Una storia d'amore (Feltrinelli),
Bianca Pitzorno, La sonnambula (Bompiani),
Teresa Ciabatti, Donnaregina (Mondadori),
Alcide Pierantozzi, Lo sbilico (Einaudi),
Elena Rui, Vedove di Camus (L’orma).
Titoli molto diversi tra loro, per i quali appunto si possono trovare pochi tratti comuni, all'infuori del fatto che nessuno affronta la Storia in tutta la sua complessità, ma la osserva da punti di vista individuali, che siano autobiografici, biografici, di autofiction o di pura finzione.
Mari concepisce un romanzo che diviene una sorta di apologo paradossale: compagni di un liceo milanese che, nell'entusiasmo del diciott'anni, stabiliscono un premio da destinarsi al più longevo di loro, che riesca a vivere fino al 2050, assistendo quindi alla morte di tutti gli altri. Mentre la Milano in cui vivono si trasforma, e con essa la società - descritte entrambe con nitido acume -, i loro caratteri mantengono una sostanziale identità, e le loro esistenze minime, scandite da un ritrovo annuale che sembra sempre più una resa dei conti, vengono narrate con lucidità e ironia dall'autore, che non risparmia momenti di profonda emozione. Mescolare i generi sembra essere l'imperativo per Mari; si alternano momenti di comicità, dark comedy, giallo, grottesco, distopia, romanticismo, in una lettura che fa riflettere e appassiona.
"Vincolandosi a quel disegno, si erano messi nella condizione di non poter più pensare alla morte in sé, alla morte in assoluto, né tantomeno alla propria, con quanto di struggente e di drammatico e di alto questo pensiero comporta, ma solo alla morte in relazione agli altri."
Per Nucci invece si tratta di descrivere la parabola esistenziale di uno dei massimi filosofi, politici e visionari dell'antichità, Platone, colto nella sua tensione verso l'amore, l'eros, che non è mai solo attrazione fisica per un'altra persona, ma coinvolge ogni dimensione, compresa quella sociale, progettuale e intellettuale. Documenti storici, dialoghi, riferimenti alle opere sono comunque intrecciati con l'invenzione, in modo inestricabile e affascinante, e forgiano un'immagine politica di grande attualità, senza cedimenti da parte dell'autore nei confronti della moda di attualizzare il passato, ma restituendoci un Platone di carne, spirito e sangue, lontano dall'icona marmorea in cui certa educazione pretende di collocarlo, per neutralizzarlo.
"Amare sempre, per sempre. Lottare per la giustizia con tutto l’amore che c’è. Di Due Uno. Terra e Cielo. Non c’è altro da fare."
Romanzo di donne, su una donna, Ofelia Rossi, è quello di Pitzorno, autrice blockbuster, candidata, con questo romanzo magico e realistico, non solo al premio, ma forse anche alla sceneggiatura di un film o di una serie TV, visti il ritmo dei dialoghi, l'accuratezza delle descrizioni e l'unione tra storia e romanticismo con cui sono presentate le tematiche affrontate: la Sardegna di fine Ottocento, il clima gotico, la condizione femminile, i pregiudizi di genere e di classe, che portano la protagonista ad affrontare incomprensioni e difficoltà.
"Tu sei nata nella mia mente dal ritaglio di un vecchio quotidiano di Donora conservato chissà per quale motivo da mia nonna, dove appariva la pubblicità di una sonnambula".
Un'altra scrittrice, Ciabatti, costruisce un romanzo indefinibile, come ci si potrebbe aspettare da lei. La storia dei suoi incontri da giornalista con uno dei boss più spietati della camorra, Giuseppe Misso, che la sceglie come biografa, in un rapporto teso e ambiguo, e quindi l'analisi della criminalità organizzata italiana negli scorsi decenni, vengono intersecati, senza mai giustapporli, con momenti dell'esistenza dell'autrice, privati, familiari, anche delicatissimi, narrati senza ombra di autoassoluzione, ma con spietatezza e intensità, a volte estreme, ma necessarie. Un'opera scomoda, che coinvolge e colpisce.
"La persona in fondo al mare da me sollevata non è mio padre o quel che rimane di lui, ma una ragazza che nella risalita prende sembianze diverse: M., mia figlia, mia madre, mia nonna, me stessa, la ragazza che sono stata, questa ragazza che riporto in superficie."
Decisamente autobiografica sembra l'opera di Pierantozzi, che convive con un disturbo psichiatrico che rimanda allo spettro autistico, e che documenta con implacabile realismo il proprio disagio quotidiano e le proprie ansie. Invece, a condizionare il racconto e a non essere più solo lo sfondo è un'Italia contemporanea e contraddittoria, a volte empatica, molto più spesso insensibile, dalle istituzioni ai cittadini; lo stile asciutto e la lingua "feconda" dell'autore emanano comunque bagliori improvvisi, densi di lucida e ruvida consapevolezza. Libro indimenticabile, per la febbrile intensità che lo attraversa, e per gli squarci di dolente umanità.
"Il massacro sonoro dell'altro lido continuo a viverlo come una violenza, qualche cosa di dilaniante, che mi entra dentro contro la mia volontà. Quella musica è la spia della mia disabilità, è lo schianto della normalità che conflagra e comanda, scarrucola e sbaccaneggia, sfrigola e scucchia. La normalità fa tunfete tunfete tunfete, patatunfete patatunfete patatunfete. Le note della normalità sembrano le onomatopee della follia, la controbatteria dei miei cimbali e tamburi mentali."
Originale nell'approccio e ricco di sfumature nello stile è anche quello di Rui, che sceglie di raccontare Albert Camus, morto a 47 anni in un incidente stradale. L'autrice non segue il criterio documentario, strettamente biografico, bensì sceglie la reazione all'improvvisa perdita di ben quattro donne: la moglie e le tre amanti, tutte perse attorno - o meglio dietro - alla figura imponente, ingombrante, egoista e fragilissima del premio Nobel. L'autrice dimostra una grande maestria nel passare da un punto di vista all'altro, tra verità e verosimiglianza, usando a volte il discorso indiretto libero, per meglio penetrare la psicologia di donne tanto diverse, eppure tanto simili nella loro devozione verso Camus e nella coscienza di doverlo dividere con altre. Romanzo che supera di un balzo molti clichés, rendendo accessoria la fedeltà.
"Gli uomini sono pigri, abitudinari: non lo ha sempre saputo? Non si è già ritrovata con lui negli stessi ristoranti in cui pranzava con Maria? Esistono dubbi sul fatto che abbia amato Casarès, l'Unica? Le ha amate tutte, a suo modo, alcune più di altre, e Maria più di tutte, forse. Amate come un uomo, con la vanità di un uomo, l'egoismo di un uomo. È stata amata, dubitarne non le fa bene e non ha senso, conclude gettandosi sul letto, esausta."
Chiunque sia il vincitore, quest'anno lo Strega propone libri di valore.