Pierluigi Sabatti Infanzia triestina
Bottega Errante Edizioni, 2025, 169 pagine, 17 euro Narrativa Italiana | Romanzo | Storia
23/07/2025 di Valerio Corbetta
È il 26 ottobre 1954. Ninetto vive nel quartiere San Giacomo di Trieste con la sua famiglia, attorniato da un’umanità variegata che da quasi un decennio è uscita dalla guerra ma non ancora dall’occupazione, non più nazista, ma anglo-americana. Attraverso gli occhi ingenui e curiosi del bambino, la storia con la “S” maiuscola si mescola con quella degli eventi quotidiani, con le mille vicende che stanno dentro e dietro una città multiculturale, crocevia di popoli, lingue, religioni, tradizioni.
Pierluigi Sabatti, nelle 169 pagine di Infanzia triestina, riesce a condensare piccole realtà, tutte collegate tra loro: sa tratteggiare in poche righe le qualità e i difetti di chi è stato esule fiumano e ora si ritrova sospeso tra passato e futuro, lo affianca a chi ha nostalgia dell’epoca imperiale sotto gli austriaci, quando c’erano ordine e disciplina, ma anche fermento culturale; lo confronta poi con chi apprezza il protettorato alleato, che offre una libertà a lungo sognata ma non ancora pienamente conquistata, e chi invece ha un ricordo positivo dei pochi mesi in cui la città è stata in mano “ai s’ciavi” di Tito, protagonisti della liberazione, ma poi durissimi nella repressione di chi era anche solo sospettato di aver collaborato nei due anni sotto il giogo nazi-fascista. Il tutto infarcendo la scrittura di espressioni e discorsi in dialetto, punteggiandola di doppi cognomi di chi era stato costretto a modificare il proprio, uno dei tanti retaggi degli anni precedenti.
Trieste quel 26 ottobre diventa finalmente italiana, ma l’Istria finisce alla Jugoslavia, con tutte le fratture conseguenti per chi è costretto a scegliere se abbandonare le proprie terre o la propria patria. Il mondo è troppo grande perché Ninetto possa capire cosa stia succedendo, travolto dagli eventi e dalle spiegazioni raffazzonate che genitori, parenti e amici gli forniscono, tra mezze frasi, discorsi abbozzati e il classico “capirai quando sarai grande”, che rimanda le risposte a un futuro che arriverà solo nella rilettura dell’ultimo capitolo. Nel quale la soluzione rimane aperta: perché la storia di Trieste non si può liquidare troppo facilmente, legata com’è a tante sfaccettature, eredità culturali, fratture economiche e sociali che il tempo non ha ancora sanato totalmente.
Questo romanzo prova a fornire delle chiavi di lettura, aprendo il ventaglio dei punti di vista: dalla giornata di festa, con l’avvicinamento di una famiglia a Piazza Unità d’Italia, è un continuo spostarsi nell’arco temporale, per raccontare come i triestini, o almeno una parte di loro, hanno vissuto quel periodo storico che ha lasciato profondi solchi che restano da riempire ancora oggi, dopo il trattato di Osimo del 1975, che ha ratificato i confini a settant’anni dal Memorandum di Londra.