Pier Vittorio Tondelli

Pier Vittorio Tondelli Camere separate


Bompiani, 1989 Romanzo

di Arianna Marsico
“Camere separate” è l’ultimo vero e proprio romanzo di Tondelli, e ha un tono completamente diverso da altre sue opere,come ad esempio “Pao Pao”. Non è la storia di tanti amori che si intrecciano, bensì di un unico grande amore che nasce dopo tante ferite. Leo conosce Thomas per caso durante una festa, e ne è subito colpito: E’ in quel momento che Leo si accorge che qualcuno sta passandogli vicino[…]C’è un pianoforte e qualcuno lo sta suonando […]Leo si sofferma sul ragazzo al pianoforte accarezzandolo con lo sguardo. Lo indaga, lo scruta. Vede Thomas per la prima volta. E Thomas, come sentisse tutto il peso di quello sguardo, alza la testa fissandolo per una frazione di secondo. Da quell’istante nascerà un sentimento profondissimo ma non immune da lacerazioni. I problemi non scaturiscono dall’omosessualità, ma proprio dalla natura dei due protagonisti, capaci di raggiungere attimi di comunione profonda seguiti da baratri di distanza. Leo più volte si mette in discussione, chiedendosi se in uno come lui, uno scrittore, ci sia spazio per un sentimento comune ed al contempo unico come l’amore, se sia capace di tenere una relazione in piedi, se i contrasti con Thomas non nascano proprio dall’ostinarsi a considerarsi come tutti gli altri e dal non ammettere la propria alterità. Thomas dal canto suo soffre dell’ostinazione di Leo a tenere la loro storia a “camere separate”. Illuminante, su come sia dialettica la costruzione di un amore (che come canta Fossati spezza le vene delle mani mescola il sangue col sudore se te ne rimane) è il pensiero di Leo : E quando si accorgeva che Thomas aveva superato il momento critico, allora gli andava vicino e gli stringeva solamente la mano dicendogli:"Abbiamo bisogno di tempo. Di mettere tempo fra noi. Di vivere insieme, di viaggiare assieme, perchè il nostro pensiero riconosca istintivamente l'altro; e lo riconosca come una presenza automatica di consuetudine e di affetto. Abbiamo bisogno di molto tempo per accettare la brutalità del fatto di non essere più soli". Ecco il tema della solitudine che viene infranta dall’amore ,che ,come scrisse Rilke ,consiste in questo, che due solitudini si toccano, si accarezzano, si salutano, costringendoci ad un ripensamento di ogni nostra precedente consolidata certezza. E quando Leo non ha ancora “interiorizzato” del tutto Thomas, ecco il distacco irreversibile, che lo lascia completamente senza difese e riferimenti e lo costringe ad un ulteriore ripensamento di sé come Leo in quanto tale e non più di “Leo con Thomas”. La narrazione è sommessa, sofferta come la splendida “Amandoti” di Ferretti che seguirà nel 1990 (amarti m'affatica mi svuota dentro,qualcosa che assomiglia a ridere nel pianto,amarti m'affatica mi da' malinconia) commuove in più punti perché la storia ha un carattere universale, al punto che ognuno trova un brandello di sé in qualche parola . Le frasi sembrano scaturire spontaneamente, ed in realtà Tondelli ha lavorato tantissimo alla stesura…ma il bello dei romanzi riusciti non è proprio dissimulare fatica che l’autore ha compiuto per offrirci uno specchio in cui guardarci?