Pier Vittorio Buffa e Nicola Maranesi Liberazione Quotidiana - il 25 aprile 1945 nei diari di Pieve Santo Stefano
Succedeoggi Libri, 2025, 180 pagine, 18 euro Saggi | Società | Storia
31/07/2025 di Valerio Corbetta
In ottant’anni ne hanno scritto, detto, diretto, commentato, cantato, discusso in tanti. Il 25 aprile 1945 è scolpito nella Storia del nostro Paese come un giorno di svolta: l’uscita dal ventennio fascista, dall’occupazione tedesca seguita all’8 settembre 1943, la fine di un periodo oscuro, fatto di soprusi, violenze, libertà negate, guerra, morti, divisioni profonde e feroci. La libertà ritrovata, anche nelle semplici cose della vita quotidiana, è quanto di più prezioso regalarono quei primi giorni di una primavera non solo temporale, ma soprattutto dell’anima.
In Liberazione Quotidiana – in formato tascabile - curato da Pier Vittorio Buffa e Nicola Maranesi, la parola passa ai protagonisti di quell’evento: gente che l’ha vissuto in prima persona, posizionato da una parte o dall’altra della barricata. Con una ricerca e una selezione accurata, gli autori hanno creato un’antologia degli scritti depositati presso l’Archivio Diaristico Nazionale di Pieve Santo Stefano, in provincia di Arezzo, fondato nel 1984 da Saverio Tutino per raccogliere i testi originali di cittadini illustri o sconosciuti, redatti sotto forma di diari, lettere, memorie personali. Quelli scelti per costituire le 180 pagine del libro ci mostrano le reazioni di chi nella sua semplicità, osservava e registrava un passaggio epocale.
Ritroviamo, distribuite su un arco geografico ampio che va da Bolzano a Roma, passando per Milano, Brescia, Cremona, Verona, Siena, il Piemonte e l’Emilia, le gioie e le speranze di chi torna a casa dopo anni di esilio forzato sulle montagne o in città diverse dalla propria; il senso di leggerezza e di sollievo di chi finalmente può girare per le strade senza il terrore di essere fermato, arrestato, fucilato. Si raccontano prese di posizione estreme e reazioni controverse di fronte ad episodi di vendetta sommaria; e anche di chi reagì con disprezzo ai controversi fatti di Piazzale Loreto, col vilipendio del corpi di Mussolini, Petacci e dei gerarchi fucilati il giorno precedente a Giulino di Mezzegra.
Su tutto aleggia un senso di purezza: dagli scritti traspare la sensazione, di chi li sta mettendo su carta, di esser parte di qualcosa di grande, ma nel contempo di naturale, con la quotidianità e episodi di vita di ogni giorno a renderla unica. L’insegnamento che ne scaturisce è che la memoria va salvata: ed è più veritiera se a ricordarcela sono persone comuni, con i loro gesti semplici, le loro storie private che diventano di tutti.