Philip K. Dick

Philip K. Dick In terra ostile


Einaudi, 1998, £. 15.000

di Andrea Balestri
UN CONTROSOGNO D'AMERICA

Siamo in Usa, sono i primi anni '50, ma qui non si parla di grandi città o del miracolo economico, siamo in periferia e il protagonista della vicenda, Bruce, incarna una sorta di controsogno americano. Bruce ha ventiquattro anni e lavora in un grande magazzino, va in giro con la sua Mercury alla ricerca di partite di merci a buon prezzo, e durante uno di questi suoi viaggi si ferma nel suo paese natale, da una sua ex ragazza, Peg. Qui per lui avverrà un'incontro determinante, quello con Susan, che in seguito scoprirà essere stata una sua ex professoressa delle scuole medie. Da questo momento le cose succederanno rapidamente, e Bruce in un batter d'occhio si ritroverà sposato con Susan (al suo terzo matrimonio), padre di una figlia non sua e senza più il vecchio lavoro. Da qui si lancerà nell'impresa di rilanciare il vecchio negozio di Susan, trasformandolo in una rivendita di macchine da scrivere. Sarà a questo punto che conoscerà Milt Lumky, rappresentante di carta, personaggio carismatico e determinante per un affare che Bruce vorrà concludere a tutti i costi (si tratta dell' acquisto di macchine da scrivere elettriche di provenienza giapponese, difficilmente reperibili). Ma in questa impresa, come in molte altre occasioni della sua ancora breve vita, Bruce si dimostrerà impreparato e presuntuoso, così che anche cose apparentemente facili si riveleranno più ostiche del previsto. L'unica cosa che sembra riuscire bene a Bruce sono i lunghi ed estenuanti viaggi solitari con la sua auto, il che rispecchia il suo carattere egoista, distaccato e calcolatore. Ma Bruce nel suo viaggiare non è solo, deve fare i conti con quelle persone che ormai fanno parte della sua vita e che invece per lui, fin troppo egocentrico, rappresentano più che altro pedine di una virtuale scacchiera. Un libro dove le macchine e la loro tecnologia rappresentano una metafora degli schemi sociali con i quali dobbiamo convivere, senza perdere comunque di vista l'umanità che deve sottendere a tutti i rapporti personali. Una scrittura un po' soffocante e non proprio fluida che comunque contribuisce a rendere l'atmosfera pregna di quell'idea di fallimento così ben simboleggiata da tutti quegli insetti schiacciati sui vetri e paraurti delle imponenti automobili che sfrecciano sulle grandi strade americane.