Petra Hammesfahr Il seppellitore di bambole
Longanesi, 2001, £ 32000
di Simona
Con un titolo così terrificante il minimo che ci si potrebbe aspettare dalla lettura di questo libro è di essere attanagliati da sentimenti poco simpatici come l'angoscia, la tensione o addirittura l'orrore ad ogni riga che andiamo scorrendo con l'occhio metà chiuso per la paura. Invece, la cosa più sorprendente del romanzo risulta essere piuttosto il senso di noia che ci pervade a mano a mano che avanziamo nella nostra lettura. Ammetto di non essere una grande cultrice del genere però, evidentemente, è anche vero che non tutti gli scrittori di thirller sono Stephen King. Certo lo spunto è dei più inquietanti. Durante l'estate del 1995 cominciano a scomparire belle ragazze bionde e nel piccolo paese che fa da sfondo al racconto tutti già sospettano di Ben, il figlio degli Schlosser, un ragazzone ventiduenne con l'intelligenza di un bambino che scorrazza giorno e notte per i campi di granoturco sempre munito di binocolo, pala pieghevole e coltello, e con una passione insolita: fare a pezzi le bambole e poi seppellirle chissà dove. Accanto alla costruzione dei vari tasselli che compongono il mistero è evidente nel libro anche l'intenzione di ricreare l'atmosfera claustrofobica di una piccola comunità, paurosa nei confronti di tutto ciò che è "diverso" in un paese, la Germania, che ancora si ritrova a fare i conti con i gli anni bui del nazismo. Tuttavia i risultati non sono poi così mozzafiato se il colpevole risulta evidente in modo abbastanza palese ben prima della fine, se le figure principali del romanzo sono descritte in modo tale da non accattivare affatto la simpatia del lettore e se la girandola dei personaggi secondari e delle loro antiche tresche non fa che appesantire la storia senza arricchirla né di contenuti né di suspance. A mantenere il tono ancora più distaccato e meno partecipato è certo anche il punto di vista rappresentato dal racconto fatto da un terzo, ossia l'investigatrice che si occupa del caso la quale ci narra i fatti dopo che sono già avvenuti, quando è già stato trovato il colpevole. Tutto ciò, noia compresa, si prolunga per ben più di trecento pagine al termine delle quali il libro si fregia di un finale aperto presago di un seguito che, a dire il vero, non avrei nessuna fretta di leggere.