Paul Auster

Paul Auster Una nazione bagnata di sangue


Einaudi, 2024, traduzione di Cristiana Mennella, 106 pagine, 24 euro Narrativa Straniera | Saggi | Politica

01/04/2025 di Eliana Barlocco
Una nazione bagnata di sangue di Paul Auster è uscito per la collana Frontiere Einaudi nella traduzione in italiano di Cristina Mennella. Si tratta di una riflessione sulla vendita e la distribuzione delle armi all’interno degli Stati Uniti; considerazioni fatte partendo dall’analisi delle diverse sparatorie di massa intrecciate ad avvenimenti che hanno toccato la vita dell’autore stesso. Le parole vengono accompagnate dalle fotografie di Spencer Ostrander.

Le foto, scattate rigorosamente in bianco e nero, sono testimonianza dei luoghi dove sono avvenuti i massacri. Con un effetto di spoliazione dello spazio, trasformano le scene delle carneficine in non - luoghi. Immagini che cristallizzano il momento, fermando il tempo e l’azione. Questi edifici (non - luoghi) non a caso poi vengono trasformati in siti commemorativi, o abbattuti e ricostruiti altrove. Gli scatti appaiono quasi dei monili pendenti da una collana che lentamente, ma inesorabilmente, si stringe, soffocando il collo della nazione stessa. La mano che armeggia attorno al collo è lo Stato stesso che, per vari motivi di natura sociale, storica, utilitaristica, non riesce ad arginare il fenomeno: “…se siamo riusciti a fronteggiare i pericoli rappresentati dalle auto e a usare il cervello e l’interesse comune per combattere questi pericoli, perché non siamo in grado di fare altrettanto con le armi?” 

E così, in un tessuto sociale variegato e solcato da vecchi e recenti malesseri, ci si trova a piangere e pregare per i “ 'Morti per disperazione' una nuova definizione per un nuovo tipo di infelicità americana…”; eppure non vi sono solo i morti, restano anche i “vivi disperati” e muti: quelli che portano sulla loro carne i solchi perenni delle ferite, coloro che vedono falciati i propri cari rimanendo orfani e monchi di una parte del loro mondo.

Per superare tali traumi devono passare alcune generazioni, il dolore deve scivolare via a lungo come un fiume e, solo dopo un indefinibile quantità di tempo, si ergerà una diga che sappia sbarrare e dare un senso al flusso di sofferenza. Ed è, forse, l’operazione che fa Auster affrontando la sua vicenda familiare. Dalla lettura si esce intrisi un po’ di quel sangue che fatica a scorrere via.

 


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