Paolo Scardanelli

Paolo Scardanelli L`accordo - Era l`estate del 1979


Carbonio Editore, 2020, 180 pagine, 15 euro Romanzo | Letteratura Italiana

31/01/2021 di Arianna Marsico
Paolo Scardanelli è un geologo siciliano. Nelle vesti di scrittore conserva la capacità di analizzare e scandagliare nel profondo la crosta terrestre di ciascuno dei suoi personaggi. A iniziare dai protagonisti di L’accordo - Era l’estate del 1979, Paolo e Andrea, con quest’ultimo che nella seconda metà del romanzo prenderà il sopravvento, seppur raccontato dalle parole del primo. Sembra che Sennaya Ploshchad si intrecci con l’Etna, con il vulcano che rispecchia il ribollire dell’animo umano e le zone in ombra di San Pietroburgo.

Paolo e Andrea, dicevamo. Amici inseparabili fino all’estate del 1979, quella della maturità in un’epoca in cui le speranze di cambiamento sociale venivano lordate dal sangue sparso dal terrorismo: “...volevamo cambiare quelli che pensavamo ce l’avessero con noi: Dio, Stato, Famiglia. Volevamo che la loro stessa coscienza li portasse a esplodere e prendere il volo... cercavamo ‘L’uomo nuovo’. Ingredienti: un terzo di Cartesio, un terzo di Marx, un terzo di Lenin, per i più radical chic una spruzzata di filosofie orientali e una foglia di Hendrix. Servire agitato...”.

A settembre Paolo partirà verso il Nord per studiare all’Università, in modo da ampliare le proprie prospettive e solo in un secondo momento decidere se fare ritorno all’Isola natia. Nostos che si nega Andrea, decidendo di non partire, con la scusa della tormentata relazione con Anna, ma in realtà per incapacità (o non volontà?) di sfuggire alle catene paterne.

Al di là della storia, che forse è quasi un pretesto per dipanare riflessioni, due sono le cose che colpiscono maggiormente del romanzo. La prima è la scrittura di Paolo Scardanelli, immaginifica, alla Gesualdo Bufalino e Vincenzo Consolo, ricca di riferimenti alla musica (come il fragile e indimenticabile Jeff Buckley, certo non citato a caso), alla filosofia e alla letteratura. La seconda è quell’empatia con l’animo umano, con le sue fragilità, quel voler cercare di scardinare l’etica contemporanea della vittoria ad ogni costo, che non basti migliorarsi se non si è primi e non si prevale sull’altro. E, per spiegare tale concetto, l’autore non esita a ricorrere a metafore calcistiche: “O forse soltanto, rimanendo in metafora d’ambiente pedatorio, sapere arrivare secondi, esserne fieri, esser convinti ed esausti, avendo dato tutto, onusti d’etica, pregni di coscienza di sé, convinti che la vita in fondo sia anche semplice accettazione, di ruoli, spazi, ingiustizie, così sentii una volta parlare il boemo dalla voce corrosa dai vapori del tabacco […]oltre l’etica sacchiana della e nella vittoria, l’etica zemaniana della e nella sconfitta. È una dimensione più umana più consona alla nostra natura, sicuro distante dallo spirito della vittoria a ogni costo imperante oltreoceano e anche qui”.

A L’accordo - Era l’estate del 1979 non manca anche un tocco di noir, di giallo, ma quello tormentato di Manuel Vázquez Montalbán. Alla fine della lettura rimane una gran voglia di un seguito…