Paolo Crepet Riprendersi l'anima
Harper and Collins, 2026, 304 pagine, 19,90 euro Saggi | Società | Attualità
27/05/2026 di Laura Bianchi
Solo uno psichiatra dalla lunga esperienza, corazzato contro qualunque critica, abituato a suscitare discussioni e polemiche come Paolo Crepet avrebbe potuto concepire un saggio come Riprendersi l'anima, uscito per Harper and Collins. Perché l'autore, volto noto come opinionista televisivo, protagonista di un fortunato tour - spettacolo - reading che fa puntualmente il tutto esaurito, celebre per affermazioni nette e a tutto campo, dal veganesimo alla trap, intende volare alto, indifferente a chi lo critica, e proporre il proprio pensiero in modo articolato, ovviamente senza contraddittorio, ma sicuro di suscitare riflessioni e prese di posizioni da parte dei numerosi lettori, e anche dei detrattori.
Dedicato "agli Angeli", il saggio punta direttamente all'anima, come luogo insidiato da una società sempre più disumanizzante, e ci chiede: "che fine ha fatto l’anima? L’abbiamo persa, venduta, nascosta? Non tutti se lo domandano, qualcuno o qualcuna lo troverà impertinente, una seccatura, un’inutile provocazione. C’è chi non sa neanche cosa sia, chi non si è mai posto il problema pensando che riguardi solo qualche timorato di Dio. Ma se per molti è un fardello, uno stucchevole controcanto morale, un impedimento, per altri è ancora una sfida vitale." In questa ricerca, Crepet imbastisce un racconto in prima persona, molto lontano dal saggio cattedratico, fatto di brevi capitoli, di incontri e dialoghi vivaci, alcuni più intensi di altri, e non teme la ridondanza, il luogo comune, perché è convinto che questo possa essere non solo, come al solito, il rifugio autoconsolatorio di persone superficiali, ma anche, più raramente, una risorsa per scoprirci uomini tesi a cercare un senso, come gli altri, come tutti. Per questo, non sorprendono passaggi come "Bisogna sempre essere gentili con chi ci è straniero, potrebbe essere un angelo venuto a consolarci," o "Cittadinanza è dialettica e confronto, concimi di qualsiasi convivenza", o "Leggere, pensare sono rifugi, tane, asili, nidi. Privarsene non soltanto è stolto, ma suicida", perché coincidono con quanto si aspetta, desidera, auspica il lettore.
Così, i ricordi si snocciolano durante la lettura, restituendoci il profilo del padre, quello del nonno Mario, o del suo maestro elementare, l'odore della Citroën DS special, in cui Basaglia gli svelò l'intenzione di ripensare il concetto di cura per i malati psichiatrici, un incontro con un manager allibito perché un candidato a una posizione aveva ammesso di non leggere, quello con Cornelia e la sua bellezza nell'isola di Ios. Insieme, affronta i nodi della nostra società, dall'oblio digitale, reso impossibile, dalla differenza tra progresso e sviluppo, alla cancel culture, all'educazione, all'“adolescentizzazione genitoriale”, alla ridefinizione di concetti come entusiasmo e orgoglio, invitandoci a prendere posizione, perché "Rifiutarsi di essere neutrali significa voler far parte di un mondo capace di indignazione e di dignità." E c'è spazio anche per Rothko e i Rolling Stones di Paint it, Black, per una riflessione sull'arte "come contaminazione, apice e fine."
Una lettura senza fiato, densa di citazioni e ricapitolazioni, che persuaderà gli appassionati del suo pensiero, e scuoterà gli altri. Del resto, Crepet del suo maestro scrive una frase a futura memoria: "«Non bisogna vincere, ma convincere» ripeteva Franco Basaglia". Al lettore la scelta, se lasciarsi convincere o meno.
Paolo Crepet è uno psichiatra, sociologo, educatore, saggista e opinionista di fama internazionale, noto per il suo approccio lucido e innovativo ai temi del disagio sociale, dell'educazione e della salute mentale. Dopo la laurea in Medicina e Chirurgia presso l’Università di Padova nel 1976, ha conseguito una seconda laurea in Sociologia all’Università di Urbino nel 1980 e, nel 1985, la specializzazione in Psichiatria, proseguendo la sua formazione e attività professionale all’estero, in Danimarca, Regno Unito, Germania, Svizzera, Repubblica Ceca e India. Ha inoltre insegnato in università prestigiose come Harvard, Toronto e Rio de Janeiro. Conosciuto da un vasto pubblico grazie anche alle tante partecipazioni a trasmissioni televisive in cui viene invitato per le competenze e i pareri professionali, è autore di un grande numero di saggi.
È inoltre autore di opere di narrativa come I giorni dell'ira. Storie di matricidi, scritto insieme a Giancarlo De Cataldo (Feltrinelli, 1998 e 2024); Non mi chiedere di più (Barney, 2014) e Il caso della donna che smise di mangiare (Einaudi, 2015).