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Paola Capriolo

Marie e il Signor Mahler

Paola Capriolo


Bompiani, 2019

di Corrado Ori Tanzi
Per tre estati, le ultime della sua vita chiusa repentinamente a soli cinquant’anni, Gustav Mahler passò il suo tempo in un maso di Dobbiaco, nel Tirolo, di tanto in tanto in compagnia di sua moglie Alma. Qui, in una capanna in mezzo al bosco e non nelle undici stanze della casa che gli era stata destinata, compose la sua nona sinfonia, quella “impossibile” limpidezza espressiva tra strumentazione e voci che conosciamo come il Canto della terra e buttò giù i semi per l’incompiuta decima.

Un’esistenza triplicemente straniera quella del compositore e direttore d’orchestra austriaco, boemo in Austria, austriaco negli Stati Uniti ed ebreo in tutto il mondo. Di questi ultimi anni della sua vita, Paola Capriolo, mahleriana doc, scrive un’altra storia e ce la racconta in Marie e il signor Mahler, romanzo di una grazia e un’azzurrità senza pari. Accanto al celeberrimo musicista, la scrittrice pone Marie, nipote quindicenne del proprietario del maso, incaricata di accudire Mahler senza sconvolgere il delicato equilibrio che governa la vita dell’ospite.

Tra i due si genera un racconto che cancella il divario generazionale e si compone del sale della terra. Mahler sa bene che il suo tempo sta preparando pagine oscure e lo dice nelle sue composizioni che partono ancora dalla struttura tonale della musica ma si espandono in un universo di soluzioni armoniche decisamente ardite, ben poco consoni a un ascolto che privilegi la melodia. È il suo modo di parlare di anima, destino, di cercare un senso al vano della vita ed entrare dentro l’assurdo.

La piccola Marie diventa pian piano l’orecchio e gli occhi che a lui iniziano a mancare. Attorniati dalla folta vegetazione del bosco, i due diventano l’una la stampella dell’altro e viceversa. Il Maestro ha la necessità di spiegare le sue magiche e singolari soluzioni come un’immagine ha bisogno di uno specchio per conoscersi, e i rimandi della giovane sono polvere d’oro per la sua malinconica e profetica creatività. Mahler saprà trasformare in gesto concreto la sua gratitudine per tanto dono ricevuto in sorte e la piccola Marie seguirà dalle cronache sui giornali la fine del viaggio del suo vero amico, avvenuta a Vienna il 18 maggio 1911.

Di lì a poco il mondo scriverà la prima puntata della sua dissoluzione moderna. Mahler il tramonto lo aveva già musicato nelle sue sinfonie. Marie invece userà il biglietto d’ingresso al suo mondo nuovo viennese staccandosi da gelosie e invidie che avevano iniziato ad avvelenarle la vita.

Pagine mahleriane davvero quelle dell’amicizia tra Marie e Gustav ideata dall’autrice milanese, colorate e malinconiche, piene d’aria e chiuse in un’oscurità ruvida, crepuscolari e capaci di improvvise albe. Una lettura che non conosce confini. Dimenticate le lancette, allontanato il mondo che cammina sopra una follia, c’è solo da respirare a pieni polmoni dell’odore che produce un’unione di essere umani così lontani così vicini.

 

 

Paola Capriolo, Marie e il signor Mahler, Bompiani, 240 pagg., 17 euro

Corrado Ori Tanzi https://8thofmay.wordpress.com



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