Nick hornby

Nick hornby Shakespare Scriveva Per Soldi


Guanda, 2009 Romanzo

di Arianna Marsico
Se “Alta fedeltà” era una dichiarazione di amore incondizionato per la buona musica, “Shakespeare scriveva per soldi” lo è per la lettura, fedele compagna di viaggi mentali, il cui unico problema è “che non finisce mai”. Hornby ci offre un diario delle proprie letture che diventa meta-letteratura, senza alcuna pretesa di mettersi in cattedra.Deliziose sono a tal proposito le pagine dedicate alla “terribile signora della critica” interessata solo a stroncare libri brutti e non a scrivere di quelli apprezzati. Dall’autore, data anche la sua vena frizzante e la fama di scrittore “trendy”, forse ci si sarebbe aspettati altre letture, e invece per esempio si scopre che si è lanciato nel mondo della cosiddetta letteratura “per ragazzi” scoprendo perle, come “Skelling” di Almond, di cui un lettore adulto stupidamente si priva perché non le trova sugli scaffali graditi “ai critici terribili delle riviste serie”. E nel suo punzecchiare gli accademici distaccati dalla realtà si trova un predecessore illustre, Oscar Wilde. Si pensi al celebre aforisma “Non esistono libri belli o brutti, ma solo libri ben scritti o mal scritti.”o al fatto che ritenesse la critica soltanto “una sorta di autobiografia”. Hornby cavalca quest’onda, non risparmiando nemmeno Orwell, e così oltre a delle pagine scorrevoli e divertenti ci offre anche un invito a valutare i libri (ma non solo) di persona e per quello che sono,senza storcere il naso se non si tratta di opere blasonate, per andare oltre le verità consolidate di chi “non devia mai da un elenco prestabilito di libri” e quindi “è già intellettualmente morto”.


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