Motta

Vivere la musica

Motta


Edizioni Il Saggiatore

di Arianna Marsico
Vivere la musica arriva in piena pandemia, dopo un 2019 che ci aveva portato l’intensa autobiografia di Bobo Rondelli e la scanzonata anti - biografia degli Zen Circus. Rispetto a questi il libro ha però un approccio più “metodologico”. Gli stralci di vita vissuta, come quelli della scuola di canto da bambino, fanno capolino in modo quasi fugace, come istantanee rubate.

Il cuore del libro è fatto da riflessioni sull’importanza della musica nella vita di Francesco e anche su osservazioni sulla didattica, che in realtà potrebbero applicarsi non solo all’insegnamento della musica. Per i bambini tutto nasce dal gioco, dallo stupore, ed è solo così che possono approcciarsi a uno strumento. Gli aspetti tecnici devono arrivare dopo ed impartiti in un modo che non sembri un’imposizione, esatto opposto dell’insegnante ribattezzata da Francesco “la Cassiera della Standa”.

Un aspetto che Francesco sottolinea è l’amore per la sua famiglia, e su come generalmente non sia affatto punk detestare la famiglia. Come non lo è, nel momento in cui si decide di cercare di fare della musica il proprio futuro e non solo un passatempo (per quanto importante e benefico) essere indisciplinati, presentandosi alle prove o ai concerti in ritardo. Degli esordi con i Criminal Jokers infatti Francesco scrive che “Nessuno di noi è mai arrivato in ritardo a una prova: si arrivava sempre tutti in anticipo, perché non vedevamo l’ora di tornare a fare quella cosa insieme.”

Con l’aiuto di Damiano Scaramella Motta riesce a imprimere su carta e ad approfondire quei discorsi che spesso fa sul palco o durante le interviste, mantenendo intatto quel tono di chi si mette a nudo tra il felice e il timoroso perché sa di esporsi in assoluta onestà. Un’onestà che spinge a chiudersi in se stessi per poi aprirsi al mondo, perché in fondo questo è la musica per Francesco:

“Ascolta. Ascolta e basta. Ascolta e all’improvviso è solo al mondo”.