Michele Di Mauro

Michele Di Mauro Hey, sembra l`America - diario di un anno di insegnamento in U.S.A.


Battaglia Edizioni, 2020, 196 pagine, 15 euro Narrativa Italiana | Emergenti

16/02/2021 di Laura Bianchi
C'è una dose di masochismo, a scegliere di insegnare, oggi. Nonostante, o forse proprio perché, siano sempre più numerosi quanti pensano che fare l'insegnante sia un privilegio (tre mesi di ferie, diciotto ore di lavoro alla settimana, salario assicurato, etc etc), chi decide di intraprendere questo percorso deve avere una dose di incoscienza, o di autolesionismo, o di autentica passione per quanto desidera trasmettere.

C'è una dose forse ancor maggiore di masochismo in chi decide di insegnare latino in una high school del Maryland; sembra un azzardo troppo grande, portare una lingua morta in una scuola in cui gli studenti sono clienti, in cui la didattica è intrattenimento, in cui il consumismo domina e permea ogni momento del quotidiano.

Invece, Michele Di Mauro, 46 anni, vive e insegna latino in una high school del Maryland da dieci anni ormai. Della patria natale ha mantenuto però l'animus (eh, almeno qui occorre usare termini latini...), la vis ironica, lo sguardo acuto e disincantato, l'amore per la tradizione (sostantivo che proviene dal latino tra-do, ossia, consegno passando di mano in mano), e la passione per la trasmissione di un sapere solo apparentemente inutile, in una società prettamente utilitaristica.

Dalle sue esperienze di vita e didattica profondamente vissute sono nati prima un blog, https://excathedra20.home.blog/ , poi un libro, edito da Battaglia, con la benedizione e il supporto di Beppe Severgnini, che di Italians se ne intende.

Il volume, Hey, sembra l'America! - diario di un anno di insegnamento in USA, ha però il pregio di non essere una lamentatio (ancora il latino!) autoreferenziale sulla società americana, né un diario didattico e iperrealistico, ma, con sensibilità e genialità, Di Mauro preferisce ricapitolare il proprio percorso immaginando una scuola, la SHS, acronimo di Silvana High School, nel North Carolina, e, in essa, una classe composta da elementi eterogenei, sia per estrazione sociale, sia per etnia, paradigma di un concetto, quello degli United States of America, che ha rischiato, e forse rischia ancora, di restare sempre più un'idea astratta, poco praticabile nella realtà.

Il professor Di Mauro diventa allora Mr. D, moderno Don Chisciotte alle prese con una società, e con un modus vivendi (che lingua sarà mai questa?) che chi ama Orazio, Seneca o Lucrezio non può condividere in toto (rieccola...): una vita scolastica ritualizzata, fatta di giuramenti alla bandiera (a cui però si può sottrarre la testimone di Geova, grazie al politically correct), di pep rallies, di raduni di cheerleaders, di feste per l'inizio della scuola, chiamata ipocritamente homecoming, e per la graduation finale, di formulari da riempire e di aule da ristrutturare per renderle più attraenti agli occhi di adolescenti devoti all'idolo Snapchat. Una vita in cui carpe diem smette di essere un invito a gustare l'equilibrio della vita, per diventare l'obbligo a godere edonisticamente, e in cui pecunia non olet assume un significato pregnante.

Eppure, dalla lettura del libro, si ricava un'impressione agrodolce, che ci restituisce lo spaccato di un'America inusuale, provinciale, a suo modo ingenua, e il ritratto più efficace è rappresentato proprio dai suoi adolescenti, smarriti almeno quanto i loro genitori, alla ricerca di una realtà solo un po' meno fittizia di un'immagine Instagram, solo un po' più vicina all'American dream.

Una lettura da non giudicare a priori, dunque, bensì da inserire nei desiderata per le nostre letture, per un excursus nella vita americana e per capirne a fondo la forma mentis, da un narratore super partes...va bene, adesso smetto!