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Michael Zadoorian

Beautiful Music

Michael Zadoorian


Marcos Y Marcos

di Eliana Barlocco
Ammesso che mai si emerga da quel periodo della vita di ogni essere umano chiamato adolescenza, mi chiedo se qualcuno mai ne sia uscito senza vistose ammaccature. Nell’età adulta, poi, osserviamo con aria di chi la sa lunga la crescita dei ragazzi che ci circondano non ricordandoci, spesso, che anche noi eravamo proprio così. Insignificanti, insicuri, balbettanti, in adorazione di coloro che già ci sembravano avviati sulla strada del successo, brufolosi, in eterna lotta contro il potere adulto e tanto altro ancora. Però proprio quelli sono gli anni della formazione, delle sperimentazioni, dell’entusiasmo alle stelle, insomma sani anni dedicati alla pura scemenza. Nel libro in questione, Beautiful Music di Michael Zadoorian, il protagonista è proprio un adolescente.

Danny però è un ragazzino particolarmente sfortunato. Oltre a vivere la sua lotta quotidiana per raggiungere la vita adulta, si trova a confrontarsi con una situazione familiare disastrosa diventando improvvisamente “l’adulto” di casa. La crescita di Danny è scandita dalle sue scoperte musicali, e proprio la musica lo indirizza sulla via della maturità. Sta succedendo, lo sento...sento che la musica mi sta cambiando, anche se non so esattamente come...Mi sembra che la musica mi indichi la strada, confidandomi i suoi segreti. Gli ascolti musicali di cui sono infarcite le pagine del romanzo rappresentano proprio un crescendo che accompagna la maturità fisica, intellettuale di Danny. Il primo approccio è guidato dal mentore adulto (in questo caso il padre) che, a sua volta appassionato, incanala il figlio verso il mondo musicale basato esclusivamente sui proprio gusti; la seconda fase si apre nel momento in cui Danny esce dal guscio paterno. L’ascolto del rock gli rivela un mondo e, sullo sfondo di una Detroit segnata dallo scontro razziale, comincia la sua esplorazione. Questa ricerca sonora, a livello antropologico, lo avvia a compiere il salto verso l’età adulta, incoronandolo tale nella cerimonia collettiva del concerto dal vivo. Come nei riti d’iniziazione vi è una separazione, un’iniziazione e infine un ritorno. Una sorta di cammino circolare che lo riporta al punto di partenza conscio delle proprie capacità e con strumenti adatti per affrontare il futuro.

La musica è la mia lingua, la colonna sonora che squilla nella mia testa...E tutto quello che mi dico per sopportare una giornata di spintoni, prese per il culo, insulti. E la mia coperta di Linus...E il mio Babbo Natale, la mia fatina dei denti, il mio coniglietto di Pasqua. Con la differenza che la musica esiste davvero.  Con il rock si possono sovrastare i rumori assordanti della vita e quel senso di smarrimento che il fruscio del piatto lascia alla fine di un disco non è più sintomo di angoscia, ma consapevolezza che la Musica ci sarà sempre e continuerà, in forme e tempi diversi, a suonare.