Mauro Zambellini

Mauro Zambellini The Allman Brothers Band I Ribelli del Southern Rock


Shake Edizioni - pp 293 - 17 Euro Musica | Biografie

01/12/2021 di Marcello Matranga
Un volume tanto atteso questo sulla band che ha definito un genere musicale, quanto necessario visto la totale mancanza di una trattazione in lingua indigena. E non poteva che essere Mauro Zambellini da una parte, a dedicare tempo e sforzi per un opera simile, essendo una delle firme migliori del panorama giornalistico del nostro paese grazie a doti che gli sono riconosciute come conoscenza della materia e competenza. Dall'altra la sfida passionale e visionaria che continua ad alimentare una casa editrice come la Shake Edizioni, che prosegue nel regalarci volumi splendidi come questo, o come il recente libro dedicato a Leadbelly, del quale vi abbiamo parlato all'inizio di quest'anno.

Dopo aver dedicato un libro ad una figura che ha finito per essere marginale per riscontri, ma non certo per valore come il compianto Willy DeVille, Zambellini concentra i suoi sforzi alla intricata narrazione della vita di uno dei gruppi cardine della storia della musica, come la Allman Brothers Band. Se nel caso di DeVille si trattava di una novità assoluta per la stampa italiana non essendo mai stato scritto nulla nella nostra lingua, né tantomeno esistevano libri dedicati allo sfortunato musicista di Stanford, per la Allman Brothers Band l'unico volume tradotto era I Cavalieri di Mezzanotte, scritto da Scott Freeman e pubblicato quasi un quarto di secolo fa dalla Tarab.

Il pregio evidente è che il volume sviluppa un percorso narrativo e analitico completo, sviscerando aspetti inerenti anche la struttura musicale, invero non sempre facile da comprendere. Se l'ascolto superficiale può traghettare l'ascoltatore verso una policromia semplice, fatta di una base derivante dal Blues che si apre all'improvvisazione, in realtà il retroterra è più articolato e complesso, e bene lo spiega Zambellini, offrendo riferimenti tali e talmente documentati, che dovrebbero suscitare una bella dose di curiosità nel lettore, portandolo ad aprirsi a certe complesse strutture jazzistiche, i cui riferimenti principali sono quelle create da John Coltrane e Miles Davis, artisti che hanno avuto un ruolo fondamentale, quantomeno nella prima parte del volume che coincide con il periodo in vita di Duane Allman.

È qui che si sviluppa la parte musicalmente più interessante ed avvincente del libro, grazie alla figura di Duane che funge da vero e proprio catalizzatore attorno al quale la band forgerà un sound inconfondibile. La seconda parte assume l'aspetto di un vero e proprio tour de force, con la band impegnata a dissipare soldi, fama e soprattutto quell'aura di rispettabilità indiscussa, conquistata grazie ad una discografia parca  fino a quel momento, ma strabiliante, fatta di intuizioni geniali ed una voglia incredibile di suonare liberamente. Un de profundis figlio di situazioni personali disastrose, ma anche di un mondo che ha intrapreso strade diverse ma soverchianti. La tragica fine dei Lynyrd Skynyrd, l'avvento della breve  ed effimera stagione del Punk, e la nascente esplosione della disco music, sono fattori che contribuiscono ad affossare la band, nonostante l'illusione creata dall'uscita di un disco come Enlighted Rogues.

La band risorgerà pur senza assurgere ai livelli iniziali fino alla fine della storia, guarda caso (o no?), siglata esattamente quarantatré anni dopo la morte di Duane. Il merito, a mio avviso formidabile di Zambellini, è la sua capacità di rendere la narrazione avvincente e non mera cronaca, facendoci rivivere un tempo che appartiene certo al passato di molti di noi, riuscendo e riaccendere, allo stesso tempo, ricordi e passioni che contraddistinsero quegli anni di  grandissima musica, ma anche di grandi sogni e di un immaginario che ci permetteva di fantasticare ascoltando le note che uscivano da quei vinili. Libro che nel suo genere è irrinunciabile ed uno dei più belli di questo 2021.  Consigliatissimo!