Mauro Corona

Mauro Corona Venti racconti allegri e uno triste


Mondadori 2012 Racconti | Narrativa Italiana

11/12/2012 di Elena Bertoni
I libri di Mauro Corona,  scrittore, scultore, alpinista friulano assurto a grande notorietà, hanno sempre la capacità di trasportare il lettore in mondi antichi e magici, popolati da favole, leggende, animali, personaggi pittoreschi  e anche in questa sua ultima fatica letteraria ci prende per mano e ci accompagna nei boschi, luoghi a lui tanto cari che ci ha insegnato ad ascoltare, amare e a conoscere.

Venti racconti allegri e uno triste è, come recita il titolo, una raccolta di racconti brevi  ma molto densi di significato che sono allegri però solamente in apparenza. Le situazioni raccontate sono sì comiche ma i protagonisti sono tutti personaggi  che hanno come comune denominatore una vita dura e difficile, segnata da fallimenti, miseria e fatica e regolata dalle severe leggi della natura, e che annegano nel vino la loro disperazione.

I personaggi sono tutti di fantasia, ma sorge più che legittimo il dubbio che Corona abbia tratto ispirazione da persone realmente esistite che hanno accompagnato la sua esistenza, segnata dall’abbandono della madre e soprattutto dalla terribile tragedia del Vajont il 9 ottobre 1963 che ha lasciato una ferita mai rimarginata nel cuore dello scrittore e dei superstiti. 

Così ad esempio facciamo conoscenza con Guglielmo Canton, detto Gelmo, bracconiere ed esperto nel catturare, allevare e vendere ogni tipo di volatile, che si fa beffe dei guardiacaccia, con Olimpio Riva, detto Oli, succube di una madre dai principi di marmo, religiosissima, e quindi vittima di scherzi da parte dei suoi amici, o di Rostapita, Clausura e Santamaria, impegnati nell’uccisione del maiale ma troppo ubriachi per riuscire a farlo, Don Chino, il parroco del paese ormai vecchio e stanco che viene quasi ucciso da una forma di formaggio lanciatagli come offerta dal padrone della casa più arroccata del paese e che Don Chino non era riuscito a raggiungere per la tradizionale benedizione, e poi tanti altri, ognuno con il proprio soprannome, come si usava un tempo nei paesi, e ognuno con la propria misera ma sempre dignitosa esistenza.

L’ultimo racconto, quello veramente triste, ha per protagonisti due animali, l’asina ed il suo cucciolo che, in questa occasione e come spesso accade anche nella realtà, si dimostrano migliori di noi esseri umani.

Con questo suo ultimo lavoro Corona ci porta dunque ancora nel suo mondo antico dove sopravvivono tradizioni e mestieri ormai quasi del tutto scomparsi, come l’uccisione del maiale, le battute di caccia al gallo cedrone, le processioni e le benedizioni porta a porta del parroco e ci regala delle piccole leggende che ci  invitano a vivere con un certo ottimismo e leggerezza, trovando la capacità di sorridere anche là dove forse non ce ne sarebbe motivo.

Corona non si smentisce neanche questa volta dunque e, visto il periodo, ci offre un’ eccellente idea regalo per il prossimo Natale.


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