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Maurizio Pratelli

VINI E VINILI

Maurizio Pratelli


2014, Arcana, pp. 208, 22 euro

di Laura Bianchi
Un uomo non può essere ebbro di un romanzo o di un quadro, ma può ubriacarsi della Nona di Beethoven, della Sonata per due pianoforti e percussione di Bartók o di una canzone dei Beatles. Milan Kundera, nel suo romanzo più celebre, L’insostenibile leggerezza dell’essere, definisce perfettamente il rapporto che molti hanno con la musica, arte dionisiaca per eccellenza, capace di donare l’ estasi a chi sappia ascoltare con animo aperto.

Anche se i Beatles non sono presenti in questo Vini e vinili. 33 giri di rosso, che il giornalista comasco Maurizio Pratelli ha appena pubblicato per Arcana, (ma l’autore promette una seconda parte, dedicata ai bianchi, in cui i Fab Four troveranno lo spazio che meritano), l’abbinamento proposto non potrebbe dispiacere a Kundera: assaporare un vino prodotto con amore, cura e passione, ascoltando un disco di qualità, può rendere doppiamente ebbri, ma di un’ubriacatura che non fa male, che non fa perdere il controllo del sé più profondo, ma, anzi, che permette di mettersi in contatto con la poesia nascosta dentro ognuno di noi.

Il volume stesso suggerisce un approccio antico e insieme nuovo alla lettura: in un mondo di ebook, sfogliare la carta pregiata e ammirare la patinatura delle fotografie restituisce quella lentezza propria della ritualità, necessaria anche per assaporare un buon calice di rosso, nato da vigneti coltivati da piccoli produttori indipendenti, che Pratelli ha scovato con meticolosa pazienza, aiutato da numi tutelari, puntualmente ringraziati in coda al libro.

Ma anche il ritorno agli antichi LP, ormai ribattezzati vinili, ha un che di tangibile, materico, sensuale; la copertina di un vinile si apre come si stappa una bottiglia; l’interno si annusa come il vino in un calice; la sonorità del disco si fa profonda come le note di un bouquet. Non è però un libro per sommeliers provetti, né per esperti critici musicali; l’abbinamento di un disco con un vino, che secondo Pratelli ben si sposerebbe all’ascolto del primo, nasce dal desiderio di condividere le due passioni del giornalista con un pubblico vasto, oltre che con una cerchia ristretta di appassionati. Così, l’intenzione didascalica si esplica in esaustivi quadri informativi, sull’artista e sul vino abbinato, mentre i racconti, evocativi dell’associazione creata dall’autore, portano il lettore all’interno del suo vissuto, rivelando molto di chi scrive.

Non mancano artisti celebrati, come Dylan, Springsteen, Cohen o Joni Mitchell; eppure Pratelli riesce a ritagliare dello spazio per i propri musicisti di culto, meno conosciuti ai più, come Glen Hansard, Phil Cody o l’italiana Emma Tricca, unica eccezione in un volume dedicato ad artisti stranieri, in virtù della lingua scelta e della sua patria di adozione, l’Inghilterra.

Fra un Tenores e un Amarone, un Inferno e un Barolo, ascoltati con Nick Drake, Antony, Natalie Merchant o Tom Waits, le sensazioni decanteranno e ci terranno compagnia per molto tempo.



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