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Matteo B. Bianchi

Yoko Ono - Dichiarazioni d’amore per una donna circondata d’odio

Matteo B. Bianchi


add Editore, 2018

di Eliana Barlocco
Il mio ricordo d’ascolto di Yoko Ono è legato all’album Double Fantasy, introdotto in casa da mia sorella maggiore. All’epoca, avrò avuto undici o dodici anni, quell’ascolto mi divertiva molto. Trovavo, ovviamente, incomprensibili quei suoi vocalizzi e percepivo anche una differenza enorme di stile tra le canzoni dei due coniugi, ma non saltavo i pezzi di Yoko. Li ascoltavo e mi ritrovavo anche a cantarli storpiandone il testo. Anche io, come Matteo Bianchi, non ho mai odiato Yoko.

Casualmente qualche mese fa mi sono imbattuta in una recensione della versione Ono di Imagine. Già dal titolo non prometteva buone parole per la vedova Lennon e la lettura non ha fatto che confermare le premesse. Stroncatura a pieni voti. Eppure a me non è parsa così dissacrante. E’ indubbiamente diversa, e da parte mia vi trovo anche punte di lirismo. Mi sono domandata, ma perché tutto questo astio nei confronti della “povera” Yoko? E poi, quando si dice il caso, mi è capitato tra le mani questo libro: Yoko Ono - Dichiarazioni damore per una donna circondata dodio. Non ho potuto esimermi dal leggerlo. Troppe casualità mi portavano alla ri-scoperta del fenomeno Yoko.

Il libro ricostruisce la vita artistica e personale di Yoko, il rapporto con Lennon e la loro unione creativa , i contrasti con la stampa, i rapporti con figli, la tragedia della perdita, la reazione, la rinascita. Il tutto raccontato attraverso gli occhi dell’autore che prima di tutto è grande appassionato della persona Yoko (e il sottotitolo in fondo già ce lo evidenzia); ma che non cade nell’errore di riempire talmente le pagine di zucchero da renderle troppo dolci al palato del lettore. Un intreccio, quello che l’autore crea fra il racconto della propria crescita all’ombra di Ono e la storia artistica della protagonista, che sfocia in una lettura agevole lanciando spunti di riflessione e possibilità di approfondimenti futuri.

Alla fine della lettura ci si chiede come questa donna sia riuscita a scatenare un tale odio. L’incomprensione dell’arte nasce forse dalla chiusura verso una particolare o differente declinazione di quella stessa arte di cui siamo soliti fruire e a noi più familiare. La rottura crea una disfunzione, mentre l’abitudine porta all’assuefazione. Il modo di Yoko di affrontare l’arte corre su un binario parallelo a quello classico, e incrociare la nostra direttrice alla sua non è sempre facile. La sua caparbietà, nel mantenere le sue posizioni incurante di tutto e di tutti, sottolinea la sua reverenza nei confronti dell’Arte stessa. Il percorso per raggiungerla parte dalla constatazione più semplice che si possa fare: Quello che mi ha motivata è stato ascoltare me stesso. E tutto quello che possiamo fare, in fondo. Dovreste farlo anche voi, Yoko Ono docet....