Massimo Fini

Massimo Fini Il vizio oscuro dell’occidente


Marsiglio, 2002, € 6,00

di Andrea Balestri
“Il Vizio oscuro dell’occidente” è il diffuso stato di infelicità che la società occidentale moderna alimenta con la ricerca stessa della felicità, pur consapevole che questa condizione è irraggiungibile. Proprio in questa impossibilità si cela il peccato originale, ma la consapevolezza di ciò non porta il sistema a cercare correttivi, anzi è proprio il sistema (una sorta di stato unico mondiale) che attua un opera di plagio grazie alla quale la linfa che lo alimenta si riproduce all’infinito ed in maniera irreversibile.
Distrattamente quest’opera si può confondere con quella serie interminabile di scritti sulla tragedia consumatasi negli Usa l’11 settembre, data ormai tristemente arcinota e troppo spesso abusata. Anche Massimo Fini non si esime dall’analizzare la strage delle torri gemelle, ma in questo caso l’episodio in parola diventa quasi un pretesto per una disamina di più ampio respiro che in poche pagine riesce a dare una spiegazione socio-politica convincente e controcorrente degli equilibri mondiali allo stato attuale.
Vengono analizzati i processi che hanno condotto l’uomo a trasformarsi da “essere umano” a “essere consumatore”, si propongono tesi sull’opera di mondialismo e globalizzazione che stiamo subendo, sulla creazione massmediatica dei concetti di “Buono” e “Cattivo”. Si investigano inoltre numerosi episodi bellicosi della storia recente da punti di vista che sono spesso lontani dalle fonti di comunicazione ufficiale.
Non sempre si trova una risposta agli interrogativi che nascono, spesso sono le domande che rimangono dopo la lettura, e di per se questo è gia un modo di arrivare alla comprensione della realtà, o quantomeno di avvicinarsi ad essa.
La tesi di Fini, che conduce a dichiarare “Antimodernità” il periodo storico che stiamo attraversando, è supportata, oltre che da interessanti riflessioni, da numeri e dati che vengono snocciolati a più riprese nelle pagine del saggio. A questo punto qualcuno potrebbe obiettare con l’autore accusandolo di cadere vittima dello sporco gioco che egli stesso indirettamente aborra, cioè usare opportunisticamente le notizie attraverso scelte mirate e convenienti censure. Ma così si rischia di perdere di vista il confine fra reale e finzione, fra verità e menzogna. Deve essere il lettore stesso a svolgere il ruolo di giudice e in questa funzione sicuramente giungerà a sentenziare che quest’opera è quantomeno interessante per le doti controinformative impresse nel suo DNA, controinformazione che qui acquista l’accezione più positiva del caso.
Fini in definitiva è quel genere di saggista dalle cui pagine traspirano gli odori di una specie di onestà ormai in via di estinzione, e nonostante i contenuti di questo scritto siano inevitabilmente intrisi di erudizione, i ragionamenti che ne scaturiscono sono facilmente afferrabili.