Massimo Cotto

Massimo Cotto Le lacrime di bob marley


2004, ELLEU MULTIMEDIA

di Christian Verzeletti
Quando si parla di Bob Marley, il rischio è di cadere nella retorica o in luoghi comuni, tanto è già stato detto e scritto, sul personaggio, sulla sua storia e sulla sua musica. Ma forse, proprio per questo, c’è bisogno di tornare sull’argomento: per fare chiarezza e rimettere ordine su un uomo che, suo malgrado, è diventato icona per le masse, immagine da t-shirt, sticker da auto, bandiera da stadio, marchio per consumatori di cannabis.
Massimo Cotto lo fa in modo sintetico, preciso, da appassionato e informato di una materia, quella del reggae, che si regge tutta su una cultura orale, sfociata nella musica. Bob Marley è stato l’estuario di questa corrente, un delta in cui fin da bambino confluivano energia e poesia, fede e ribellione, reggae e rock, Africa e America.
Nel libretto storia e leggenda, aneddoti e interpretazioni scorrono con più limpidezza di quanto sia successo nella vita del protagonista: molti i dati non ancora certi, come la data di nascita e le ragioni di un attentato, oppure controversi, come la firma di molte sue canzoni, attribuite ad altri.
La fonte da cui le parole sgorgano è “No woman no cry”, canzone simbolo di Bob Marley, diventata un inno ad uso e consumo anche pubblicitario: Cotto, che non è nuovo a scrivere di Marley (ha già curato un volume di testi e traduzioni edito dall’Arcana), prende il pezzo come punto di partenza e d’arrivo della storia, proprio perché è uno dei brani non solo più famosi, ma più personali del suo autore. La vita nelle baracche di Trenchtown, la storia e le condizioni di vita da sfruttati del suo popolo, l’amore e l’amicizia, la fede e la speranza incrollabile, ferma: tutto è contenuto in quello che ancor oggi è il testamento di un musicista, per molti un profeta.
“Le lacrime di Bob Marley” è utile per apprezzare la profonda spiritualità di Marley, insita in ognuna delle sue canzoni, troppo spesso offuscata dalla fama raggiunta dalle stesse. Il testo va oltre il successo della star e mette in risalto lo sguardo visionario dell’uomo, dell’artista: leggere questa ottantina di pagine è come soffermarsi davanti ad una fotografia di Bob Marley, magari in copertina ad uno dei suoi dischi, e trovarsi attratti da quegli occhi fini, al punto da entrarvi con minuziosa e rispettosa attenzione. È con questo sguardo che Cotto scrive, offrendo di riflesso un’immagine credibile, in cui trova spazio anche il ricordo del concerto vissuto a San Siro nel 1980.
“Le lacrime di Bob Marley” è edito dalla Elleu, lo potete richiedere anche in edicola e fa parte di una raccolta intitolata “Racconti di canzoni”, utile a ridare il giusto peso specifico a canzoni entrate nella storia e troppo spesso sfruttate.

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