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Markijan Kamyš

Una Passeggiata Nella Zøna

Markijan Kamyš


Keller Editore

di Eliana Barlocco
Camminare furtivamente in una zona proibita. Indossare la vita che repentinamente altri hanno abbandonato. Osservare dai tetti e dalle torri la natura che riprende il sopravvento e che si impadronisce, giorno dopo giorno, di tutti gli oggetti e degli edifici che gli uomini si sono lasciati dietro. Di questo si narra nel libro Una Passeggiata Nella Zona del giovane scrittore ucraino Markijan Kamyš. Classe 1988, figlio dell’Incidente (intendendo con tale termine il disastro di Černobyl), il padre era un “liquidatore”, uno di quelli che contribuirono a costruire il sarcofago della centrale. Per Markijan la zona è parte della sua esistenza: “Fu lì che vennero su i coetanei dell’Incidente, un’intera generazione. Per loro la Zona era il regno della tranquillità, dove il tempo si era fermato. Io sono uno di loro.”

 Si potrebbe riassumere la storia del libro in una frase: narra di uno che illegalmente perde tempo a scorrazzare in una zona altamente inquinata e divenuta illegale. Detta così suona anche piuttosto banale, ma in realtà quella semplice frase nasconde una infinita gamma di emozioni.

La solitudine, annusata dal protagonista mentre passeggia in città disabitate, viene palpata e toccata con mano durante l’esplorazione di edifici, definitivamente abbandonati, che veleggiano verso il loro naturale declino. Lo sfidare la legge diviene una droga. Spingersi sempre oltre è insito nella nostra indole, atteggiamento spesso incomprensibile, ma forse per sua stessa natura inspiegabile e pertanto affascinante. Essere soli amplifica il sentire. Diventa palese - per alcuni - di fronte a ciò tentare di catturare l’attimo: “Ma tanto è inutile, cento milioni di impressioni non le infili in due milioni di pixel”.

 In questo continuo andirivieni tra il mondo isolato e quello abitato, Markijan cerca semplicemente un modo per ritrovare se stesso. Nel vortice della vita, la Zona che è obbligatoriamente ferma, gli permette di focalizzarsi sulla propria esistenza: “....mi chiederanno “Tu vieni spesso qui. Non hai paura delle radiazioni?” E io risponderò: ”No. Soltanto che qui la vita non mi sfugge. E me la vivo nel posto più esotico del mondo.”” E forse è proprio questo il punto di forza dello scritto, la ricerca della verità. Il viaggio verso ciò che merita di essere compreso fino in fondo. A volte tale cammino conduce a luoghi lontani, a volte basta girare l’angolo, talvolta serve solo trovare il coraggio di oltrepassare uno steccato.