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Mario Benedetti

Impalcature

Mario Benedetti


Nottetempo, 2019

di Corrado Ori Tanzi
L’esule torna, ma il ritorno sa tanto di arrivo in un paese straniero. C’è la fatica del riconoscimento del luogo e di chi è rimasto, ma c’è soprattutto la fatica di farsi riconoscere. Mario Benedetti la condizione di esule la conobbe come persona ancor prima che come scrittore. Dieci lunghissimi anni dopo il golpe militare in Uruguay che lo costrinse a riparare a Buenos Aires per aver appoggiato i movimenti marxisti e lasciare la cattedra universitaria e, soprattutto la consorte, rimasta a casa per accudire la madre e la suocera.

Impalcature, l’ultimo romanzo dell’autore di Paso de los Toros scomparso nel 2009, è il puzzle narrativo che, intrecciando realtà e finzione, accende la luce sul ritorno a casa.

A tornare è Javier, dopo dodici anni di assenza dall’Uruguay militarizzato passati con la moglie Raquel e la figlia Camila in Spagna. Molti suoi amici hanno vissuto la stessa parabola, altri sono stati inghiottiti dall’atroce macchina della dittatura. La moglie il cordone ombelicale lo recise in un batter d’occhio, visto che la sua scelta venne dettata esclusivamente dall’amore che portava per il marito, per lui la situazione fu ben più drammatica ed è per questo che compie da solo il viaggio di ritorno. Il passato purtroppo nel frattempo ha fatto tabula rasa del legame che per tutti quegli anni ha tenuto in piedi il protagonista.

A Montevideo, da anacoreta (o “anarcoreta” come lo appella il suo amico Fermín), inizia l’operazione di ricucitura con i compagni di un tempo, con la madre e l’intera, e ancora in parte non detta, storia dell’intera famiglia. Giorno dopo giorno si sgretola il suo mondo intimo e quello politico non sembra avere mattoni di gran foggia. Resta in piedi l’impalcatura della fatica protratta da Javier, lo sforzo titanico teso a uncinare un brandello di presente che in qualche modo abbia il Dna di un passato emotivamente e idealmente comune.

La lettura di Impalcature è uno schiaffo di scetticismo che ci sposta con violenza lo sguardo verso un unico cammino e cioè la perdita di ogni profumo dell’utopia. È il tempo dell’ammissione che il trauma della lontananza impone un unico quadro: il cambiamento radicale non è più possibile. Chi non ha più il supporto di un’ideologia vaga ramingo con un carico di sofferenza che rallenta (se va bene) ogni azione. In più cammina con un’ombra che fa compagnia fedele. È la paura che mina ogni equilibrio faticosamente trovato. Servono un carico da novanta di sentimenti e amore per ammettere di avere comunque un futuro.

Scritto nel suo abituale modo caldo e seducente (La tregua, Il fondo di caffè), Impalcature ha uno spazio centrale nella libreria di questo gigante della letteratura sudamericana. Ritornare ogni tanto a Benedetti è volersi tanto tanto bene.

 

Mario Benedetti, Impalcature, Nottetempo, 16 euro, 270 pagg.

 

Corrado Ori Tanzi

https://8thofmay.wordpress.com